L’Europa prega per la pace

Dopo l'invasione dell'Ucraina da parte delle forze russe, gli appelli per il cessate il fuoco sono diversi e provengono da più parti. Il 14 settembre, giorno in cui ricorre la festa dell’Esaltazione della Croce, il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) ha indetto una giornata di preghiera davanti all’Eucaristia per impetrare questo dono.
(AP Photo/Andrew Medichini)

Sono trascorsi più di 6 mesi dall’inizio dell’attacco della Russia all’Ucraina e, mentre ancora si susseguono comunicati, video e notizie dal fronte, l’Europa continua a pregare incessantemente per la pace. Il 14 settembre, giorno in cui ricorre la festa dell’Esaltazione della Croce, il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) indice una giornata di preghiera davanti all’Eucaristia per impetrare questo dono.

Fin dall’inizio del conflitto i vescovi europei hanno invocato la pace per l’Ucraina, facendo un appello all’Europa «affinché la crisi venga superata, esclusivamente, attraverso il dialogo» e nel mese di agosto Mons. Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del CCEE, è stato in Ucraina, per portare la solidarietà dei vescovi europei.

Inoltre, la Conferenza episcopale dell’Ucraina romano-cattolica ha dichiarato il 2022 Anno della Santa Croce. «A partire dal 24 febbraio, da quando la Russia ha attaccato l’Ucraina, stiamo percorrendo una dolorosa via crucis – si legge nella lettera pubblicata in apertura dell’Anno dai vescovi ucraini -, sulla quale soffrono persone innocenti, ferite e uccise, c’è molto male, molta sofferenza! In questo momento sentiamo più forte che mai cosa sia la violenza contro gli innocenti, cosa sia la crocifissione degli innocenti. Ora più che mai comprendiamo Gesù Cristo nella sua Via Crucis, comprendiamo la sua sofferenza e morte come Agnello innocente che è stato crocifisso da persone che si sono messe al servizio del male». L’Anno della Santa Croce si conclude con una solenne liturgia e con una Via Crucis con la partecipazione di tutti i vescovi romano-cattolici dell’Ucraina proprio il 14 settembre 2022, nel santuario della Passione del Signore a Sharhorod, nella Giornata europea di preghiera per l’Ucraina.

La preghiera è il primo atto di pace, di amore, di perdono. Le Conferenze episcopali hanno preparato sussidi liturgici e schemi di preghiera per questo appuntamento. Il sussidio della Conferenza Episcopale Italiana contiene la preghiera per «implorare da Dio il dono di una pace duratura nel nostro continente. In modo particolare – si legge -, vogliamo pregare per il popolo ucraino perché sia liberato dal flagello della guerra e dell’odio».

In numerose occasioni papa Francesco ha fatto appelli ai capi delle nazioni e alla comunità internazionale. «A tutti chiedo di accrescere la preghiera per la pace e di avere il coraggio di dire, di manifestare che la pace è possibile. I leader politici, per favore, ascoltino la voce della gente, che vuole la pace, non una escalation del conflitto», aveva detto il 25 aprile 2022 dopo la preghiera del Regina Coeli.

Il 14 settembre «pastori e fedeli – dice la nota della Ccee -, si ritroveranno in ginocchio davanti al Santissimo Sacramento per invocare dal Signore la pace per l’Ucraina facendo proprio l’appello di Papa Francesco che chiede “a ciascuno di essere costruttore di pace e di pregare perché nel mondo si diffondano pensieri e progetti di concordia e di riconciliazione”». La pace va impetrata, desiderata, ma soprattutto costruita insieme con gesti concreti e con progetti mirati a tutelare la dignità di ogni persona.

In Italia, alla soglia delle nuove elezioni, è stata diffusa proprio in questi giorni una lettera-appello firmata, tra gli altri, dalla Comunità Papa Giovanni XIII, Azione cattolica italiana, Focsiv, Movimento dei Focolari, Pax Christi e Sermig per chiedere ai rappresentanti dei partiti una «nuova architettura di pace»: «Alla vigilia di un nuovo possibile conflitto mondiale e nel perdurare di una nuova ulteriore guerra che insanguina il continente europeo, risuona oggi con ancor maggior forza la proclamazione contenuta nella Carta delle nazioni Unite del ’45 per salvare le generazioni future dal flagello della guerra. In tempi contemporanei paradossalmente le infrastrutture per la pace sono diventate ancora più imperative; è necessario un approccio strutturale nazionale di larga scala per il mantenimento e la promozione della pace, con un’architettura sostenibile e un nuovo assetto anche dell’organizzazione ministeriale».

La pace è un dono e una conquista quotidiana, nutrita dalla preghiera e dall’impegno personale e comunitario. Da pochi giorni la chiesa ha celebrato la memoria liturgica di Madre Teresa di Calcutta, che nel 1979 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Nel discorso pronunciato in quella occasione aveva dichiarato: “Penso che noi nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e armi, di distruggere per portare pace. Semplicemente stiamo insieme, amiamoci reciprocamente, portiamo quella pace, quella gioia, quella forza della presenza di ciascuno in casa. E potremo superare tutto il mare che c’è nel mondo. C’è tanta sofferenza, tanto odio, tanta miseria e noi con la nostra preghiera, con il nostro sacrificio, iniziamo da casa. L’amore comincia a casa, e non è quanto facciamo, ma quanto amore mettiamo in quello che facciamo”. È un impegno per tutti!

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