Leadership e partecipazione

Le vicende di questi ultimi tempi che hanno investito la società italiana in campo politico, economico, finanziario, sportivo suscitano alcune riflessioni. Nel mondo globalizzato, uno dei tanti nodi da sciogliere è il rapporto fra il sistema e l’attore sociale. Se è un fatto che siamo tutti sempre di più immersi in reti di gruppi, organizzazioni, comunità, diventa comunque arduo capire il ruolo che ciascuno ha come attore, in quanto soggetto libero e responsabile. Detto in altro modo, se siamo consapevoli che non esiste una vita sociale senza sistemi di regole che limitano la nostra libertà, dobbiamo altresì comprendere in che modo tutto ciò debba concorrere alla nostra crescita umana, alla nostra felicità. Il che significa porsi davanti al sempre presente dilemma sociologico del rapporto tra leadership e partecipazione. Ed è qui che si fa prepotente il ritorno dell’attore sociale come protagonista della vita sociale, come soggetto creativo cioè di quei valori che, diventando regole del buon vivere, possono impedire che il sistema si deteriori soffocando le persone o deviandole con il miraggio del potere e del denaro. Sono cose che succedono tutti i giorni: il sistema deviato, corrotto, è in grado di deviare e di corrompere a sua volta i singoli e i gruppi, innescando un circuito vizioso (vedi quanto sta succedendo nel mondo del calcio). La presa di coscienza, la consapevolezza di una situazione tanto delicata quanto pericolosa è un primo passo che richiede un sussulto di risveglio, quasi una rinascita per stimolare progettualità e azioni concrete cariche di una mentalità rinnovata nella fatica della ricerca culturale e spirituale. Si rende necessaria una rivisitazione e la creazione di paradigmi di valori che ci aiutino non solo a capire, ma anche ad orientarci in un mondo tanto complesso. Ci vuole il concorso di tutti: intellettuali, politici, classe imprenditoriale, organizzazioni internazionali, lavoratori, ma soprattutto della gente comune, di noi tutti cittadini che dobbiamo riprenderci in mano la nostra vita e credere che insieme, uniti, nulla è impossibile. Chiudendo il suo bel saggio Amore liquido, il noto sociologo polacco Zigmunt Bauman scrive: Nell’era della globalizzazione, la politica dell’umanità che ci accomuna affronta i passi più decisivi che abbia mai dovuto compiere nel corso della sua lunga storia. Non sono parole grondanti pessimismo. È un avvertimento, anzi un monito che non si può lasciare cadere perché troppo occupati nei nostri piccoli affari di ogni giorno,mentre il rischio incombe.

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