Le sorelle boreali

Ecco com’è Sgorlon, la decina di ore che impieghi a leggere con calma Le sorelle boreali (Mondadori) te la ripaga con una tranquilla pienezza, che passa attraverso le cose raccontate (e qui si tratta di mirabolanti avventure intrecciate con pesanti squallide atrocità, usura, droga, prostituzione, terrorismo) sollevandole da terra, anzi dal fango, come fa il vento d’autunno animando l’immobilità e mulinando le foglie e avvivando i colori spenti. Un’ebbrezza leggera come di un buon vinello bevuto a stomaco ruoto anima e fa danzare anche gli stracci più maleodoranti, le scorie più inerti, ti mette in comunicazione dinamica con il mobile mistero del i mondo, sempre inconcluso e inesaurito ma perciò sempre in atto. Le cinque sorelle boreali della Carelia sono figlie di un pope incompleto perché né le autorità civili né quelle religiose hanno permesso di ordinarlo; ma lui, pur tra atroci rimorsi, ha fatto il sacerdote di desiderio (come c’è il battesimo di desiderio) perché la gente ne aveva bisogno. A questa bellissima figura collocata all’inizio del racconto fa pendant, alla fine, quella del pittore anarco-religioso Lorenzo, che mentre cerca una cognata (una delle sorelle che, costretta a prostituirsi, ha quasi perso memoria e coscienza e giace in una clinica), predica dai pulpiti ciò che tanti preti, che non hanno più coraggio di salirvi, non hanno più coraggio di dire. Tra i due estremi narrativi si dipanano, nel fango ma non mescolate ad esso, le avventure delle sorelle venute in Italia, in Veneto, per ereditare da una bisnonna un’antica villa, che ovviamente i boss dell’usura-droga eccetera tentano di accaparrarsi con i peggiori mezzi. Quella di Olga e delle sue sorelle era una grazia particolare, un tratto gentile e aperto, sorridente, che aumentava l’attrazione ed era connessa, si sarebbe detto, con l’enigma medesimo dell’universo, che comincia con le nebulose e culmina con la bellezza.(…) Tutte le sorelle erano piuttosto lontane dal possedere la religiosità mistica e intransigente dei genitori, ma in tutte agiva qualcosa che si sarebbe potuto definire una mentalità sacrale.(…) Sapevano che tutto l’universo non era se non un’infinita catena di misteri, che tutti gli uomini, compresi gli scienziati, non facevano che spiegare le cose con ipotesi che parevano miti e leggende. Esse stesse avevano qualcosa di mitico. I loro capelli biondi erano come alghe marine, carezzevoli e fini, ed emanavano un richiamo di sirene, sembravano esseri che incarnavano in qualche modo l’enigma del mondo. Alle sorelle capita di tutto: la tratta delle bianche dell’Est in cui cadono ignare, la fuga, il reperimento improbabile del notaio, l’eredità, il pagamento della successione che diventa affare criminale degli strozzini-sfruttatori eccetera, per cui alcune di loro non evitano la trappola e però si sporcano senza sporcarsi, pure e non arrese vittime, salvate dall’antica educazione portatrice di un ordine e una struttura mentali che il tempo e le circostanze non avrebbero mai intaccato; e portatrici a loro volta della loro inesauribile grazia particolare. Intorno ad esse – Sgorlon lo sa per osservazione e studio attentissimi i sensibili fino agli ultimi sviluppi della violenza e del terrore, che rendono questo libro straordinariamente attuale – fa chiasso il morto ideologizzare degli intellettuali nostalgici e il cieco impeto di assassini religiosi, perché gli uni e gli altri non accettavano la storia ma la rifacevano nella propria mente. In questo mondo pieno di squilibrati e di malfattori, che sovvertivano le regole naturali per introdurre nella vita quotidiana il furto, la menzogna, la truffa, il rapimento, l’attentato e la follia, esse sanno reagire, infliggere un colpo durissimo ai peggiori, persino accrescere il patrimonio prezioso ma offeso della debolezza del mondo. A quel punto di rinnovato, incantato equilibrio, ti conduce e ti lascia lo sguardo affabulante, liberamente cristiano di Sgorlon.

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