Le ore messe in banca

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Scusi, quante ore vuole depositare in banca?. Venti, grazie. Avete capito bene, si parla di ore, non di euro e non è un errore. La banca a cui ci stiamo riferendo ha una sigla che assomiglia a certi buoni ordinari del tesoro o bot che dir si voglia, ma il suo acronimo è bdt, ossia banca del tempo. Ha filiali in tutta Italia ed anche all’estero e ne sono clienti-soci persone di tutti i ceti e di varie età. Requisiti richiesti: qualche ora di tempo a disposizione e qualsiasi tipo di capacità o conoscenza da mettere in circolo. Nel nostro paese le prime banche del tempo si sono sviluppate a partire dagli anni Novanta e se ne contano adesso alcune centinaia. Hanno origini, statuti, forme diverse ma sicuramente un’ispirazione comune, quella di creare una rete sociale dove la merce di scambio è costituita da prestazioni paritarie decise dai soci stessi di ciascuna banca. Una bdt può essere promossa da un ente pubblico o da un’associazione o da singoli cittadini e coinvolgere il municipio di una città, un condominio, un ufficio, una scuola… Alcune esperienze hanno anche una certa originalità. Ad esempio a Rimini, l’assessorato alle pari opportunità in collaborazione con l’assessorato alle risorse umane ha avviato un progetto inteso a conciliare flessibilità, esigenze dei lavoratori, bisogni dei cittadini ed organizzazione dell’ente. In questa, che è chiamata banca delle ore, si possono infatti accantonare su un conto individuale, delle ore prestate oltre l’orario normale, la cui entità è definita dalla contrattazione. Quando insorge una necessità, ogni dipendente che abbia bisogno di ore per cure e assistenza familiare o aggiornamento professionale vi può ricorrere. Così anche il datore di lavoro può ottimizzare l’erogazione dei vari servizi… insomma si possono meglio armonizzare le varie esigenze e garantire una pubblica amministrazione efficiente e moderna. A Genova, invece è attiva Giratempo, un’associazione senza scopo di lucro, nata nel 1996, appositamente per progettare sportelli di bdt, per collaborare alla loro fondazione, fare ricerca, informazione, formazione e gestire anche progetti in proprio. Come ci dice Maria Teresa Vacatello che ne è la presidente, si distingue dalla maggior parte delle banche del tempo che sono nate in associazioni già preesistenti aventi altri scopi poiché costituisce una offerta in più. Dal 1996 ad oggi Giratempo ha gestito a Genova due progetti: la banca del tempo Giratempo Giovani presso il liceo scientifico convitto Colombo e lo sportello denominato Giratempo. La prima è nata su un pro- getto di scambio tra generazioni (giovani/anziani) con il contributo della Provincia di Genova e ha concluso la sua esperienza nel 2003 (ciclo comunque lungo per una esperienza scolastica). È stato il primo sportello fondato in una scuola cui hanno fatto seguito altri a Imperia, Valenza, Cascina, Bolzano ecc… Il progetto di sportello Giratempo ha funzionato dal 1996 al 2004. Gli scambi prevalenti sono stati di saperi, cioè di conoscenze, anche perché è stata stretta e continuativa la relazione con la banca dei giovani che li richiedevano e che li offrivano. I soci, una trentina, si scambiano prestazioni contattandosi direttamente. Abbiamo poi presentato un progetto per La banca del tempo nella IX Circoscrizione oltre a fornire molte collaborazioni ad enti locali e ad altre banche del tempo. Progetti documentati nel libro La banca del tempo nella scuola (autori Marta Russo, Maria Teresa Vacatello, Franco Angeli, Milano 2002), che riporta l’esperienza fatta e costituisce una guida. Così come il libretto L’uovo di Colombo, reperibile presso Tempomat, dove si trovano le testimonianze dei soci giovani e adulti, e alcune foto. A Roma sono numerose le bdt e contano oltre 5 mila correntisti. Maria Luisa Petrucci, presidente della bdt cittadina, ci racconta che nella capitale i protagonisti sono stati i cittadini e le associazioni di volontariato che gestiscono attualmente gli sportelli. Qui gli scambi sono a tutto campo: al primo posto lo scambio delle conoscenze che in effetti dicono un bisogno di relazionarsi agli altri, di conoscersi e comunicare. Ma poi anche la soluzione di piccoli problemi quotidiani (un rubinetto che perde ad esempio), la richiesta di lavori di sartoria o la necessità di un elettricista. Lo scambio avviene tra persone singole come anche fra gruppi di persone. Ad esempio si va a vedere insieme una mostra. Oppure c’è chi fa lezioni di vela prima teoriche e in estate pratiche? Si forma il gruppo attorno a questa competenza. All’inizio pensavamo che in una grande metropoli come Roma – dice la Petrucci – la difficoltà di coinvolgimento fosse grande anche perché c’è sempre la paura dell’altro, non ci si conosce, non ci si incontra, quindi invitarlo a casa propria non è spontaneo. Invece abbiamo costatato che c’è una grande disponibilità delle persone a istaurare delle relazioni d’amicizia, dei rapporti sinceri. Sicuramente un punto di forza delle bdt romane è costituito dal fatto che la gestione dello sportello è stata affidata a delle associazioni di volontariato che operando nel territorio già lo conoscono e l’altro motivo di sicurezza è che il progetto nasce all’interno del comune, quasi come un servizio reso dall’amministrazione e quindi le persone si fidano della serietà del marchio. Il principio di base è quello di ritrovarsi per creare delle relazioni all’interno del territorio, di superare la tendenza a rinchiudersi sempre più dentro la propria casa. L’obiettivo finale è anche quello di sollecitare i cittadini alla cittadinanza attiva, a farsi protagonisti di una società diversa. La bdt mette in moto la reciprocità perché ogni persona può dare e ricevere qualcosa. E col tempo come la mettiamo? Quando qualcuno stimolato dalla curiosità dell’iniziativa decide di iscriversi, il suo timore principale è appunto la mancanza di tempo. Parlandone insieme, però, si chiariscono i termini di questa collaborazione. Diversamente da come può avvenire all’interno di un’associazione dove occorre naturalmente una regolarità dell’impegno, presso la bdt il tempo viene offerto con molta elasticità in modo da dare l’opportunità a tutti di partecipare in maniera piacevole senza sentire il dovere di restituire come una costrizione (anche se diciamo che entro l’anno il conto deve pareggiare). È un’esperienza che si va espandendo e mentre prima i correntisti erano per l’85 per cento donne, adesso questa percentuale è scesa a 65 per cento con un 35 per cento di uomini che si sono iscritti. E intanto le bdt d’Italia stanno costituendo una rete nazionale. Chi ha tempo, non aspetti tempo , come dice il proverbio. Aurora Nicosia

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