Le novità dell’Azione Cattolica

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Se c’era bisogno di una risposta convincente da dare a sé stessa, l’assemblea nazionale dell’Azione Cattolica l’ha fornita subito, ad apertura dei lavori, svoltisi a Roma dal 25 al 28 aprile. Il tema del rinnovamento e del rilancio ha trovato la sua migliore trattazione nella presenza attiva e vivace di un consistente numero di giovani e ragazze tra gli oltre settecento delegati venuti da tutta Italia. Che questa assise – l’undicesima, dopo lo statuto del 1969 – della più antica aggregazione di fedeli laici (risale al 1867) costituisse uno snodo cruciale nel cammino di Ac, lo sidesumeva anche da alcuni passaggi del documento su cui ha riflettuto l’assemblea. Con la consueta chiarezza e senza tacere nulla, viene fatto presente che la scelta di rinnovarsi “trae origine dalla consapevolezza dei limiti dell’attuale esperienza associativa, dall’esigenza di dare ad essa nuova freschezza e nuovo slancio, superando il peso dell’abitudine e l’irrigidimento delle forme organizzative”. Traspare, insomma, la voglia di far rivivere quella vitalità e quelle idealità che l’Ac ha conosciuto. Segnali di ottimismo erano arrivati al congresso pure dal fronte delle iscrizioni. Dopo anni di flessione, an- che pronunciata, nel 2002 si sta assistendo ad un aumento (seppure limitato, per il momento, all’1,2 per cento) dei tesserati. Un’inversione di tendenza incoraggiante, con una valenza non poco significativa data dal fatto che tra i 400 mila iscritti acrescere sono stati i numeri delle nuove generazioni, arrivati quasi a quota centomila. Come dire il futuro. “Molti tra i giovani che coinvolgiamo nelle nostre iniziative – spiega Ernesto Diaco, 32 anni, responsabile del settore giovani nell’ultimo triennio – hanno capito l’importanza di un’adesione anche formale alla nostra proposta”. Il rinnovamento non passa solo attraverso il dato anagrafico. Al centro del cammino dei prossimi tre anni è stato posto l’impegno a rinnovare la formazione e il modo di essere missionari. Imprescindibile, al riguardo, l’apporto della dimensione culturale. Ma non basta. Chiarisce mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Anagni e assistente generale dell’Ac: “Serve una santità per la missione. Il senso della presenza dei cristiani nel mondo è l’evangelizzazione, ma oggi deve basarsi su una santità di popolo”. Orizzonti più ampi per la nuova Azione Cattolica. Così attenzione più marcata alla famiglia, agli ambiti professionali, all’impegno civile. Stima e sostegno all’associazione sono stati espressi dal consiglio permanente dei vescovi italiani, con una lettera ricca di indicazioni, e dal papa in un’udienza particolare: “La chiesa non può fare a meno dell’Azione Cattolica”, ha affermato. Non è poco! Nei due messaggi è posto in evidenza anche il rapporto – che a noi piace sottolineare – dell’Ac con lealtre realtà ecclesiali. Il papa invita a continuare a “costruire all’interno del popolo di Dio legami di comunione e di dialogo con gli altri gruppi e movimenti”. I vescovi rimarcano che “l’Azione Cattolica non è un’aggregazione ecclesiale tra le altre” e che “va affrontato il nodo del rapporto tra le associazioni e i movimenti, che deve trarre ispirazione e modello dalla comunione ecclesiale”. Essi chiedono perciò all’Azione Cattolica “di farsi carico di tale sensibilità, promuovendo dialogo e collaborazione tra le diverse realtà, nel rispetto della varietà dei carismi ma anche nella ricerca di un’effettiva comunione nel quadro della pastorale diocesana”. Per il nuovo consiglio dell’associazione, il rilancio passerà anche da qua. Cara azione cattolica In occasione dell’assemblea nazionale, Chiara Lubich ha fatto giungere alla presidenza dell’Azione Cattolica un’ampia lettera in cui rievoca i suoi legami con l’associazione nel periodo della giovinezza. Il testo è stato pubblicato sulla rivista dell’Ac,”Segno nel mondo”. Ne riportiamo significativi stralci. “(…) Tra le varie fonti, cui devo la mia formazione cristiana di base, ha avuto senz’altro un posto importante anche l’Azione Cattolica. (…) Ricordo che nel 1938, quando, appena diplomata maestra, m’è stata assegnata la scuola elementare di Castello d’Ossana, nel Trentino, ho potuto dar vita, con le bambine di quel paese, a un gruppo di Aspiranti, così come ho fatto in un altro paese. (…) Ed è stato proprio in occasione di un corso per giovani di Ac a Loreto, nel 1939, che ha avuto inizio, si può dire, la mia esperienza spirituale specifica. (…) Solo più tardi, nel 1943, avrò la percezione chiara di una luce che penetrava l’anima: un carisma, un dono ricevuto dallo Spirito Santo perché potessi dar adempimento al compito affidatomi dalla volontà di Dio: suscitare una delle attuali espressioni dell’aspetto carismatico della chiesa. Ma, per agire con frutto, avevo avuto bisogno d’una formazione cristiana di base: ecco perché ho sempre nutrito gratitudine anche per l’Ac”. In chiusura, Chiara esprime un auspicio nel solco del suo impegno ad alimentare l’unità tra associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali: “Auguro che lo Spirito Santo, che ama l’Ac come pure noi, trovi il momento per farci incontrare in quella “spiritualità di comunione” che il Santo Padre vuole vissuta da tutta la chiesa a tutti i livelli, per contribuire efficacemente alla “chiesa-comunione” Tempo di laici, di missione, di politica Paola Bignardi, cremonese, 53 anni, prima donna alla presidenza dell’Azione Cattolica, sarà sicuramente riconfermata nell’incarico per il prossimo triennio dalla conferenza episcopale italiana che deciderà su una terna di nomi a fine maggio. Signora Bignardi, l’invito rivoltovi dal papa, ripetuto quattro volte, a prendere il largo e la lettera dei vescovi all’Ac significano un rilancio del ruolo del laicato? “Sì. Credo che scommettere sull’Ac significhi scommettere su un’esperienza tipicamente laicale. Io spero che i due messaggi possano quasi fare da traino ad un laicato che incontra una serie di difficoltà a proporsi nella chiesa secondo il profilo che il Concilio ha tratteggiato dei laici. Non è una stagione facile per i laici oggi nella chiesa”. Quali le ragioni? “I laici dopo il Concilio hanno avuto progressivamente maggiori responsabilità nella chiesa, però le hanno avute più sulle cose che sul modello di chiesa, più sull’operatività pastorale che sull’interpretazione di una vocazione, dove l’elemento qualificante resta sempre il rapporto tra la chiesa e il mondo, tra fede e la storia, tra il vangelo e la cultura. Le dimensioni più tipiche dell’esercizio della vocazione cristiana nel confronto con la secolarità sono state interpretate in tono minore, mi sembra, da parte del laicato, e hanno avuto difficile collocazione e difficile parola nella chiesa. Ma la chiesa ha bisogno oggi di laici che portino l’intensità ma anche la complessità, la non scontatezza di una fede che si misura con tutte le dimensioni quotidiane della vita”. Dall’assemblea è partita un’Ac protesa verso la missionarietà. Tra i luoghi privilegiati è tornata la politica. “Veramente non è che sia tornata, la politica non è mai uscita dall’attenzione dell’Ac. Solo che il modo con cui l’Ac si rapporta alla politica è il modo originale di un’associazione ecclesiale. Quindi di un’associazione che non è un gruppo collaterale a nessuna organizzazione politica o schieramento.Vogliamo perciò rilanciare l’attenzione alla politica come un’attenzione culturale e formativa. In questa nostra tipica attenzione poi ognuno può maturare le scelte che giocherà con personale responsabilità, come sempre, negli ambiti della politica, a cominciare da quello semplicissimo dell’esercizio dei propri diritti di cittadino”. Come procederete? “Intendiamo ricostruire dei luoghi – li abbiamo chiamati “laboratori della partecipazione” – in cui sia possibile tornare a parlarsi tra cattolici (che hanno fatto anche scelte diverse di schieramento politico) sui grandi valori e sui grandi temi della società di oggi”. Altro tema, il rapporto tra Ac e movimenti. Come lo valuta? “Credo siano stati fatti grandi passi avanti negli ultimi anni. Mi pare che ci sia una nuova stima nei rapporti tra associazioni e movimenti, e che nelle chiese locali questa si esprima già in collaborazione fattiva, espressione della crescente comunione. “In vista dell’assemblea abbiamo ricevuto moltissimi auguri di responsabili di movimenti: sono segnali di una fraternità nuova e credo preludano ad una stagione ecclesiale in cui la comunione – intesa come desiderio di accogliersi, come stima vicendevole, come comprensione reciproca del valore dell’esperienza dell’altro – possa essere data per acquisita. Insieme possiamo offrire in maniera più forte l’espressione di un laicato adulto, pacato, maturo”. “.

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