Le grandi sfide per il nuovo papa

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Si racconta che Claire Luce, ambasciatrice statunitense in Italia, parlò a Pio XII dei problemi della chiesa con tale trasporto che finì per suggerire anche le riforme più opportune da adottare. Al che, papa Pacelli replicò con fine umorismo: Guardi, sono cattolico anch’io. L’episodio suona come un ammonimento di permanente efficacia, ma vale in modo particolare in questa fase d’inizio pontificato di Benedetto XVI. Non è il caso di elargire consigli al papa, piuttosto di assicurare (per chi crede) vicinanza e preghiera. Lo attendono grandi sfide dovute al travaglio dell’umanità ma anche legate alla vita interna della Chiesa cattolica. Ad esse, se ne aggiunge una che ha un carattere del tutto particolare: il confronto con lo straordinario pontificato di Giovanni Paolo II. Papa Wojtyla ha abituato fedeli e non fedeli ai suoi frequenti viaggi, alla sua vivida creatività, alla sua presa sulle nuove generazioni, all’indubbia capacità comunicativa. Sembrerebbe difficile fare a meno di queste componenti, divenute – almeno per il momento – un tratto connaturato alla fisionomia del pontefice nel Terzo millennio. Non imitare altri C’è un carisma dell’uomo diventato papa e non solo un ministero – commenta Andrea Riccardi, docente di storia della chiesa, riferendosi a Wojtyla -. Il pontificato di Giovanni Paolo II è quello di un carismatico divenuto papa o forse di un papa che ha esercitato il suo ministero in maniera carismatica. Aggiunge: Giovanni Paolo II era convinto che, prima di tutto, il papa non è un uomo di governo, ma un vescovo. Il suo comportamento si inquadra nella categoria conciliare della pastorale, a cui dà un grande rilievo. Wojtyla era Wojtyla, è stato detto ancor prima del conclave. Tanto che, tra i consigli elargiti al futuro eletto, spiccava quello di non imitare il carisma dei predecessori, ma piuttosto di mettere a frutto il patrimonio delle doti personali. Non dimentichiamo – avverte Gian Paolo Salvini, gesuita, direttore de La Civiltà cattolica – che lo Spirito dà ad ogni papa un intuito e grazie particolari per rispondere alle necessità del tempo in cui è chiamato a guidare la chiesa. Continuità È comunque sotto il segno della continuità che si caratterizzerà, preannunciano gli osservatori, il pontificato di Ratzinger. Benedetto XVI lo ha confermato subito con quell’invito – Andiamo avanti -, pronunciato nel suo primo saluto dalla Loggia delle benedizioni, quasi lo slogan del pontificato. L’eredità del Concilio Vaticano II, ad esempio, fungerà da stella polare e da sorgente ispiratrice per il governo della chiesa. I documenti conciliari non hanno perso di attualità, ha sostenuto il nuovo papa. Altro tema centrale resta la questione antropologica, ovvero la visione sull’uomo com’è maturata nel Vaticano II e nell’insegnamento di Giovanni Paolo II. Una visione che è andata arricchendosi anche per le recenti riflessioni sorte nell’ambito della bioetica e, più in generale, del rapporto tra fede e scienza nell’ottica della promozione dell’uomo. Un uomo sballottato da venti di dottrina e dalle mode del pensiero , come aveva stigmatizzato l’allora card. Ratzinger nella messa che ha preceduto l’apertura del conclave. Lì ha indicato i pericoli di quella dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. Il rimedio? Per Benedetto XVI è Gesù, misura del vero umanesimo , ed è solo la fede in lui che crea unità e si realizza nella carità. Passato e futuro Benedetto XVI – precisa Riccardi – ha scelto un nome che rappresenta una radice profonda nella storia del cristianesimo: quella di san Benedetto, il padre delle monache e dei monaci che, a partire dalla liturgia e dalla fede, cambiò tanta vita dell’Europa . Papa Ratzinger richiamerà alla centralità della fede nella vita cristia- na: è quanto ci ha sempre detto anche Giovanni Paolo II, di cui l’attuale papa è stato fedele collaboratore. E non va sottovalutato un aspetto. Secondo Riccardi, il nuovo papa, uno dei pochissimi cardinali creati da Paolo VI entrati nel recente conclave, rappresenta la continuità con la chiesa del Novecento, ma anche lo slancio verso il futuro nella speranza del domani. Tanto da commentare: Questo papa ci sorprenderà. Pace, diritti umani, diversità e governo mondiale Pace, lotta alla povertà, rispetto dei diritti fondati sulla dignità umana, capacità di risposta degli organismi internazionali alle emergenze belliche e umanitarie pensiamo che siano i temi in agenda per il nuovo pontefice sul versante impegnativo delle relazioni tra gli stati e tra i popoli. Si tratta forse – avverte Vincenzo Buonomo, docente di diritto internazionale – di riprendere il patrimonio benedettino: di Benedetto da Norcia, con la sua idea di Europa unita nelle diversità; di papa Benedetto XV con le sue indicazioni per la pace. Questo può significare un costante impegno per sostenere il dovere di cooperare, l’obbligo di risolvere pacificamente i conflitti, il rispetto degli impegni assunti, la tutela dei beni collettivi, la concezione della sovranità che non esclude l’altro, la consapevolezza del territorio come spazio che lo stato amministra anche in funzione delle generazioni future e non più come patrimonio da sfruttare, un funzionamento delle istituzioni internazionali capace di riappropriarsi di un fondamento etico e di superare il deficit democratico che oggi restano gli ostacoli principali alla loro azione. La pace – sottolinea Buonomo – potrà allora essere il frutto di una concreta applicazione (normativa e istituzionale) della legalità internazionale, sostenuta dal primato della persona sullo stato e dalla prevalenza della concezione della famiglia umana universale sull’idea di strutture operanti a livello mondiale. Segno di speranza Per me – afferma padre Salvini – una priorità è rendere la chiesa sempre più capace di dare speranza agli uomini e alle donne del nostro tempo, far sentire che la redenzione è già avvenuta ed è operante pur in mezzo ai problemi immani da risolvere. La chiesa è chiamata a servire sempre meglio l’umanità e in particolare gli ultimi, i perdenti, con un ruolo che possa aprire il cuore di un mondo che, almeno nei nostri paesi ricchi, è sazio ma profondamente insoddisfatto. Dare speranza. È quanto auspica anche Andrea Riccardi. Per il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, la sfida è la perseveranza: Continuare a dare speranza a interi popoli dimenticati; continuare a mettere al centro della vita dei cristiani la preghiera come arma debole per cambiare il mondo; continuare a indicare, nel tempo della guerra e del terrore, il dialogo come via intelligente e coraggiosa per edificare le ragioni del vivere insieme e costruire l’unico destino comune possibile. Papato e collegialità, sinodi e conferenze episcopali Altre grandi questioni, tuttora aperte. Da tempo sono oggetto di analisi da vari punti di vista ma non si sono trovate piste convergenti. La chiesa non è una democrazia – avverte padre Salvini – e non deve ricopiare le strutture civili della società. Ma certamente le modalità di esercizio dell’autorità potrebbero venire modificate, ad esempio, per valorizzare maggiormente la collegialità e soprattutto per recuperare quel senso di entusiasmo e di partecipazione che il Concilio Vaticano II aveva saputo suscitare. I sinodi e le conferenze episcopali potrebbero esprimere, con meccanismi rinnovati, questo senso di maggiore condivisione e partecipazione. Primato di Pietro e cammino ecumenico Era ancora nella Cappella Sistina, papa Ratzinger, e nella prima omelia davanti ai cardinali elettori si è soffermato a lungo sul tema ecumenico. Ha subito assunto un impegno preciso: Lavorare senza risparmio di energie alla ricostruzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo, ricordando che non bastano le manifestazioni di buoni sentimenti e ha indicato il metodo in gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze. Dialogo con le altre religioni e le diverse civiltà Con l’avvento del terrorismo fondamentalista su scala mondiale e con i consistenti flussi migratori, il dialogo interreligioso giocherà sempre più un ruolo centrale nelle relazioni tra i popoli e nella salvaguardia della pace. A tutti coloro che seguono altre religioni, Benedetto XVI ha prontamente voluto assicurare che la chiesa vuole continuare a tessere con loro un dialogo aperto e sincero, alla ricerca del vero bene dell’uomo e della società. Atteggiamento analogo è stato assicurato da Benedetto XVI anche nei confronti di coloro che semplicemente cercano una risposta alle domande fondamentali dell’esistenza e ancora non l’hanno trovata. Sforzi e dedizione, infine, non intende risparmiare per proseguire il promettente dialogo avviato dai suoi predecessori con le diverse civiltà, perché dalla reciproca comprensione scaturiscano le condizioni di un futuro migliore per tutti. Non c’è da dubitare che proprio in questi ambiti si manifesterà in pienezza la ricchezza che deriva dalla grande preparazione e dall’intelligenza di questo primo papa del nuovo millennio.

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