Laudato si’. Un’enciclica sociale

Il cambiamento radicale invocato dal papa chiama in causa i giovani. Per ripartire davvero bisogna prendere atto che la cultura consumistica ha distrutto finora il processo di formazione della coscienza di sé e di una  conoscenza critica della realtà sociale
giovani per il papa

La prima domanda che un‘enciclica sociale (qual è quella attuale) pone, è: «che cosa si fa per rispondere in concreto alle esigenze di cambiamento affermate nell’Enciclica?».  Sembra accennare a questo interrogativo papa Francesco quando osserva: «Le riflessioni teologiche o filosofiche sulla situazione dell’umanità e del mondo possono suonare come ripetitive e vuote, se non si presentano nuovamente a partire da un confronto con il contesto attuale in ciò che ha di inedito per la storia dell’umanità» (n.17). Tutto il primo capitolo dell’enciclica è una esposizione serrata di “quello che sta accadendo alla nostra casa comune”, delle sue cause, delle sue conseguenze, delle esigenze di cambiamento che esso propone.

         Data l’assoluta brevità di questo articolo dò per letto detto capitolo, ed anche gli altri dell’Enciclica, in particolare quello sulla “radice umana della crisi ecologica” (cap. 3) e quello su “alcune linee di orientamento e di azione” (cap.5). Quest’ultimo soprattutto chiama in causa la politica per un nuovo modello economico. Vorrei proporre solo una riflessione in merito a questo tema, tra le mille che possono essere proposte. E prendo spunto da ciò che papa Francesco rileva in un passo del documento. «I giovani hanno una nuova sensibilità ecologica e uno spirito generoso, e alcuni di loro lottano in modo ammirevole per la difesa dell’ambiente, ma sono cresciuti in un contesto di altissimo consumo e di benessere, che rende difficile la maturazione di altre abitudini» (209). Questa affermazione rivela una situazione drammatica, che ha una causa più profonda, di cui non si tenta di discutere; che è la profondissima influenza che ha avuto sulle nuove generazioni una cultura, abilmente indotta, con la quale si è cercato di anestetizzare nei giovani ogni spinta verso un impegno sociale e politico, attraverso il “riflusso nel privato”:  stili di vita, modelli di pensiero, consumi, indirizzi di studio e professionali hanno  asservito i giovani alle esigenze dell’economia volta al profitto egoistico. Per evitare un nuovo ’68, i poteri hanno cercato di “evirare” intellettualmente la gioventù. E’ questo un gravissimo crimine occulto contro l’umanità.

Le spinte al cambiamento, ed alla rivoluzione, sono sempre venute dalla gioventù e dagli ambienti intellettuali. Anche oggi non è pensabile che siano attuabili quei cambiamenti politici ed economici, che l’enciclica auspica, se mancano queste due forze. Ecco perché il Papa afferma: «Ci troviamo davanti a una sfida educativa» (209).

         Per dare, quindi, concretezza ai tentativi di cambiamento, bisogna formare nei giovani quella coscienza di sé e quella conoscenza critica della realtà sociale, che la cultura consumistica ha distrutto. E, bisogna partire proprio dalla conoscenza storica. Solo educando i giovani alla conoscenza della verità, si può dotarli di strumenti di discernimento e di azione per porsi alla testa di processi di cambiamento; e, per ottenere ciò, si devono liberare gli studi dall’asservimento alle esigenze dell’attuale sistema economico, come messe in luce dall’enciclica.

 

                                                                          

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