L’altruismo fa bene

La fraternità è una realtà studiata dalla scienza? Cosa dice ad esempio la psicologia sulla fraternità? . Elisa – Roma ¦ L’unico autore che si è avvicinato alla fraternità mi sembra Abraham Maslow (anni Cinquanta del secolo scorso) col concetto di sentimento comunitario. Coloro che lo possiedono, egli dice, hanno verso gli esseri umani in generale un profondo sentimento di identificazione, di simpatia e di affetto… È come se fossero membri di una sola grande famiglia. I sentimenti che una persona ha verso i suoi fratelli sono nell’insieme affettuosi, anche se i fratelli sono sciocchi, deboli e talvolta cattivi. Per Maslow dunque la psicologia della fraternità è imprescindibile dalla psicologia del dare. A questo proposito, arriva proprio ora dagli Stati Uniti una no- tizia che sembra avere tutti i crismi della scientificità: essere altruisti fa bene alla propria salute mentale. E qui desidero raccontare un’esperienza personale. Mi trovavo nel luglio 2005 a Londra ed il 7 di quel mese, come tutti ricordiamo, c’è stato il terribile attentato terroristico alla metropolitana. Ricordo con estremo piacere una intervista ad una ragazza di 24 anni che al momento dell’attacco si trovava su una delle prime carrozze della Piccadilly Line, colpita alla stazione di King’s Cross. Essa riferiva che dopo il boato pensava ad un incidente strutturale della carrozza, e quando capì che si trattava invece di una bomba, iniziò a toccarsi per vedere se aveva ferite. Trovò solo escoriazioni ed insieme a tutti gli altri passeggeri stava per scappare il più presto possibile anche per evitare una eventuale altra esplosione, quando, nella confusione più totale, nel buio e nel fumo acre, prossima ad un attacco di panico, sentì una flebile voce maschile che veniva da terra: Sono un non-vedente, aiutatemi. Si chinò a tastare alla cieca e scoprì un ragazzo disteso. Non era particolarmente ferito, poteva camminare, gli fece coraggio e lo guidò con calma e serenità a guadagnare l’uscita tra macerie, detriti, feriti, urla, fumo, sirene e spintoni vari. Il giornalista chiese se per caso questo ragazzo o i suoi parenti l’avessero ringraziata per quanto aveva fatto. E lei quasi si indignò per la domanda. Rispose che era lei che doveva ringraziare quel ragazzo, perché aiutandolo le era stata tolta la possibilità di entrare nel panico e nell’angoscia. Era riuscita a non pensare solo a sé stessa, acquisendo pace interiore nel preoccuparsi di qualcuno, ma soprattutto vivendo una gratificante esperienza di fraternità. pasquale.ionata@tiscali.it

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