L’accoglienza al centro del prossimo viaggio del papa a Malta

Il 2 e il 3 aprile papa Francesco andrà a Malta, terra che accolse san Paolo e che oggi si trova a compiere delle scelte importanti per il suo futuro.
appuntamenti

Malta aspetta papa Francesco. Nell’isola dove San Paolo e i suoi compagni hanno fatto naufragio nell’anno 60, il papa si recherà – come lui stesso ha affermato – «per andare alle sorgenti dell’annuncio del Vangelo, per conoscere di persona una comunità cristiana dalla storia millenaria e vivace, per incontrare gli abitanti di un Paese che si trova al centro del Mediterraneo e nel sud del continente europeo, oggi ancora più impegnato nell’accoglienza di tanti fratelli e sorelle in cerca di rifugio». L’accoglienza, l’ospitalità, il Mediterraneo, l’Europa saranno i temi al centro del suo 36° viaggio apostolico che ha come motto «Ci trattarono con rara umanità», le parole degli Atti degli Apostoli con cui San Paolo descrive l’accoglienza ricevuta.

A Malta la presenza di S. Paolo si respira un po’ dappertutto, «tra nomi, statue, cappelle, luoghi legati alla sua visita. Soprattutto la grande festa del 10 febbraio che commemora il naufragio di Paolo e i suoi compagni sull’isola», spiega don Gabriel Gauci, sacerdote della Diocesi di Gozo, che per 4 anni è stato vice-rettore del Seminario e collaboratore parrocchiale. «Paolo viene chiamato “apostolo nostro padre” nella tradizione cattolica maltese. Si tratta di questa sfida oggi: come riscoprire la paternità di Paolo nel suo amore per Gesù».

Nel programma del 2 e 3 aprile, fitto di appuntamenti, papa Francesco ha voluto inserire l’incontro con 200 migranti presso il Centro «Giovanni XXIII Peace Lab» ad Hal Far. Malta è, infatti, un luogo di approdo per tante persone che tentano di attraversare il Mediterraneo dal Nord Africa e anche oggi si trova vivere la sfida dell’accoglienza. «Parlare di “accoglienza” mi sembra appropriato. Perché l’accoglienza va al di là del salvare in mare ed aprire i porti – aggiunge don Gauci -. Accogliere significa anche offrire prospettive, lavoro, ed impegnarsi per un’integrazione attiva, senza dimenticare le grandi sfide e i potenziali fallimenti di tutto ciò».

Francesco è il terzo papa che visita l’isola di Malta: Giovanni Paolo II vi si era recato nel maggio 1990 e nello stesso mese del 2001, in occasione della beatificazione dei primi tre maltesi. Il primo viaggio è durato tre giorni, «con scene di giubilo e di accoglienza che rimarranno nella storia», racconta don Gabriel. «Durante il secondo – che ricordo bene dato che ero in terza media – ci colpì molto la figura del papa già provato dalla malattia, nonostante la quale non si tirava indietro dal gioire con i suoi fedeli. Tra queste due visite ce ne fu una breve e improvvisa a metà degli anni 90, quando lo stesso pontefice tornava da un viaggio in Africa e l’aereo sul quale stava dovette fare una discesa d’emergenza a Malta per problemi ad un motore. Rimase all’aeroporto di Malta per circa due ore, ed incontrò le autorità civili ed ecclesiastiche». Poi la visita di Benedetto XVI, nell’aprile del 2010, della quale «ricordiamo le sue parole profetiche per il nostro paese e la nostra Chiesa».

Il viaggio di papa Francesco si colloca in un momento cruciale per la situazione internazionale, ma anche per la vita del Paese: «Gli ultimi 10 anni hanno segnato una svolta decisiva», dice don Gabriel. «La società si è secolarizzata in modo molto accelerato: ciò che in Italia o altri paesi europei è successo nell’arco di decenni, a Malta si è concentrato in pochi anni. È in atto una crescita economica esponenziale, insieme ad un cambiamento radicale dei valori. Viviamo in una società decisamente capitalista e liberista, la quale comincia anche a pagare prezzi alti in termini di sostenibilità ambientale ed umana».

I cambiamenti della società si riflettono inevitabilmente sulla vita della Chiesa: «Numeri alla mano, la Chiesa a Malta vive per a prima volta dopo molti secoli l’esperienza di essere in minoranza, sia di partecipazione liturgica, che di adesione ai suoi principi. Le strutture portanti del cattolicesimo maltese (a cominciare dalle parrocchie, ma anche le tante associazione laicali) si trovano in difficoltà. Anche la Chiesa si trova quindi al crocevia, tesa a cogliere quale sarà il suo ruolo in una società che sta lasciando alle spalle secoli di cattolicesimo. In tale quadro la visita del Papa potrà avere significato solo nella disponibilità ad approfondire il suo messaggio e la sua visione per la Chiesa».

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