La sostenibilità ambientale è sostenibilità sociale

Qualche mese fa si è tenuta a Genova la Veglia per il Creato, che ha messo in rilievo i temi della giustizia, la solidarietà e il bene comune. In questo contesto, l’avvocata Michela Vallarino ha condiviso la sua lunga esperienza di impegno nel sociale che di seguito riportiamo
Nella foto Michela Vallarino.

Mi chiamo Michela, ho 51 anni e sono sposata da 16 con Andrea. Siamo genitori di un ragazzo di 18 anni, Sentayehu, arrivato in Italia dall’Etiopia quando ne aveva 6. Sono nata e cresciuta qui vicino, nel quartiere di Sampierdarena, nelle strade comprese tra Via Fillak, la chiesa di San Giovanni Bosco e San Gaetano e l’attiguo oratorio.

Porto qui questa sera la testimonianza di una “persona comune”, come molte altre, che cerca di costruire un suo personale percorso di sostenibilità tra le mille fatiche quotidiane e le difficoltà più o meno grandi che la vita pone davanti. Il primo “snodo” importante si è presentato per me a 20 anni, quando io e i miei genitori, Carla e Silvano, abbiamo perso Stefano, mio fratello, in un incidente di montagna: a partire da quel momento una profonda irrequietezza mi ha spinto ad “uscire” decisamente da me e dalla zona comfort dei miei primi 20 anni di vita. Ho così iniziato un percorso di impegno e servizio che porto avanti tutt’ora.

All’attività di animazione e supporto rivolta alle bambine e ai bambini dell’oratorio Don Bosco provenienti da contesti difficili si è nel tempo affiancato il più impegnativo servizio di volontariato come operatrice del Centro d’Ascolto Vicariale Caritas di Sampierdarena, nato in quegli anni. L’impegno di accoglienza, ascolto e accompagnamento a favore delle persone che si rivolgevano al Centro ha preso una direzione più precisa in un altro momento importante della mia vita, quello in cui sono diventata avvocata: alla vigilia del (duro) esame di abilitazione ho preso un impegno con me stessa e davanti a Dio, ossia mettere a disposizione la mia professionalità e il mio lavoro per la promozione e protezione dei diritti delle persone anche in situazione di disagio socioeconomico. Su questa scia si pone la costituzione qualche anno dopo, insieme ad altri colleghi ed operatori, dello sportello ARS – Avvocati in Rete per il Sociale, in collaborazione con Caritas Diocesana e Fondazione Auxilium.

Nel mentre c’era però stata un’altra “svolta” nella mia vita: l’esperienza missionaria in Ciad a seguito di mio zio materno, don Natalino Parodi. Al ritorno dal mese di volontariato in Africa ho continuato l’attività a livello locale nell’ambito del gruppo missionario parrocchiale – poi diventato associazione, Il nodo sulle ali del mondo – e a livello nazionale all’interno della ong legata alla congregazione dei Salesiani di Don Bosco, VIS Volontariato Internazionale per lo Sviluppo. Questa organizzazione, di cui sono presidente da un paio di anni, implementa progetti di cooperazione allo sviluppo in più di 20 Paesi, in particolare a favore di bambine, bambini e giovani in situazione di vulnerabilità. Inoltre, svolge anche attività di sensibilizzazione, formazione, educazione alla cittadinanza globale e advocacy negli spazi concessi alla società civile per provare così ad incidere sulle politiche pubbliche.

In quest’ultima direzione è particolarmente significativo il ruolo delle organizzazioni della società civile e delle reti di organizzazioni come il Tavolo Giustizia e Solidarietà, che ha contribuito ad organizzare questa veglia per il Creato che dal 1999 riunisce persone e gruppi genovesi intorno a tematiche della giustizia, della solidarietà e della ricerca del bene comune, e che negli ultimi anni ha concentrato la propria attività di sensibilizzazione nella promozione del messaggio della Laudato si’ e degli obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

L’impegno per la sostenibilità sociale ed ambientale e per la costruzione di un mondo più equo e più sostenibile – non solo qui e ora ma anche domani ed altrove – non è però appannaggio delle istituzioni, della politica, delle organizzazioni o degli esperti del settore. È anche ed innanzitutto un impegno personale – a cui dovrebbero sentirsi chiamati tutti, in primis i cristiani: la sfida è quella di andare in direzione ostinata e contraria a quella che conduce all’individualismo, allo sfruttamento senza limiti delle risorse umane e naturali e al conflitto. Per questo bisogna assumere stili di vita, di consumo, di azione, di relazione e di partecipazione improntati alla custodia dell’ambiente che ci circonda ed al “prendersi cura” degli altri esseri umani in quanto titolari di diritti e nostri fratelli e sorelle. Questo vuol dire necessariamente andare oltre le categorie in cui semplicisticamente spesso li rinchiudiamo e superare l’approccio assistenzialista, molte volte non rispettoso della dignità delle persone.

Ognuno trova il suo modo per percorrere la strada della sostenibilità, a seconda del contesto in cui vive, del ruolo che svolge e dei talenti che possiede. Come dice un verso di Machado che ho scoperto percorrendo il cammino di Santiago di Compostela, «viandante, non esiste il sentiero, il sentiero si fa camminando»; ognuno traccia il proprio. Io ho provato a condividere il mio con voi e vi ringrazio di averlo voluto conoscere.

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