La Siria dopo 7 anni di guerra

I dati del conflitto scoppiato il 25 marzo del 2011 sono spaventosamente eloquenti. Ma la guerra continua in un’ammucchiata di sangue e armi, profughi e povertà senza alcun senso.

«Il sanguinoso conflitto siriano sta per entrare in un nuovo anno e continua a lasciare i bambini senza casa, senza istruzione e traumatizzati», ha detto Henrietta Fore, direttore esecutivo Unicef, in visita la settimana scorsa, insieme a Filippo Grandi, alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), in un campo profughi della Beqaa, in Libano.

«L’implacabile sofferenza dei civili siriani evidenzia il vergognoso fallimento della volontà politica di trovare una soluzione – scrivono Unhcr e Unicef –, di fronte a un nuovo tracollo nel lungo conflitto in Siria, che questo mese giunge al suo sconfortante settimo anniversario… Questa guerra lunga sette anni ha lasciato dietro di sé una tragedia umana colossale. Per il bene di chi è ancora vivo, è giunto il momento di porre fine a questo conflitto devastante. Non ci sono vincitori chiari in questa insensata ricerca di una soluzione militare. Ma è chiaro chi ha perso: l’intero popolo siriano”.

Il terribile bilancio umano che pesa sul popolo siriano dopo questi 7 anni (la prima fase del conflitto ebbe inizio il 15 marzo 2011, esattamente sette anni fa), è di almeno 350 mila morti, di oltre 6 milioni di sfollati, costretti ad abbandonare le proprie case pur rimanendo nel Paese, e di altri 5,6 milioni di profughi che hanno dovuto cercare rifugio nei Paesi vicini (Turchia, Libano, Giordania, Egitto, Iraq), per non parlare delle centinaia di migliaia di rifugiati alla ricerca di una nuova terra dove chiedere asilo, senza la speranza, ma molto spesso anche senza la volontà, di fare ritorno in patria.

Siria Secondo valutazioni dell’Unhcr, il 69% dei civili in Siria vive in condizioni di povertà, le famiglie che devono spendere oltre la metà del proprio reddito annuale per il cibo sono intorno al 90%, i prezzi dei generi alimentari vanno moltiplicati per otto rispetto a quelli del 2011. E quasi 6 milioni di siriani vivono in condizioni potenzialmente letali in termini di sicurezza, diritti fondamentali o standard di vita.

A questi dati, bisogna aggiungere che negli ultimi mesi in Siria più di 2 milioni di persone, la metà bambini, non hanno potuto ricevere aiuti umanitari. Nella Ghouta Est, i tassi di malnutrizione infantile sono quasi sei volte più elevati di un anno fa e più di un terzo dei bambini ha una crescita rachitica. Nell’enclave alle porte di Damasco, 60 scuole sono state colpite dai bombardamenti nei primi due mesi di quest’anno e più di 57 mila bambini hanno dovuto interrompere la scuola.

Il commissario Grandi ha rilevato inoltre che, «mentre ci si concentra sulla devastazione in Siria, non dovremmo dimenticare l’impatto sulle comunità di accoglienza nei paesi limitrofi e l’effetto che tanti anni di esilio hanno avuto sui rifugiati». Durante la loro visita in Libano, Grandi e Fore hanno evidenziato, tra gli altri, due aspetti particolarmente preoccupanti: la pesante situazione di bambini e ragazzi profughi in età scolare, e la condizione delle ragazze. Bambini e donne costituiscono attualmente circa tre quarti dei profughi siriani in Medio Oriente e Nord Africa.

Per quanto riguarda il primo aspetto: circa 1,7 milioni di profughi in età scolare (il 43%) sono privi di accesso all’istruzione, e questo nonostante i grandi sforzi messi in atto dalla maggior parte dei paesi ospitanti, in collaborazione con le agenzie Onu e con le Ong umanitarie. Per quanto riguarda le ragazze, ha osservato Henrietta Fore, molte «hanno visto andare in fumo le loro speranze in un futuro migliore, mentre un numero sempre maggiore di esse è costretto a lavorare o a sposarsi precocemente, invece di andare a scuola. Solo in Libano, il 40% delle donne siriane fra i 20 e i 24 anni si sono sposate prima di compiere 18 anni, diventando mogli e madri quando erano ancora delle bambine».

Questi dati pesano in modo particolare sulle prospettive della conferenza internazionale che si terrà a Bruxelles il 24-25 aprile prossimi sul “Sostegno al futuro della Siria e della regione”. A dicembre 2017 le agenzie delle Nazioni Unite e circa 270 partner delle Ong hanno presentato un “Piano regionale 2018” per i profughi della regione mediorientale e per le comunità che li ospitano: il piano ha un costo previsto di 4,4 miliardi di dollari, ma sarà già un successo trovarne almeno la metà, come è avvenuto lo scorso anno.

Questi sono i problemi più intollerabili, perché gravando sul presente schiacciano anche il futuro, aggiungendo alla sofferenza e alla morte conseguenze che dureranno per generazioni: sia dei vincitori che dei vinti, dei giusti come dei colpevoli.

 

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