La posta del direttore

Giorni della Memoria La trasmissione di Speciale Tg1 di domenica 29 gennaio mi sembra sia stata eccezionale per come ha mostrato stermini dimenticati, alcuni precedenti a quelli nazisti, come lo sterminio degli armeni, e, purtroppo, altri più recenti avvenuti in Cambogia e Ruanda. Ma a proposito di stermini dimenticati, e sempre nello spirito che ricordare possa servire a riflettere, vorrei ricordare lo sterminio di un milione di italiani del Regno delle Due Sicilie che, secondo Lombroso, erano un popolo inferiore e che grazie a leggi speciali furono trucidati con esecuzioni sommarie e distruzione di interi paesi; o internati in campi di concentramento come la fortezza di Fenestrelle dove circa 6 mila soldati italiani del Sud furono lasciati morire di stenti. Il generale Cialdini, degno antesignano dei comandanti SS, usava la legge dell’uno a dieci per ogni suo soldato ucciso. Il cosiddetto Risorgimento è una pagina della nostra storia che andrebbe riscritta. Forse il nostro presidente non dovrebbe incentivare ad ogni occasione il valore della bandiera oppure dell’inno nazionale. Carlo Vetrano Le nevi blu Alla fine della lettura del libro Le nevi blu di cui è comparsa di recente la recensione su Città nuova, spontaneamente mi è venuta la seguente domanda: come mai quando si parla di crimini contro l’umanità si elencano sempre quelli perpetrati dai nazisti o dai fascisti e non si fa mai cenno a ciò che quasi in contemporanea è avvenuto nei gulag della Siberia o nei campi di sterminio di altre parti del mondo dove stragi o fosse comuni non hanno avuto niente da invidiare alle nefandezze naziste? Sembra che il crimine contro la persona abbia un solo colore. È vero che lo stesso Bednarski dice che il crimine nero era contro una razza, mentre quello rosso era per dare il paradiso ai poveri. Nel frattempo, però, quanti privilegiati rossi badavano bene a non condividere con nessun povero il loro già raggiunto paradiso realizzato sulle spalle di diseredati! Dico ciò non per addolcire il crimine nero, tutt’altro, ma perché tutti i crimini di qualsiasi colore e in qualsiasi parte del mondo avvengano sono tali e basta: il crimine non ha né colore né nazione. Perché i nostri studenti durante i viaggi d’istruzione non vengono portati a visitare anche i campi di concentramento russi o le foibe a noi molto più vicine?. Agostino Palombi – Marino Pur riferendosi a periodi storici diversi, gli estensori di queste due lettere battono sullo stesso tasto: la verità storica. È vero che per alcuni decenni dopo la fine della guerra la storiografia ufficiale ha viaggiato a senso unico. Si sapeva ma si taceva, un po’ per paura, un po’ per un errato calcolo politico. Finalmente oggi, sia pure con colpevole ritardo, di queste cose si può parlare. Purtroppo questa abitudine di ricordare della storia solo ciò che conviene ai vincitori è antica quanto la storia stessa. Anche la storia del nostro Risorgimento che ci hanno ammannito sui banchi di scuola è stata scritta a senso unico. Per non parlare delle contraddizioni che troviamo sui testi scolastici dei vari paesi europei. Abbiamo la stessa moneta, ma quando mai potremo avere la stessa memoria del passato? Tuttavia è vero che il tempo è galantuomo. È già gran cosa che da noi si sia arrivati a rendere giustizia ai martiri delle foibe istriane. Ma queste verità raggiunte con tanto ritardo saranno veramente liberatorie solo se ad esse si accompagnerà anche il perdono. Per questo dissento completamente dalla conclusione della prima lettera, perché bandiera e inno nazionale sono invece il segno del superamento di quelle lacerazioni che proprio il sud ha spesso eroicamente ricucito. Razzismo allo stadio e non solo Sono completamente d’accordo con chi definisce il razzismo una bestialità assoluta. Infatti a mio parere le svastiche e lo striscione rivolto a Lazio e Livorno dai tifosi romanisti con chiaro riferimento allo sterminio degli ebrei non riguardano la politica. E probabilmente, in un certo senso, non è nemmeno razzismo. Voglio dire, il razzismo è ovunque, ma non è che si annunci con uno squillo di tromba! Se si vuol trovare il razzismo, si deve cercarlo in circoli intellettual-snob, imbucati in ristretti ambienti elitari, dove ci sono le signore della gauche-caviar. Ci sono, inoltre, molte persone del ceto medio italiano che non hanno nessuna simpatia per gli ebrei, i neri, i gay ed i musulmani – non hanno simpatia per nessuno che sia diverso da loro – ma è gente che se la passa bene e ha il controllo della propria vita, quindi non ha bisogno di fare qualcosa al riguardo. Questo è razzismo. La gente delle curve romane, invece, la gente che organizza manifestazioni da stadio di pessimo gusto, che partecipa ai cori aberranti a favore dell’Olocausto durante Roma-Livorno, e si azzuffa, è gente squilibrata. La paura e il senso di impotenza in loro è talmente forte che non possono nasconderlo. Anzi, è proprio per questo che si comportano così perché vogliono che la gente veda la loro paura. Ora, però, ritengo utile una condanna precisa all’apologia di reato commessa dai tifosi. Mario Pulimanti – Roma Francamente non so in quanti e quali circoli si annidi il razzismo. Forse anche perché la paura, da cui deriva anche il disprezzo del diverso da noi si annida nel subconscio di molti. È dunque qualcosa che si può e si deve combattere, possibilmente da subito; da quando cioè ci accorgiamo che anche noi siamo capaci di disprezzare qualcuno. Se non lo faremo, saremo presto degli infelici. Per chi si professa cristiano, poi, quel sentimento è esattamente l’opposto dell’amore evangelico. Tuttavia, storicamente, il disprezzo è stato praticato, e spesso coltivato verso i nemici della propria patria o addirittura della propria fede. Fortunatamente, però, anche grazie alla ripugnanza prodotta da eccessi inauditi come l’Olocausto, le cose stanno cambiando, soprattutto fra i giovani che, fatte le debite eccezioni, non hanno più certi pregiudizi. Per questo sono d’accordo con lei nel ritenere opera di squilibrati certe bravate che si ripetono nei nostri stadi. Episodi però che non vanno sottovalutati, perché contagiosi e capaci di produrre altra violenza. Dirò di più: anche chi si fa protagonista della zuffa politica cui da tempo assistiamo, tesa non a proporre idee, ma solo a delegittimare pregiudizialmente l’avversario, lavora nella stessa direzione. Non si comporta cioè molto diversamente da certi ultrà che infestano le curve dei nostri stadi. Pacs e matrimonio I nostri politici anziché pensare ad affrontare i veri problemi del paese stanno a discutere sui Pacs. Ma davvero si pensa che questo sia un problema cosi sentito nel paese? Non entro nel merito delle coppie gay, ma mi riferisco alle coppie eterosessuali che pretenderebbero gli stessi diritti di una coppia sposata. Ma allora perché non si sposano? Non c’è anche il matrimonio civile oltre a quello religioso? Mi viene il dubbio che si vorrebbero solo dei diritti rifiutando i doveri. Troppo comodo!. Simone Hegart Europa: civiltà in decadenza? Si sente dire spesso che l’Europa è un continente in decadenza. E non potrebbe essere altrimenti. Il primo segnale è la disgregazione della famiglia e l’impressionante calo di natalità. Io penso che se i governi europei anziché discutere sul matrimonio dei gay, coppie di fatto, divorzio facile, aborto sempre più libero, facessero delle politiche familiari più adeguate e se i mass media smettessero di presentarci dei falsi modelli di vita le cose andrebbero certamente meglio per tutti. Lucia Estran – Roma Entrambe queste lettere, una con riferimento alla nostra situazione nazionale, l’altra guardando invece all’Europa nel suo insieme, dicono cose vere. Purtroppo le promesse fatte per migliorare la politica in favore della famiglia vengono rinnovate in prossimità delle elezioni e poi presto dimenticate. Forse è proprio questo il momento di ricordarlo.

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