La posta del direttore

BENIGNI,DANTE E LA SATIRA POLITICA “Cari amici di Città nuova, una volta tanto si può parlare bene della televisione! Ho molto apprezzato lo spettacolo di Benigni trasmesso la vigilia di Natale. Non solo per il suo commento alla Divina Commedia, ma anche per la prima parte del programma, nella quale non ha mancato di dare un buon esempio di satira politica. Per introdurre il tema dantesco del Paradiso ha infatti immaginato l’atteggiamento dei nostri politici al loro arrivo nell’aldilà. Cito (a memoria), alcune sue battute. D’Alema il grande timoniere: “Ci arriva in barca”; la fissa di Cofferati: “Continua a leggervi il calendario Pirelli”; Berlusconi al fido Emilio Fede: “Lo compro: chiedi quant’è”; Bossi soddisfatto: “Il Paradiso è a Nord””. Giovanni Discolo Milano La performance di Benigni, a cui dedichiamo un approfondimento su questo stesso numero, ci ha davvero regalato una serata diversa dalle altre. Il comico toscano – ma, dopo i suoi ultimi film e, in particolare, dopo il suo approdo dantesco, lo si può definire ancora “solo” un comico? – ha dimostrato come si possa fare satira politica con garbo e intelligenza: giudizio che non si può certo dare di tutto ciò che le televisioni ci propongono (o ci infliggono).Anche la marcetta finale, con la quale Benigni è solito uscire di scena, mi è sembrata acquistare una diversa leggerezza, vi ho ritrovato quello spontaneo divertimento puro dei bambini di una volta. Una lievità che forse, dai tempi di Chaplin, non avevamo più visto. ATOMI PER LO SVILUPPO “A conclusione del Summit promosso dal Comitato di collegamento di cattolici per un Civiltà dell’Amore (associazione di volontari che opera nei paesi poveri attraverso la realizzazione di microprogetti) e il Sacro Convento di Assisi è stato presentato un piano concreto per disarmare la fame e globalizzare la pace. “L’idea parte dagli accordi di disarmo nucleare e di conversione dell’uranio (nel 1993) e del plutonio (24 gennaio 2002) tra Stati Uniti e Russia. “Infatti il materiale fissile contenuto nelle testate nucleari, opportunamente diluito fino a valori di concentrazione non più esplosivi, può essere utilizzato industrialmente come combustibile nei reattori nucleari già esistenti. “Secondo l’accordo già sottoscritto tra l’Usec (la società perl’arricchimento dell’urano, agente del governo Usa per il progetto in atto) e il Minatom (ministero Russo per l’energia nucleare) da questa operazione si otterrà nel giro di 20 anni abbastanza combustibile per produrre 6 trilioni di KWh equivalenti a generare per due anni la luce per tutti gli Usa, pari a 10 miliardi di barili di petrolio e tre miliardi di tonnellate di carbone. “L’operazione che viene anche chiamata “dai Megatoni ai Megawatts” genererà un ricavato economico cospicuo per l’economia mondiale, dell’ordine di circa 20 miliardi di dollari. “In un documento conclusivo del Summit, sottoscritto da eminenti cattedratici fra cui i professori Francesco Bistoni, magnifico rettore dell’Università degli Studi di Perugia, e Stefano Zamagni, docente di Istituzioni di economia Università degli Studi – Bologna, hanno chiesto di “impiegare parte delle risorse economiche prodotte dal bruciamento dei materiali nucleari delle testate atomiche smantellate dalle Superpotenze, in questi quindici anni di non-belligeranza e di disarmo, per realizzare progetti di sviluppo nei paesi poveri”. “Il documento dei professori che ha per titolo: “Programma di conversione delle armi in progetti di sviluppo nel sud del mondo” sottolinea che: “Lo storico processo di disarmo nucleare offre la possibilità di convogliare risorse nuove per contrastare la fame e la povertà nel mondo… Questa nuova opportunità, ha una profonda motivazione etica, poiché risponde al bisogno di pace e giustizia insito nel cuore della civiltà non solo occidentale, ma di tutta l’umanità”. Antonio Gaspari Roma Qualche buona notizia, in mezzo a tante che buone non sono, non può che rallegrare e infondere speranza in un futuro che non sia proprio tutto nero, come molti preferiscono farci credere. È su questi fatti positivi, infatti, che si può e si deve fare leva adoperandosi perché non restino soltanto buoni propositi, ma si arrivi davvero, come nel convegno stesso è stato chiesto, a disarmare la fame e a globalizzare la pace. ISLAM E OCCIDENTE INCONCILIABILI? “Ho letto con interesse e curiosità sul n. 23 di Città nuova la relazione dell’incontro con più di 200 musulmani a Castelgandolfo e non posso che compiacermi del risultato. Penso agevolato dal fatto che la grande maggioranza di loro proveniva dall’Europa e dagli Usa dove, seppure esistono discriminazioni e pregiudizi, la convivenza è possibile. E altresì favorito dalla conoscenza dello spirito dei Focolari con cui già condividono l’idea del “primato dell’amore” e della “fratellanza universale”. “Ma si dovrà pure convenire che, se ci si reca nei loro paesi d’origine di Asia e di Africa, non si può certo parlare di reciprocità. Basti pensare ai recenti massacri in Nigeria, o a quelli di ieri a Timor Est, o alle persecuzioni continue verso i cristiani nel Sudan”. Giovanni Galli – Milano A livello di piccoli gruppi, esiste questa reciprocità anche nelle terre dell’Islam, e ne abbiamo testimonianza. Non così a livello di istituzioni, anche se, come ben si sa, esistono enormi differenze tra paese e paese. Certo, di recente il contrasto si è accentuato e, mentre si parla molto di rispetto reciproco, da una parte e dall’altra i fatti contraddicono ciò. Ci dividono infatti due culture che, sia pure con vistose eccezioni, si sono combattute a lungo, essendosi sviluppate come espressioni di modi di intendere la vita assai diversi. Basti pensare a tutto ciò che, in occidente, viene giudicato come indice di arretratezza – parlo della ereditarietà del potere, della mancanza di democrazia, della discriminazione verso la donna, della poligamia, delle lapidazioni, e si potrebbe continuare -. Ma di rado si pensa a quanto scandalose risultino per loro l’immoralità ostentata pubblicamente, l’aborto e le molte prevaricazioni che il cristianesimo in realtà condanna, ma che il mondo occidentale non combatte più. In tutto ciò c’è chi vede, su entrambi i versanti, i segni di due profonde crisi. Connotate da rabbia e vittimismo nel mondo islamico; da paura e frustrazione in quello occidentale. Il reciproco disprezzo alimenta così una tensione che può sfociare in esiti disastrosi. Ecco perché piccoli semi che promuovono un’inversione di tendenza sono comunque preziosi. Come spesso abbiamo occasione di segnalare, questo dialogo viene alimentato da nuovi contributi, sia sul piano della vita che su quello degli studi storici, ai quali si deve il superamento di molti luoghi comuni pregiudizievoli. SANGUE A NATALE “Gente in fila e inatteso affollamento. Come nei tanti negozi presi d’assalto per gli ultimi regali. Era infatti la vigilia di Natale. Comprensibile, dunque. Ed invece il personale era stupito, anche perché era la replica del giorno prima. Giovani più del solito, e tante ragazze. Una sorta di ritrovo in prima mattinata. La singolarità era il luogo, il centro trasfusionale del policlinico romano Umberto I.Tutti a donare sangue. “L’infermiera non trattenne la soddisfazione quando le mostrai il mio tesserino di abituale donatore Avis. “Vede che generosità. In questo periodo sembra che tutti siamo impazziti per gli acquisiti. Invece c’è chi pensa agli altri con una scelta del genere. Non ne avevamo mai visti tanti”. “I mezzi di comunicazione non ne hanno parlato, ma lì in attesa del prelievo c’era una bella atmosfera natalizia”. P.L. – Roma DESCOLASTICIZZARE IL CATECHISMO “Di fronte a due opportunità che ci sono in Italia: a) Quasi tutti i ragazzi dai 6 ai 14 anni frequentano il catechismo; b) La presenza e la generosità di 300 mila catechisti. “Che cosa fare? Occorre cambiare il modo di gestire il catechismo: cambiare la scala delle priorità; cambiare il vocabolario;”descolasticizzare””. Don Pino Pellegrino – Direttore del “Laboratorio catechistico di Fossano” Risponde Mario Bodega. In tante diocesi, anche in Italia, si cerca di trovare modi nuovi di proporre la catechesi e non solo per i ragazzi (perché la Cresima non diventi il sacramento del “congedo” dalla frequenza alla comunità cristiana), ma anche per i giovani e per gli adulti. In primo luogo si cerca, come lei sa, di coinvolgere opportunamente i genitori dei ragazzi che frequentano il catechismo; a volte prima ancora che inizi la catechesi per i loro figli, c’è una proposta di cammino di fede per loro. È ormai convinzione comune che occorre ripartire da una “nuova evangelizzazione” per tutti. Il papa ce lo ha ripetuto più volte in questi ultimi vent’anni (in particolare a partire dal suo discorso ai vescovi del Celam ad Haiti nel 1983). Soltanto una comunità rievangelizzata diventa capace di testimoniare a sua volta il vangelo. Da queste comunità nascono poi tante vocazioni, compresa quella dei catechisti. Anch’essi saranno “testimoni”. “Oggi – diceva Paolo VI – non si ascoltano tanto i maestri, quanto invece i testimoni. E se si ascoltano i maestri è perché sono anche testimoni”.

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