La famiglia, modello e scuola di uguaglianza

Occorre una lettura adeguata della realtà sociale per rompere lo schema riduttivo destra/sinistra imposto sulla famiglia. Un contributo nell’intervista a Marco Di Marco, esperto dell'Istat  
Famiglia

Con il dottor Marco Di Marco, osservatore attento ed esperto Istat sulle condizioni economiche delle famiglie, abbiamo cercato, negli interventi precedenti (Famiglia e giustizia sociale. Cosa è accaduto e Famiglia. Venti anni di scelte economiche punitive), di ricostruire la storia recente della politica economica che ha inciso in maniera gravosa sui diritti sociali dei nuclei familiari con conseguenze recessive sull’intera società. All’origine di scelte che hanno scaricato gli errori di calcolo e di previsione sulle spalle delle famiglie, l’abbandono consapevole della ricerca dell’equità sociale. Il tema è perciò centrale quando si vuole, come propone la Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma a Torino dal 12 al 15 settembre, indicare le ragioni che fanno della famiglia motivo centrale di speranza e futuro.

 

Dall’analisi compiuta finora si può evidenziare il legame esistente tra famiglia e giustizia sociale?
«La famiglia è la formazione sociale al cui interno persiste da sempre una forma di distribuzione delle risorse (e dei carichi di lavoro) basata sull’altruismo, diversissima quindi dalle regole distributive tipiche del mercato e della politica, fondate sullo scambio e sulla cooperazione/conflitto interessati, cioè non necessariamente altruistici. In una famiglia, in circostanze normali, la distribuzione è fondamentalmente egualitaria: ognuno contribuisce in base alle sue capacità e riceve in base ai suoi bisogni, proprio come nella celebre definizione data da Marx di una società comunista».

 

 Un modello di organizzazione sociale?
«L’economia domestica, insieme ad alcune forme storiche di organizzazione “tribale” delle società primitive, è stata il principale riferimento concreto delle teorie egualitarie laiche dell’Ottocento, dal socialismo utopistico, all’utilitarismo di Bentham, al marxismo classico. Ancora oggi, la famiglia è la più diffusa organizzazione sociale al cui interno l’eguaglianza viene effettivamente e sistematicamente praticata, in condizioni normali. Di fatto, la condivisione familiare dei benefici e dei sacrifici si pone per la società, da sempre, come modello e scuola di uguaglianza, al di là del dibattito contingente fra destra e sinistra sulle specifiche forme di famiglia e sui diversi modelli di giustizia sociale. Per questa ragione la famiglia è, oggi come sempre, speranza e futuro della società».

 

Come sappiamo la polarizzazione destra/sinistra viene spesso imposta dall’esterno mentre le categorie politiche contemporanee ormai sono labili e smarrite davanti ai meccanismi della globalizzazione.
«La relazione fra giustizia sociale e famiglia rischia di rimanere in secondo piano nel dibattito fra destra e sinistra per un motivo preciso. Tale dibattito riguarda fondamentalmente le regole necessarie a gestire la cooperazione o il conflitto fra gruppi di interesse, attraverso un mix di libertà di mercato e di intervento pubblico. In questo dibattito, le famiglie compaiono in modo indiretto e soltanto perché le categorie sociali, cioè gli imprenditori, i lavoratori, i consumatori, i proprietari d’impresa sono in ultima analisi composte da persone che hanno legami familiari».

 

Come si esce fuori da questo schema asfittico?
«L’importanza del legame fra famiglia e giustizia sociale si coglie meglio se ci si colloca all’esterno di questo dibattito. Su un piano antropologico e storico la famiglia è, oltre che una comunità di affetti, una realizzazione oggettiva, quotidianamente vissuta, della nozione altrimenti astratta e utopica di giustizia sociale. Quest’ultima è oggi intesa, peraltro, in modo molto più esteso rispetto alle formulazioni materialistiche dell’Ottocento e consiste nell’attribuzione alle persone di uguali opportunità di godere di beni materiali fondamentali (per esempio, la casa, il cibo) e di vivere esperienze significative (le relazioni umane, il lavoro, l’istruzione) in condizioni di rispetto dei diritti fondamentali, in particolare della libertà e della dignità. La famiglia è inscindibile da ognuno degli aspetti implicati da questo concetto complesso di giustizia sociale, perché è il contesto sociale primario in cui si condividono o meno i beni, si vivono o meno le esperienze significative, si rispettano oppure no la dignità e la libertà delle persone».

 

Una scuola di uguaglianza e libertà, quindi?
«Appare evidente la famiglia come spazio dove è più facile per una persona comprendere e praticare l’altruismo necessario a perseguire la giustizia sociale non solo all’interno della comunità domestica, ma anche nelle altre formazioni sociali, via via più complesse, in cui interagiscono le persone, fino ad arrivare all’equità su vasta scala, cioè riferita all’intera società o addirittura, nelle iniziative di solidarietà internazionali, all’umanità intera».

 

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