La Cei secondo Francesco, prime prove

Proposte innovative (ma non troppo) per mutare la Conferenza episcopale, come richiesto dal papa. Nuovo invece lo stile del fresco segretario generale, mons. Nunzio Galantino, alla sua prima conferenza stampa al termine dei lavori del Consiglio permannte
Galantino

 

Non s’è trovato in alcuna gabbia dei leoni. E non è stato necessario impersonare Daniele. La prima conferenza stampa del nuovo segretario dei vescovi italiani è risultata un proficuo incontro con i giornalisti, ricco di prospettive per lo stile un po’ informale, l’approccio accogliente e un timbro di coraggiosa franchezza.

«È la prima volta che mi incontro con voi giornalisti e spero che non sia l’ultima, che non mi liquidiate», ha confidato mons. Nunzio Galantino, dopo le sue prime risposte al fuoco di fila di domande, protrattosi oltre i canonici tempi. Promettendo di maturare in fretta una conoscenza più ricca del vertice della Conferenza episcopale: «Mi sto impegnando ad entrare nei meccanismi, ma non so se ci riuscirò», dando prova di una buona dose di autoironia.

C’è da capirlo, dato che solo a fine dicembre è stato nominato dal papa segretario generale della Cei tra la sorpresa di tutti, lui compreso, uno dei tanti sconosciuti vescovi, pastore a Cassano allo Jonio, piccola diocesi calabrese, ma luogo di frontiera per tutto quello che vive la popolazione di quella terra. Tono sicuro sin dalle parole introduttive, eloquio sciolto, grande attenzione nelle relazioni: a premessa di ogni risposta citava il nome del giornalista che aveva posto la domanda e il titolo di dottore, mentre alla giornalista Maria Antonietta Calabrò del Corriere della Sera ha porto pubblicamente le sue scuse per non essere riuscito a rispondere ad una email da lei indirizzatagli.

Grande abilità nel conquistare la benevolenza – o almeno la non ostilità – dei cronisti? Chissà, ma non sembrava un atteggiamento studiato all’inizio della conferenza e non ha dato modo di pensarlo durante le numerose risposte,  ad incominciare da quella che evidenziava il cambio di passo della Cei in fatto di comunicazione, ravvisabile pure  nell’insolita lunghezza del comunicato stampa finale che sunteggiava i risultati dei lavori del Consiglio permanente della Cei, svolti dal 27 al 29 gennaio. «Mi fa piacere che rileviate un cambiamento – ha commentato mons. Galantino – ma mi muovo in continuità, perché già frequentavo gli uffici della Cei».

Il tema centrale della riunione dei vertici Cei era all’insegna della novità, ovvero progettare il cambiamento della Cei stessa. L’indicazione chiara e perentoria veniva da papa Francesco, che nel maggio scorso aveva segnalato alcune urgenze: promuovere una sempre maggiore partecipazione dei vescovi alla vita della Conferenza, stimolare la collegialità e favorire la comunione, sino a rivedere, in questa logica, la formula della scelta del presidente. Nelle conferenze episcopali nazionali si provvede con elezione in seno all’assemblea dei vescovi, solo quella italiana si avvale della nomina pontificia.

Quali le decisioni emerse?  «Siamo solo alla prima tappa, non tutto è stato definito», ha tenuto  a precisare più volte mons. Galantino, ma le linee portanti sembrano tracciate, perché accolgono le risultanze della consultazione con le conferenze episcopali avviata a settembre. Innanzi tutto, è prevalso l’orientamento secondo cui per «salvaguardare il peculiare rapporto tra la Chiesa che è in Italia e il Santo Padre, si ritiene che la nomina del presidente della Cei debba continuare ad essere riservata al papa». Il mutamento sta però nel fatto che il vescovo di Roma deciderà «sulla base di un elenco di nomi, frutto di una consultazione di tutto l’episcopato».

Sulla modalità operativa sono stati indicati due percorsi: il primo prevede una consultazione riservata di tutti i vescovi; il secondo aggiunge alla precedente ipotesi un passaggio ulteriore, altrettanto riservato nelle procedure e nei risultati, ovvero un successivo voto «per esprimere la propria preferenza su una quindicina di nomi, corrispondenti ai candidati maggiormente segnalati». Su questa base, pertanto, la Cei procederà ad elaborare i necessari sviluppi.

Dal lavoro di consultazione emerge pure in modo significativo che le conferenze episcopali regionali hanno ribadito la necessità di rivedere le modalità di lavoro dell’Assemblea generale e di snellirne le sessioni, mentre hanno fatto presente la necessità che i territori vengano maggiormente ascoltati dai vertici della Cei.  Il Consiglio permanente ha inoltre esaminato una sintesi delle risposte dei questionari ricevute da diocesi, associazioni e movimenti sul tema della famiglia in vista del Sinodo del prossimo ottobre e ha approvato il testo delle Linee-guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici.

                         

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