Italia tra eccellenze e siccità

Si celebra oggi, 22 marzo, la Giornata mondiale dell'acqua. E mentre il nostro Paese si dibatte tra una carenza senza precedenti di questa risorsa e infrastrutture idriche poco efficienti, per la prima volta è un italiano a vincere il "Nobel dell'acqua"

Si celebra oggi, 22 marzo, la Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu nel 1992; giornata che, nel nostro Paese, acquista quest’anno toni un po’ in chiaroscuro.

Da un lato, le drammatiche notizie sulla siccità: secondo i dati dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr di Bologna, da ottobre 2022 a febbraio 2023 l’Italia ha avuto un deficit di piogge cumulate del 21 per cento rispetto alle medie del trentennio 1991-2020; con un picco del -37 per cento al Nord, che è arrivato addirittura al -62 per cento considerando il solo mese di ottobre, il più siccitoso.

Non hanno aiutato le temperature elevate: tra queste e la scarsità di precipitazioni, entrambi fattori che si protraggono da anni, la durata del manto nevoso sulle Alpi è scesa – secondo uno studio del Cnr e dell’Università di Padova – da 250 giorni (dato medio degli ultimi 600 anni) a 215 giorni nell’ultimo decennio, falcidiando la maggiore scorta d’acqua che si libera nel corso della primavera. Si preannuncia quindi l’anno più siccitoso mai registrato da quando abbiamo dati a disposizione.

Siamo a marzo, e molti bacini già viaggiano tra il 30 e il 50 per cento di riempimento: il più grande lago italiano, il Garda (dove hanno fatto il giro del web le immagini dell’Isola dei Conigli, che isola non è più a causa dell’abbassamento delle acque), si attesta al 37 per cento del riempimento utile per l’utilizzo a fini agricoli – ossia quello sopra lo zero idrometrico, raggiunto il quale non è possibile scaricare.

Si parla di 170 milioni di metri cubi d’acqua, sufficienti ad irrigare i campi che dipendono dal Garda per appena due mesi. Anche il Po ha una portata che è meno della metà di quella media. Problema peraltro comune a tutta Europa; e segno tangibile di quel cambiamento climatico che porta ad alternare brevi periodi di precipitazioni molto intense e finanche devastanti, ad altri ben più lunghi di siccità, ponendo il problema di gestire i bacini di approvvigionamento.

In occasione della Giornata è stato peraltro rilasciato un rapporto dell’Istat che testimonia una volta di più come, in quanto ad immagazzinaggio e distribuzione, l’Italia faccia – letteralmente – acqua da tutte le parti: in ben 9 regioni le perdite degli acquedotti superano il 45 per cento, con punte di oltre il 60 in Basilicata, e buona parte del Sud sopra il 50. Anche qui però è necessario andare oltre i luoghi comuni, dato che percentuali simili si registrano anche nella “nordicissima” Belluno. Parliamo di perdite medie stimate il 157 litri al giorno per abitante, pari al consumo di 43 milioni di persone. Appare quindi evidente come, per quanto pensare ad un sistema a perdite zero sia impossibile, puntare a limitarle al massimo sia il primo passo da fare. Aggiungiamoci pure che l’acqua si spreca anche con lo spreco alimentare: secondo i dati rilasciati dall’osservatorio Waste Watcher in occasione della Giornata, l’impronta idrica annuale del cibo che noi italiani gettiamo è di oltre 140 miliardi di litri d’acqua.

Il prof. Andrea Rinaldo (foto Università di Padova)

Fin qui, lo scuro; il chiaro però sono le molte soluzioni innovative che stanno fiorendo per il risparmio dell’acqua e per il suo recupero, in particolare tramite nuove tecnologie di depurazione. Campi in cui l’Italia e le sue università giocano un ruolo di rilievo internazionale: tanto che per la prima volta lo “Stockholm Water Prize”, detto “il Nobel dell’acqua”, è stato assegnato a un italiano – il prof. Andrea Rinaldo, dell’ateneo di Padova, per i suoi studi sulle reti fluviali come chiave per comprendere la natura ed eliminare le disuguaglianze.

«Le mie ricerche — ha dichiarato il professore — hanno come scopo quello di rendere equa la distribuzione dell’acqua per tutti nel contesto di una generale progressiva riduzione delle disuguaglianze sociali ed economiche e di una corretta percezione ecologica dei processi controllati dall’acqua. I miei studi sulle reti fluviali sono incentrati su piene , siccità e una giusta distribuzione dell’acqua. Guardano alle forme naturali dei paesaggi fluviali come corridoi ecologici per specie, popolazioni ma anche malattie. È una chiave potente per capire come funziona la natura».

Una sorta di “punta di diamante” di un lavoro di ricerca su più fronti che, come dicevamo, viene portato avanti da molti enti nel nostro Paese: ed è anche a questo che bisogna guardare in questa giornata, oltre che impegnarci ciascuno nel quotidiano per risparmiare una risorsa imprescindibile per la nostra sopravvivenza.

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