Invalsi, a scuola aumenta il divario tra Nord-Sud e tra ricchi e poveri

I risultati dei test Invalsi mostrano un peggioramento nell'apprendimento, soprattutto alle superiori. Differenze inaccettabili tra le diverse aree del Paese, tra poveri e ricchi, ma anche tra diverse classi di uno stesso istituto.
(AP Photo/Matilde Campodonico)

Come ogni anno, sono stati fatti i test Invalsi; e, come ogni anno, si torna a discutere dei risultati – e, a dire il vero, anche di quanto questi siano realmente indicativi della preparazione degli studenti. E come ogni anno è emersa, e più del solito, la forte disparità non solo tra Nord e Sud, ma anche tra studenti più e meno “fortunati” – per reddito e condizioni familiari, per scuola frequentata, ecc.

Già, come accaduto anche in anni passati, i risultati non sono proprio eccellenti, in particolare per quanto riguarda la scuola superiore: se – considerando i dati medi – alla fine delle elementari il 75% degli studenti raggiunge un livello di apprendimento “adeguato” nelle diverse materie, otto anni più tardi questa percentuale cala a poco più del 50%. Dati medi che però nascondono disparità molto forti tra materie, tra Regioni, e tra singole scuole.

Riguardo alle materie, in italiano si passa dall’82% di sufficienti in quinta elementare al 52% dei maturandi. Quadro simile in matematica. Il calo sensibile sembra avvenire alla scuola media, dato che le percentuali raggiunte dai quattordicenni sono poco superiori a quelle dei colleghi cinque anni più vecchi; eccetto per l’inglese, dove si raggiunge invece circa il 70%, unico dato in miglioramento rispetto al pre pandemia – dato che, ed è cosa nota sin dai tempi del primo lockdown, la didattica a distanza ha inciso negativamente sull’apprendimento in particolare degli alunni più svantaggiati sia sotto il profilo cognitivo che socio-economico (chi non ricorda le scene di intere famiglie costrette a dividersi un solo computer, e per giunta con una connessione traballante?). Un dato in ogni caso transitorio, dato che alle superiori si cade di nuovo al 48%.

Riguardo invece alle Regioni, si è accentuata la già nota disparità tra Nord e Sud: tanto che, ha affermato il presidente dell’Invalsi Roberto Ricci, «Una variabilità del 15-20% è insita nell’organizzazione del sistema, ma purtroppo abbiamo casi, come quello della matematica in seconda primaria, con una variabilità del 29,6%, ampiamente sopra la soglia di accettabilità». Detto in altri termini, ci sono anche 30 punti percentuali di differenza in quanto ad alunni che raggiungono la sufficienza tra Nord e Sud, tra scuole più o meno svantaggiate: e in questo sta appunto l’inaccettabilità. Basti dire che, nel Sud e nelle Isole, sono anche il 70% gli studenti che non superano la prova di matematica alle superiori, e il 60% alle medie; mentre le percentuali tra studenti sufficienti e non sono inverse al Nord. E questo in un contesto in cui sempre Ricci ha parlato anche di differenze “anomale” non solo tra scuola e scuola, ma addirittura tra classe e classe della stessa scuola. Un quadro che chiama dunque in causa direttamente insegnanti, dirigenti, famiglie e studenti, perché se la questione si gioca “in classe” è evidente che serve l’apporto di tutte queste figure per vincere la partita.

«Tornare in presenza ci ha permesso di frenare la caduta – ha commentato il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi –. Abbiamo cicatrici addosso, è vero, sulla matematica per esempio. La pandemia ha aumentato le differenze ma in alcune regioni del Sud c’è stata una capacità di reazione, per esempio sulla dispersione. Ci vuole tempo».

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