INTERSTIZI: OSSERVAZIONI CRITICHE SULL’ALTERITÀ IN JACQUES DERRIDA

Derrida is certainly one of the most controversial philosophers of the 20th century. His critical vision of western tradition, of what he called “metaphysics of presence”, and his deconstruction of every kind of domination and violence greatly influenced contemporary philosophical studies. This article focuses on three aspects of his vision of Otherness: violence, the process of exclusion of difference as a strategy to maintain the stability of the self and identity; the question of language as the fundamental medium to approach the other, a medium which is not neutral and is radically liked to a particular cultural tradition and finally the other as the protagonist of democratic processes. The Other is that subject whose voice is not able to speak in the western philosophical tradition: the philosopher’s purpose is to find the moments of this exclusion and work for a new inclusion of difference, as much as it is possible.

Introduzione

Il pensiero di Derrida è guidato – come quello di tanti altri pensatori della tarda modernità o post-modernità – da una fondamentale insoddisfazione di fronte all’evoluzione del pensiero occidentale. La filosofia europea dopo la seconda guerra mondiale si rende consapevole di non avere più slancio di fronte agli orrori della storia di cui anche lei è colpevole e comincia a cercare strade nuove per raggiungere quella sapienza che sembra aver smarrito lungo il cammino: pensiamo alla neoscolastica, alla scuola di Francoforte, alla filosofia analitica, alla fenomenologia, tutti tentativi di rifondare radicalmente il pensare dopo gli orrori prodotti dai conflitti mondiali. Alla base di tante di queste correnti si può leggere lo stesso rifiuto del pensiero che si fa totalizzante, della filosofia sistematica che pretende di spiegare tutto e che, volendo chiudere la complessità del mondo in un’architettura di pensiero, finisce per diventare totalitario. Chi sceglie come rifugio lo storicismo rifiutando la trascendenza, chi guarda alla correttezza formale come baluardo del buon ragionamento, chi ancora riscopre le radici religiose della cultura europea: diverse proposte con l’unico scopo di iniziare una stagione nuova oltre i fallimenti del passato.

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