Integrazione dei migranti nell’Ue, nuova indagine Eurobarometro

Per 7 europei su 10 l’integrazione dei migranti in Europa è processo biunivoco. Gli italiani sono peggio informati ma hanno più amici migranti
Migranti. Murales dedicato ai migranti Milano foto Carlo Cozzoli - LaPresse

La migrazione è un fenomeno che nell’Unione europea (Ue) coinvolge circa 20 milioni di cittadini dei cosiddetti Paesi terzi (quei Paesi al di fuori dell’Ue); i migranti che risiedono nell’Ue sono pari al 4 % della popolazione totale, laddove la tendenza all’aumento dei migranti è un fenomeno che continuerà a caratterizzare la nostra società.

La Commissione europea ha pubblicato i risultati di un’indagine Eurobarometro dedicata all’integrazione dei migranti nell’Ue, condotta in tutti gli Stati membri dell’Ue tra il 2 novembre e il 3 dicembre 2021, intervistando oltre 26 mila cittadini europei. L’indagine nasce dalla necessità di comprendere in che modo le istituzioni europee possano collaborare con gli Stati membri e altri attori per rispondere alle sfide dell’integrazione dei migranti, ma anche conoscere la percezione dell’opinione pubblica sul tema.

Secondo l’indagine, le persone tendono a sopravvalutare il numero di cittadini di paesi terzi in proporzione alla popolazione del loro paese (68%). Laddove solo il 38% degli europei si considera ben informato su migrazione e integrazione, oltre la metà degli intervistati (56%) riceve informazioni su questi temi attraverso i media tradizionali (TV, radio e giornali), mentre la seconda fonte di informazioni più rilevante (15%) sono i social media e le reti.

Allo stesso tempo, una forte maggioranza di europei (70%) vede l’integrazione come un processo a doppio senso, in cui sia le società di accoglienza che gli immigrati svolgono un ruolo importante. La metà degli europei concorda sul fatto che l’integrazione dei migranti ha successo nella città o nella zona in cui vive, mentre una percentuale inferiore (42%) pensa lo stesso dell’integrazione nel proprio paese.

Poco più della metà degli europei (53%) concorda sul fatto che il proprio governo nazionale sta facendo abbastanza per promuovere l’integrazione dei migranti nella società. Interessante anche il fatto che una netta maggioranza (69%) degli intervistati concorda sulla necessità che il proprio Paese investa nell’integrazione dei migranti. Inoltre, tre europei su quattro (75%) ritengono che le esigenze di integrazione dei migranti dovrebbero essere prese in considerazione quando si progettano misure per combattere gli effetti della pandemia di COVID-19.

Le risposte dei cittadini italiani sono in larga parte in linea con la media europea, ma si segnalano alcuni scostamenti significativi. Oltre la metà degli italiani (54%), per esempio, ritiene che ci siano più immigrati irregolari che regolari (la media Ue è 33%) e quelli che si considerano ben informati su migrazioni e integrazione sono il 31%, dato in calo rispetto all’indagine condotta nel 2017. D’altro canto, la percentuale di quelli che dicono di avere amici immigrati (57%) e di interagire con essi è nettamente superiore alla media Ue (42%) ed è cresciuta di ben 30 punti percentuali rispetto all’indagine precedente.

L’indagine Eurobarometro sull’integrazione dei migranti nell’Ue si è avvalsa di una nuova serie di domande specificamente concepite per misurare l’atteggiamento degli europei nei confronti dell’immigrazione e dell’integrazione degli immigrati provenienti da paesi extra-Ue e, in particolare, si concentra sui seguenti aspetti: percezioni e conoscenze generali degli europei in merito agli immigrati e alla natura del fenomeno dell’immigrazione; esperienze personali degli europei con gli immigrati; percezioni generali degli europei circa il successo dell’integrazione degli immigrati, fattori che facilitano l’integrazione, ostacoli che possono impedirla e misure che lo sosterrebbero; opinioni degli europei in merito ai ruoli e alle responsabilità dei vari attori, dei media e delle istituzioni per quanto riguarda l’integrazione degli immigrati.

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