Inizia l’asilo

“Da pochi giorni è iniziata la scuola, ma è già una tragedia. Nostro figlio piange e urla appena arriviamo nell’edificio, anzi da qualche giorno inizia a fare la scena già da casa. Cosa dobbiamo fare?”. Anna e Gianluca-Mestre Un bambino per crescere bene dal punto di vista psicologico ha bisogno innanzitutto di “sentirsi” amato e accudito, in una relazione continuativa. Il momento dell’ingresso nella scuola è quello in cui questo rapporto viene interrotto, spesso per la prima volta, ed è quindi frequente e comprensibile che possano esservi delle difficoltà. Vari stratagemmi possono essere d’aiuto, ne indico alcuni: nei giorni precedenti raccontare al bambino la storia del nostro “primo giorno di scuola”; dargli la sicurezza che il distacco è solo per poco, dicendo con precisione l’ora in cui si andrà a prenderlo; rimanere qualche minuto con lui a scuola per aiutarlo ad ambientarsi; fargli portare l’orsacchiotto del cuore o il pupazzo con cui gioca spesso; instaurare da subito un rapporto franco e cordiale con gli insegnati, ecc” Se il bambino, dopo le proteste iniziali, gioca con serenità quando la mamma va via, si può essere tranquilli che con le sue forze è in grado di superare le varie difficoltà che possono avere determinato quell’atteggiamento. Ciò non significa sottovalutare il messaggio che egli vuol lanciare, ma anzi è utile cercare di interpretarlo come una richiesta di attenzione, di fiducia, di amore. Alcuni bambini associano alle lamentele iniziali chiusura e isolamento durante la giornata di asilo, oppure atteggiamenti di inimicizia verso tutti o rifiuto del cibo: in questi casi la situazione è più seria ed appare probabile che difficilmente ce la possa fare da solo. Diventa necessario allora fermarsi a riflettere con il partner e ipotizzare che possa esserci qualche atteggiamento da rivedere, eventualmente con l’aiuto del pediatra o di altri esperti. Il bambino di tre anni è in grado di giocare con gli altri bambini . È quindi in condizione di iniziare a comprendere e interiorizzare le regole del vivere in comunità le cui relative eventuali difficoltà potrebbero spingere il bambino a fare sempre più capricci per non andare all’asilo. Di fronte alla tentazione di non mandarlo più, quale sarà il bene per questo bimbo? Il problema è che permettere a nostro figlio di mangiare da solo nel suo piatto, di correre sulla spiaggia, di andare in bicicletta, o nel nostro caso di affrontare la comunità, è tutt’uno con il dirgli: “Ho fiducia in te, ce la puoi fare, sei in grado di affrontare questi pericoli”. È quindi sconsigliabile rinunciare all’asilo in questa occasione. Possiamo invece aiutarlo indirettamente a superare da solo le difficoltà rinforzando la sua autostima e la fiducia di essere amato e accettato incondizionatamente. Come? Dicendogli esplicitamente il nostro apprezzamento per le cose che fa o anche cercando le occasioni di un contatto “occhio a occhio”, quali leggergli una favola , guardare insieme le foto, giocare a pallone , ecc” . Insomma questa può divenire un’occasione in più in cui noi genitori, dovendoci mettere in discussione per aiutare i nostri figli in difficoltà, riscopriamo con loro un nuovo e più solido rapporto .

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