Incoraggiare le nascite

Il primo semestre del 2016 si apre con una diminuzione dei nuovi nati. Le proposte del governo per contrastare il calo demografico
Calo delle nascite in Europa

Non tutte le misure prese dal governo Renzi sono rivolte unicamente a cercare indirettamente consensi al sì referendario del prossimo 4 dicembre. È vero, è tempo di finanziamenti a pioggia su svariate categorie di persone e, a volte, sono misure spesso non durature e non strutturali perché in questo Paese è difficile fare programmi a lunga scadenza per mancanza di risorse e visioni a lungo termine, ma sia la campagna per la fertlità, per quanto comunicativamente errata, sia le misure del Piano formato famiglia sono necessarie perché il calo demografico delle nascite in Italia avrà conseguenze difficilmente oggi quantificabili sulla forza occupazionale e sul sistema pensionistico.

 

Nei primi mesi del 2016 sono nati 14.600 bambini in meno, il 6%, rispetto all’anno precedente. In numeri assoluti significa che i nuovi nati sono solo 221.500 contro i 236.100 dell’anno prima. È un calo tendenziale che, come l’anno scorso, tenderà ad aumentare nel secondo semestre e porterà di nuovo al ribasso il dato assoluto negativo di 485 mila nati del 2015, il più basso dall’unità d’Italia ad oggi. Sarà battuto anche il record negativo del “saldo naturale”? Si tratta della differenza tra nati e morti, nel 2015 ha toccato quota 162mila persone.

 

Il nuovo Piano formato famiglia prevede un impegno di 600 milioni di euro per il 2017 e di 700 milioni per il 2018. Ad aggiunta del bonus bebè, già previsto per le famiglie a basso reddito, si potrà avere un assegno di 800 euro per i nati dal primo gennaio 2017 che le future mamme potranno già richiedere durante la gravidanza per le prime spese. Il “buono nido” prevede fino a mille euro l’anno per tutti i bambini nati dal 1 gennaio 2016 e fino ai tre anni d’età. Già diminuire le spese della nascita e dei primi anni d’asilo che così incidono sul bilancio familiare, soprattutto in assenza di nonni‒baby‒sitter, è una buona cosa. Si può usufruire del “buono nido” di mille euro all’atto dell’iscrizione di un bambino. La cifra è confermata se il bambino resta iscritto per un intero anno, altrimenti resterà solo la quota parte. Per chi preferisce la baby-sitter, consigliabile soprattutto nei primi mesi di vita per evitare l’impatto con ogni tipo di virus, batteri e un ambiente non casalingo, si può avere un voucher di 600 euro al mese, a patto che la mamma torni al lavoro subito dopo la maternità obbligatoria. È una cifra che non permette di coprire tutte le spese ma in buona parte. In attesa del nuovamente promesso Fattore famiglia, nell’ambito della riforma dell’Irpef, che permetterebbe di riconoscere un trattamento fiscale con vantaggi crescenti in rapporto al numero dei figli, speriamo che queste prime misure siano di incoraggiamento a nuove maternità e paternità responsabili

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