In mostra le buone pratiche

Una vasta area espositiva che ha coinvolto 390 standisti, tra cui associazioni, realtà non profit, istituzioni, enti locali ed imprese; un intenso calendario con 180 appuntamenti culturali. Nomi di spicco del mondo politico, sindacale, economico, accademico, del volontariato e dello spettacolo tra i 680 relatori. Di notevole impatto, dunque, l’edizione 2006 di Terra Futura. Consumo critico, commercio equo, responsabilità sociale d’impresa, turismo responsabile, energie alternative e rinnovabili, bioagricoltura, bioedilizia, medicine non convenzionali, democrazia partecipativa, diritti umani, cooperazione internazionale: questi i temi affrontati, con l’obiettivo di promuovere un nuovo modello sociale economico e ambientale partendo dalla consapevolezza che queste realtà sono inscindibili. In mostra le buone pratiche di sostenibilità, già sperimentate nei diversi ambiti dell’abitare, produrre, coltivare, agire e governare. Tre giorni per dare impulso a nuovi stili di vita, capaci di garantire un futuro sostenibile alla Terra. Al centro delle discussioni pannelli fotovoltaici, sistemi per la riduzione del consumo idrico (regolatori di flusso, rompigetto, doccette areate), vetture elettriche, un trattore a olio di colza, arredi naturali, cartoleria ecologica, prodotti bioplastici, ecodetersivi alla spina. Terra Futura non vuole in ogni caso essere una convention da club di utopisti, ma un’occasione per mettere in rete esperienze e ricette capaci di convincere governi e opinione pubblica che il passaggio dalle energie fossili a quelle rinnovabili è possibile. Presenti anche le realtà del commercio equo e solidale. Un appuntamento su tutti, la conferenza internazionale delle Botteghe del Mondo (Bdm) in cui si è potuto riflettere sulla loro capacità di promuovere, la solidarietà e di cambiamento sociale. È stato presentato il progetto Diritti in gioco, che prevede la realizzazione di palloni di qualità prodotti in Pakistan, in uno stabilimento certificato che col coinvolgimento del sindacato locale tutela e promuove i diritti dei lavoratori. Per cambiare modello di sviluppo trovando strade sostenibili occorre investire nella ricerca e nell’innovazione. Marcello Buiatti, docente di genetica all’Università di Firenze, ha messo in evidenza come sia necessario un processo di democratizzazione e di antitrust relativo alle legislazioni sui brevetti. Lui per primo ne ha fatto l’esperienza diretta, essendosi trovato a non poter brevettare, e quindi a svendere, una scoperta scientifica, per l’impossibilità di pagare le 72 royalties dovute alle maggiori compagnie che detengono il monopolio dei brevetti. Sul tema della responsabilità sociale d’impresa Mariarosa Cutillo di Mani Tese ha affermato che occorrono strategie nuove che met- tano insieme tutti gli attori – associazioni, sindacati, istituzioni, imprese – per definire norme che obblighino le aziende alla trasparenza, al rispetto dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile in tutta la filiera produttiva. Un altro tema affrontato riguarda la delocalizzazione. Il libero commercio e la globalizzazione dei mercati e dell’economia permettono infatti alle imprese transnazionali di muoversi senza vincoli a livello mondiale. Le istituzioni sindacali sono chiamate a confrontarsi con questa realtà. Pierpaolo Baretta, segretario confederale Cisl, ha detto: Per cambiare le regole del gioco della nostra economia occorre riportare la persona al centro nei processi produttivi ed economici, occorre fare insieme pressione forte sui governi affinché abbiano atteggiamenti diversi sulle clausole sociali e sul Wto. Contemporaneamente va rafforzato il ruolo del sindacato internazionale al fine di garantire i diritti dei lavoratori anche nel Sud del mondo. Vandana Shiva, direttore della Fondazione di ricerca per la scienza, tecnologia ed ecologia, ha denunciato i gravi problemi conseguenti alla privatizzazione dell’acqua: L’acqua viene trasformata in merce e resa inaccessibile alla natura stessa, ad animali, piante e… ai poveri. Così l’acqua non scorre più secondo le regole della gravità, dalle colline al mare, ma seguendo le regole del profitto. L’acqua è diventa una sorta di petrolio per le multinazionali.Ma negare ai cittadini più poveri l’accesso a un bene come l’acqua vuol dire negare loro la possibilità di esistenza. Riflessioni simili per i semi e la biodiversità, che vanno tutelati anch’essi come bene comune. Manipolare la biodiversità (ogm) ha comportato in alcuni casi la negazione dei diritti di sopravvivenza dei contadini. In India 40 mila contadini si sono suicidati per indebitamento da quando la Monsanto ha iniziato a introdurre semi geneticamente modificati, i cosiddetti semi terminator, che durano un solo raccolto e costringono ogni volta i contadini a ricomprarli. Dal 1999 la Regione Toscana in collaborazione con alcuni coltivatori, custodi della biodiversità, ha conservato presso la banca regionale del germoplasma oltre 400 campioni di semi. Tanti, dunque, come si è visto i temi trattati per la realizzazione di un mondo sostenibile. Di cui Terra Futura è una delle numerose tappe.

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