In cordata con Maria Orsola

Uscendo dalla cintura torinese, Vallo si scorge in lontananza, sulle propaggini delle Prealpi, fra il verde ora cupo ora chiaro dei prati e della vegetazione. Spiccano a grappolo le sue case bianche dai tetti rossi, che si stringono attorno al campanile della chiesa parrocchiale. È lo stesso inconfondibile panorama che troviamo descritto nei componimenti scolastici di Maria Orsola Bussone, morta il 3 luglio 1970 a neppure 16 anni di età, folgorata da un asciugacapelli difettoso, in campeggio. Lo stesso che ha fatto da cornice al suo cammino di crescita spirituale ed umana. Ed è solo inoltrandosi all’interno del paese che si intravede, quasi nascosta tra le betulle e i pini, una costruzione moderna, dalle linee sobrie ed essenziali. È il centro che porta il suo nome, alla cui costruzione aveva dato da viva il contributo di progetti condivisi, di entusiasmo, e di… 325 lire, frutto della comunione dei beni sua e delle bambine del gruppo che lei animava. Il Centro Maria Orsola fu inaugurato nel 1973 dal card. Michele Pellegrino, allora arcivescovo di Torino, che nel 1977 avrebbe poi scelto propio Vallo come luogo di residenza dopo aver lasciato la diocesi. Un complesso plurifunzionale spazioso, progettato dall’architetto Carlo Fumagalli, che sembrerebbe addirittura sproporzionato in rapporto alle esigenze dei 750 abitanti del paese. Sta di fatto che, già negli anni precedenti (gli anni di Maria Orsola), Vallo era diventato una meta sempre più frequentata. Qui tutti ricordano il vescovo anglicano Malcom Mennin, che con la sua signora Jennifer vi ha soggiornato più volte, e l’arcivescovo di Taipei Joseph Ti Khang. Non mi sorprende – aveva detto loro – che qui abbiamo una Maria Orsola, perché questo frutto non è cresciuto da solo. È qui che vengo a sapere che la vita di Maria Orsola, scritta da Silvano Cola ed edita da Città Nuova, è stata tradotta persino in arabo e in cinese. Sono qui per pagare un debito di riconoscenza – aveva spiegato ai parrocchiani il cardinale di Praga Miloslav Vlk in occasione di una sua visita al piccolo paese piemontese ed alla tomba di Maria Orsola – perché è ancora sotto il regime comunista che ho letto La storia di Orsola. Quanto bene ha fatto questa ragazza alla nostra gioventù!. Tradotta e fatta circolare clandestinamente (la storia di una studentessa non poteva certo insospettire la più zelante delle polizie), Maria Orsola divenne un modello di vita per tanti giovani anche dell’Est europeo. Il prossimo 2 ottobre, Maria Orsola avrebbe compiuto cinquant’anni. Vivono ancora qui a Vallo i suoi coetanei del complesso Gen 1970, di cui faceva parte. E mentre allora nell’animare i momenti di incontro proponeva i motivi dei neonati Gen Rosso e Gen Verde, ora, ribattezzato Maria Orsola, cammina sulle sue gambe, offrendo un repertorio originale di musiche e testi tratti dai suoi scritti. Qui abitano Marisa, Cecilia, Bettina, Daniela, Elsa, Marinella, Ivana, Jenni, Fortunata, le allora giovanissime ragazze del suo gruppo che si rifacevano ai Focolari. Qui vivono la mamma Luisa ed il papà Umberto, assieme all’unico fratello Giorgio, a cui era molto legata, alla cognata ed ai tre nipoti che non ha conosciuto, tutti e tre ora ingaggiati nel complesso Maria Orsola. Mi hanno accolto una sera a cena, e subito mi sono trovata in famiglia. Una famiglia semplice, normale, come il suo paese, dove tutto è perfettamente normale, dove i giovani hanno i problemi di tutti, e dove le giornate si susseguono come in ogni altra parte del mondo. Ma è, in un certo senso, proprio questa normalità che ad un certo punto stupisce, perché si scopre che qui è altrettanto normale parlare di Dio e ragionare a dimensione mondo. Sai, i nostri amici della Tanzania, della Polonia, di Gerusalemme, di Berlino…. C’è ancora il parroco di allora, Vincenzo Chiarle, che negli appunti di Maria Orsola appare nominato semplicemente don. Volentieri lui e tutta la sua comunità parrocchiale raccontano come è nata tutta questa storia. Una vicenda semplice, che ha un po’ il sapore del c’era una volta. Di quelle che i più anziani raccontano ai più giovani. Una storia, però, che continua dopo quasi quarant’anni. C’era una volta, dunque, una comunità parrocchiale che si trovò cambiata, rinnovata al punto che, quasi senza volerlo, divenne punto di riferimento per altre persone, altre comunità parrocchiali. Ma lasciamo la parola a don Vincenzo: Riportare indietro la macchina del tempo agli anni Settanta significa non solo ritornare all’età di Maria Orsola, ma ai tempi ben più ampi della chiesa del Vaticano II, con le sue attese di rinnovamento. Si avvertiva allora un diffuso bisogno di aria nuova; e mentre il papa, i vescovi, i teologi riflettevano e scrivevano documenti che sarebbero passati alla storia, alla base, sacerdoti e laici impegnati tentavano nuove vie di catechesi e di evangelizzazione. Il giovanissimo prete, anche lui in ricerca di nuove forme di apostolato e di vita cristiana, incontra i Focolari e, inviato a Vallo e Varisella, non esita ad orientare la pastorale parrocchiale secondo gli orientamenti conciliari. Nella festa di Pentecoste di quell’anno, rimasta una data memorabile nella storia della parrocchia, don Vincenzo pronuncia un’omelia brevissima. Legge ai suoi parrocchiani un passo della Lumen Gentium: Lo Spirito unifica la chiesa nella comunione e nel servizio; la provvede di diversi doni gerarchici e carismatici con i quali la dirige e la abbellisce dei suoi frutti; con la forza del vangelo fa ringiovanire la chiesa, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta comunione col suo Sposo. Alle parole del Concilio segue un invito concreto: Chi di voi desidera che la chiesa, la vostra parrocchia si rinnovi e chi vuole ringiovanire il proprio cristianesimo si iscriva e venga con me a Roma. Era la prima manifestazione del nascente Movimento parrocchiale, espressione dei Focolari, e furono 44 i parrocchiani che accolsero il suo appello. Tra questi, Maria Orsola e la sua famiglia al gran completo. Da allora niente a Vallo fu come prima. Da allora, ogni settimana si incontrano per vivere un momento forte di unità, di comunione. Si scambiano le esperienze germogliate dalla Parola vissuta nel quotidiano; si condividono gioie e difficoltà. Si sperimenta che la comunità nasce e rinasce dalla Parola, e trae nutrimento e luce per annunciarla. Sempre più spesso la comunità parrocchiale di Vallo è invitata a raccontare la propria esperienza ed altre parrocchie, e nello stesso tempo sono sempre più frequenti gli incontri e le visite di altre comunità parrocchiali. In modo particolare, molto ricercati gli incontri con i ragazzi delle cresime, provenienti da Torino e da altre località del Piemonte, che trascorrono al Centro Maria Orsola di Vallo un periodo di ritiro spirituale. Dopo quel benedetto viaggio a Rocca di Papa, don Vincenzo, nel fare un po’ il bilancio di tutti questi anni, non esita a riconoscere di aver visto realizzarsi nell’ambito della parrocchia di Vallo le parole della Lumen Gentium lette ai parrocchiani il giorno di Pentecoste di trentasette anni fa: A gloria di Dio, posso dire che questi frutti di comunione nello Spirito, di servizio, di perseveranza, di vitalità nel rendere più attraente il volto della chiesa, ed anche un certo cammino di santità confermato dalla testimonianza di Maria Orsola sono stati prodotti come effetto dell’incontro provvidenziale con i doni carismatici, quale, nel nostro caso, il carisma dell’unità proprio del Movimento dei focolari. Conclude don Vincenzo Chiarle: Nell’approvazione dei vescovi, che si sono succeduti alla guida della nostra diocesi, siamo stati confermati di essere nella volontà di Dio. Abbiamo camminato con due gambe, abbiamo respirato a due polmoni. E Dio la prese in parola L’inchiesta informativa diocesana del processo di beatificazione è giunta a Roma. Maria Orsola ha lasciato la diocesi di Torino per diventare modello universale nella chiesa. Al vicepostulatore don Vittorio Perotti abbiamo chiesto a che punto sia l’iter della causa. Innanzitutto la Congregazione delle cause dei santi verifica la corretta impostazione e l’adempimento delle formalità giuridiche riguardanti l’inchiesta diocesana. Viene quindi nominato un relatore, al quale spetta il compito di preparare la positio da consegnare ai consultori teologici. Se il parere è affermativo, tutto è consegnato al congresso ordinario dei cardinali che deve prendere in esame ogni cosa e preparare il decreto sulla eroicità delle virtù da presentare successivamente al Santo Padre. Qual è il criterio secondo cui la chiesa propone una persona come esempio di santità? Grazie a Dio, non siamo noi a scegliere. È Dio stesso che mette in moto attorno a quella figura di cristiano, a volte in sordina durante la vita, ma soprattutto dopo la morte, una realtà che noi denominiamo fama di santità. Essa è per così dire un attestato di Dio sulla santità di una persona che, assieme al riconoscimento da parte della chiesa di una vita secondo le virtù evangeliche, trova la sua conclusione nel miracolo ottenuto per intercessione del servo di Dio o del beato. Non dimentichiamo che il miracolo lo fa Dio, e che la chiesa lo considera come firma di Dio sulla vita presa in esame. E nel caso di Maria Orsola? È già iniziato il processo per il presunto miracolo per sua intercessione. Alla consulta medica della Congregazione della causa dei santi spetterà la parola definitiva Riguardo a Maria Orsola, a volte mi rivolgono questa domanda: Che cosa ha fatto di speciale questa ragazzina perché sia in atto un processo di beatificazione?. Ho imparato a dare una sola risposta:Ha fama di santità. Fama che è sorta subito dopo la sua morte. Già in vita era apprezzata e stimata come ragazza che, nella sua riservatezza, spiccava per le sue virtù umane e cristiane. Chi sono stati i primi protagonisti della sua fama di santità? Se essa viene da Dio, il modo di procedere non può essere che secondo la logica del vangelo. Dio sceglie i piccoli, quelli che non contano. Per Maria Orsola è avvenuto così: Dio ha scelto i suoi coetanei, ragazzi e ragazze con i quali condivideva la fede in parrocchia e nel gruppo gen di Vallo. Conserviamo in archivio le attestazioni dei suoi coetanei scritte di getto in treno al ritorno dal campeggio di Ca’ Savio di Venezia a Vallo, il giorno seguente la sua morte. Ogni testimonianza stupisce per la profondità con la quale lo Spirito Santo ha fatto cogliere a ragazzi così giovani l’anima di Maria Orsola, davvero un momento di grazia per tutti. Don Vittorio ricorda anche le parole che il 3 settembre 1988 Giovanni Paolo II rivolse ai sessantamila giovani che gremivano lo stadio comunale di Torino: Voi citate Maria Orsola, una ragazza della zona di Lanzo che confidava al suo parroco: Sarei disposta a dare la vita perché i giovani capiscano quanto è bello amare Dio. E Dio a 16 anni la prese in parola. Ecco, in questa vostra compagna vi è più che una difesa: vi è la scelta di lasciarsi innamorare in termini assoluti facendo riferimento a Dio stesso, accettando di fare della propria vita un dono.

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