Il valore dell’acqua

L’acqua è un bene comune, ma è anche un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone. Oggi, in un mondo in cui il valore di scambio, cioè l’incrocio tra domanda e offerta, sembra essere diventato la misura di tutto, forse dobbiamo tornare a comprendere il valore intrinseco delle cose.
Acqua Foto di Arek Socha da Pixabay

Senza acqua non possiamo vivere e, nella gran parte dei casi, non possiamo neanche mangiare o lavorare. Ancora oggi due miliardi e 200 milioni di persone nel mondo vivono senza accesso quotidiano alle risorse idriche e senza acqua potabile.
E i cambiamenti climatici stanno peggiorando questa situazione in molte parti del mondo, dove la carenza cronica d’acqua è una drammatica emergenza che minaccia la sicurezza alimentare di intere comunità.

L’acqua è un bene comune, ma è anche un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone. E in quanto diritto umano va tutelato. A differenza di un prato, dell’aria che respiriamo, l’acqua per poter essere distribuita ha bisogno di infrastrutture e di lavoro. E dunque necessitiamo non solo di cooperazione, ma anche di una gestione efficiente mirata non a favorire qualcuno, ma ad essere a vantaggio di tutti.

Il paradosso a cui stiamo assistendo è che, mentre in molti non riescono ad avere accesso quotidiano all’acqua potabile, dall’altra parte possiamo vedere sprechi, sia nel consumo individuale, sia nella rete di distribuzione, dove in alcuni casi la dispersione è elevatissima. Per quanto riguarda la rete, per esempio, in alcune regioni italiane si arriva a disperdere più del 50% dell’acqua nella rete di distribuzione. Nello stesso tempo in Italia si consuma acqua potabile anche laddove potrebbe essere usata acqua non potabile (per esempio, per le pulizie di casa), con un livello che è superiore a due volte la media europea. Ciò evidenzia che il problema dell’acqua è in parte una questione di efficienza e sostenibilità, e in parte una questione educativa e culturale. Mentre occorre migliorare le infrastrutture, ciascuno di noi dovrebbe chiedersi quanta acqua sprechiamo ogni giorno nelle semplici azioni quotidiane, come il lavarsi o pulire la casa. E forse riusciremmo a sprecare meno se sapessimo dare il giusto valore all’acqua. Ma sappiamo che è difficile.

L’acqua è elemento sacro in alcune culture, sorella acqua per san Francesco, segno di fertilità e fonte di vita. In economia è famoso l’esempio di Adam Smith, il quale sosteneva: «Nulla è più utile dell’acqua, ma difficilmente con essa si comprerà qualcosa, difficilmente se ne può avere qualcosa in cambio». Smith voleva sottolineare la differenza tra valore d’uso dei beni, che per l’acqua è elevatissimo, e valore di scambio, bassissimo per l’acqua. I diamanti, al contrario, hanno un bassissimo valore d’uso e un elevatissimo valore di scambio. Oggi, in un mondo in cui il valore di scambio, cioè l’incrocio tra domanda e offerta, sembra essere diventato la misura di tutto, forse dobbiamo tornare a comprendere il valore intrinseco delle cose, la differenza tra bene e merce, e soprattutto tra beni comuni e beni privati. L’acqua, bene comune, è per tutti e a tutti deve arrivare, perché senza acqua non possiamo vivere.

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