Il sogno dell’Europa: riflessione per un voto consapevole

Una riflessione sul perché l'Unione europea è stata fin dalla fondazione ed è tuttora frutto di un atto di fraternità.
I membri del Parlamento europeo votano un emendamento al pacchetto Migrazione e asilo durante una sessione plenaria al Parlamento europeo a Bruxelles, Belgio, il 10 aprile 2024. Foto: EPA/OLIVIER HOSLET via Ansa

“Questa è la maledizione della storia: che la gente cerca di salvare il passato invece di salvare il futuro”. (Yuval Harari, storico)

 

Ho pensato di parlare del sogno europeo in un’altra maniera, ispirata dal filmato di Antonio Megalizzi “Favola distopica: se l’Unione Europea non fosse mai esistita”. Mi sono interrogata sul “perché” l’Europa rappresenti una speranza.

Angela Davis, attivista per la minoranza nera negli Stati Uniti, parla della speranza come di una “disciplina”; se è una disciplina presuppone che la si coltivi, la si approfondisca, la si pratichi con costanza e impegno. Ho provato a fare questo esercizio.

Perché l’Europa rappresenta una speranza? Perché i principali profeti di questa unione furono uniti nello sforzo, provenendo da ideologie diverse: Altiero Spinelli e Rossi, comunista e socialista, con il loro manifesto “per un’Europa libera e unita”, i cattolici De Gasperi, Schuman e Adenauer, il laico Monnet, un visionario venditore di cognac…

Perché è un progetto nato da una generazione che aveva vissuto, a distanza di 25 anni, due guerre devastanti, due guerre che dall’Europa si erano propagate nel mondo.

Perché è nata da una decisione politica, quindi non dettata dalla logica del vinto e del vincitore stabilita con una guerra; una decisione che faceva delle materie prime indispensabili per la guerra un bene comune, affidato a mani comuni di più Paesi che da una parte si controllavano e dall’altra cooperavano. Si potrebbe proprio parlare di un atto di fraternità, uno dei tre pilastri della politica della modernità, nata dalla rivoluzione francese, che con le sue ombre e le sue luci, ha però sancito la nascita della politica democratica della modernità. Mentre libertà e uguaglianza, pur tra stop and go hanno avuto una qualche realizzazione, la fraternità come categoria politica era rimasta al palo.

Perché un atto di fraternità? L’Europa nasce come gesto di fraternità tra popoli che si erano fatti la guerra sino a pochi anni prima. La fraternità è accettazione della dignità dell’altro e della sua diversità.

Fu un atto di fraternità perché nutrita dalla consapevolezza che nessuno dei 6 Stati che hanno fondato il primo nucleo di unità europea sarebbe riuscito a risolvere la crisi del dopoguerra da solo: l’Italia e la Francia, appena uscite da una guerra civile; la Germania distrutta dai bombardamenti e dal senso di colpa, smembrata tra potenze diverse… e qui non posso dimenticare la similitudine che propone Romano Prodi tra la tentazione di sfasciare l’Europa e le città italiane del Rinascimento.

I nostri stati italiani nel Cinquecento dominavano davvero il mondo: Milano, Firenze, Genova, Venezia dominavano la finanza, dominavano l’economia, dominavano l’arte della guerra, la scienza, l’ottica che era allora la grande scienza, le tecniche militari, tutto. È successa allora la prima globalizzazione, cioè la scoperta dell’America, ma non ci si è adattati al nuovo mondo: Paesi più grandi di noi, cioè l’Inghilterra, la Francia, la Spagna avevano una dimensione diversa dalla nostra, potevano avere le navi più grandi delle nostre, e l’Italia è scomparsa per tre secoli dalla carta geografica del mondo.

Fu un atto di fraternità perché nell’assetto del mondo, sconvolto da guerre vecchie e nuove, governato da attori espressione di vari imperialismi, economici, strategico militari, espansionismi antidemocratici, l’Europa potrebbe rappresentare un polo importante e dotato di una logica diversa, nuova, fondata sul diritto e sulla diplomazia. Ricordo a questo proposito un “grido”, dovrei proprio chiamarlo così, che mi consegnarono dei giovani siriani, 3 anni fa, quando andammo in Siria con mio marito e la mia ultima figlia infermiera a lavorare per un progetto umanitario. La guerra era finita nella sua parte più eclatante e la coscienza di quel popolo, in balia di interessi geopolitici degli Usa e della Russia, chiedeva la presenza dell’Unione Europea, sola possibile mediatrice verso la pace, ma che invece era assente e lontana.

L’Unione europea è un atto di fraternità fu ed è ancora frutto di un atto di fraternità perché il suo motto è “Unità nella diversità”, che è stato usato per la prima volta nel 2000. Molto diverso dal motto nazionale degli Stati Uniti d’America “E pluribus unum” (in italiano “Dai molti, uno”). Il timbro democratico degli Stati Uniti è quello dell’assimilazione: tu vieni in America, smetti la tua lingua e la tua cultura e la tua religione e assumi la lingua, la cultura, la religione civile americana. La tua lingua, la tua cultura, la tua religione non ti viene tolta, non ti viene conculcata, ma deve rimanere un tuo fatto privato, non deve avere conseguenze pubbliche. Molto diverso è l’atteggiamento dell’Unione Europea che, per esempio, nelle sue varie lingue, culture, minoranze vede una ricchezza da mettere in luce: si pensi alla lunga fila di cabine telefoniche che affiancano l’aula del Parlamento Europeo, la traduzione in tutte le lingue dei siti dell’Unione e dei suoi documenti.

È un atto di fraternità perchè laddove ha avuto il coraggio di rinunciare alla sovranità, come nell’agricoltura, i risultati ci sono stati eccome, così come nella pandemia dopo una prima chiusura nazionale in cui i vari Stati avevano sperimentato la difficoltà di avere sufficienti vaccini e ausili sanitari, la presidente Ursula Von der Leyen strappò per tutti condizioni migliori.

È un atto di fraternità perché c’è uno spazio possibile di miglioramento, perché le sue istituzioni non sono immobilizzate dal tempo e dall’usura.

David Sassoli, presidente per due anni del Parlamento Europeo, avendo una chiara visione di dove spingere le decisioni politiche, è riuscito a dare una svolta al “governo” dell’Unione. La democratizzazione dell’Unione ha avuto con lui un balzo attraverso il rafforzamento del ruolo del Parlamento. Ha insistito sui caratteri specifici dell’esperienza democratica europea, per esempio dando spazio alle politiche sociali. Cosa vuol dire questo? La decisione di non giudicare il benessere di un Paese solo con criteri meramente economicistici, cioè dal suo Pil, ma mettendo in campo la categoria dello sviluppo.

Sviluppo che tiene conto di tanti parametri: quelli del Pil, certo, ma anche dei servizi, del benessere sociale, sanitario, dello svolgimento di una vita democratica… Parlando del Parlamento devo dire che per me è stata un’emozione vedere come al Parlamento europeo i parlamentari siano disposti per gruppi politici, non per nazione. Lì si percepisce davvero che ci si trova davanti ad un livello democratico. Quindi, quando andremo a votare, facciamo attenzione dove i candidati andranno a schierarsi, a quale gruppo apparterranno. I parlamentari dei nostri partiti nazionali saranno attori della politica europea non da soli, ma con altri alleati in gruppi precisi diversi da quelli nazionali…

Ancora, l’Unione europea è un atto di fraternità perché dentro i suoi documenti si parla di sussidiarietà come criterio di governo dei problemi: se gli Stati nazionali riescono a dare risposte lo devono fare, dove non riescono subentra l’Unione. Vedete, a volte ci pare complicato il tipo di governo dell’Europa, ma se è complessa la società, complesso deve essere pure il modo di governare. Nell’Unione la decisione ultima deve vedere l’allineamento di Commissione (i suoi membri giurano sui principi Europei), Consiglio Europeo (i suoi membri sono i capi di Stato o di governo), Parlamento: un governo multiplo che con tante difficoltà, ma che dovendo allineare interessi diversi, può raggiungere meglio il bene comune. Che non è una somma, che può permettersi di ridurre a zero qualche componente, ma è un prodotto (non dimentichiamo che, se moltiplichiamo un qualsiasi numero per 0, il prodotto è 0).

L’Unione europea è un atto di fraternità perché i cittadini hanno uno spazio di soggettività democratica e consultazione. La Conferenza sul futuro dell’Europa ha concluso i suoi lavori nel maggio 2022 con la presentazione di 49 proposte dei cittadini europei alle istituzioni europee. Questi cittadini non hanno rinunciato alla loro appartenenza al proprio popolo, ma hanno aggiunto come una ricchezza la cittadinanza europea. Questa conferenza è stata un esempio straordinario e unico al mondo di partecipazione democratica. Una volta consegnato alle istituzioni, il dossier è stato affrontato dal Parlamento, che lo ha sostenuto, e dalla Commissione, ma non ancora dal Consiglio Europeo che raccoglie i primi ministri o presidenti dei vari Paesi.

 

Nota tecnica sulla composizione dell’Unione europea:

1958: Stati membri fondatori: Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

1973: Si uniscono Regno Unito, Danimarca e Irlanda.

1981: Si unisce la Grecia.

1986: Si uniscono Spagna e Portogallo.

1995: Si uniscono Austria, Finlandia e Svezia.

2004: Si uniscono Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia.

2007: Si uniscono Bulgaria e Romania.

2013: Si unisce la Croazia.

2020: Il Regno Unito lascia l’Unione.

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