Il secolo della “Fratelli tutti”

Urge un nuovo paradigma del pensiero politico che sia adatto ai tempi della complessità, capace di contenere le differenze, come un poliedro. Il pensiero di papa Bergoglio può contribuire a questo, per modificare i paradigmi della politica e dell'economia, del benessere e dei nostri stili di vita
Aula dei deputati. (ph Quirinale.it via Wikipedia)

Il passaggio d’epoca c’impone di “ripensare il pensiero” (E. Morin) anche nella sfera politica, teatro di ormai insopportabili semplificazioni e polarizzazioni intorno ai “capi” dei partiti. La realtà è sempre più complessa e navighiamo a vista nella incertezza senza una bussola cognitiva adeguata. Il rischio paventato da Mauro Magatti è la “schismogenesi” (Bateson), cioè il collasso del sistema politico per eccesso di polarizzazione. Abbiamo bisogno pertanto di un nuovo pensiero in grado di “contenere la diversità nella reciprocità reciprocante delle libertà” (P. Coda) aperto alla danza della complessità, che poi è la danza della vita. La realtà infatti è sempre più furba, ricca e multiforme delle nostre analisi. Vediamo pertanto che si tratta di una rivoluzione culturale, di un pensiero dialogico al ritmo trinitario.
Perché è urgente ripensare il pensiero? «Inedite, improcrastinabili e decisive sfide interpellano la famiglia umana e insidiano la casa comune. E ciò nel contesto di una globalizzazione propiziata da paradigmi economici e politici strutturalmente iniqui o comunque pericolosamente deficienti innanzitutto sotto il profilo antropologico; di antiche e nuove povertà che dilatano la condizione di vulnerabilità (a livello socio-economico, ma anche psicologico-relazionale e spirituale) di fasce sempre più estese di persone, ceti sociali, intere popolazioni; di una crisi ecologica che, giunta ormai al punto di non ritorno, si preannuncia foriera d’irreparabili catastrofi senza una adeguata e immediata conversione degli stili di vita; di una rivoluzione tecnologica e in specie digitale, biogenetica e robotica, che ha smarrito le ragioni dell’anima ed è perciò priva di orientamento etico; di una crisi sanitaria globale che fatica a trovare una via di uscita per tutti praticabile e che decreta in modo definitivo l’urgenza d’una radicale conversione di vita. Queste sfide impongono l’esercizio rigoroso, libero, solidale e creativo di un pensare, discernere e agire capaci di affrontarle con effettiva responsabilità e realistica incidenza. Ma l’urgenza di “ripensare il pensiero” è tale che, in radice e più ancora perché a fronte di queste sfide “il re è nudo” (P. Coda, M.B. Curi, M. Donà, G. Maspero, Manifesto. Per una riforma del pensare, Città Nuova 2021, pp.68-80).
In altri termini, abbiamo bisogno, soprattutto i giovani nel secolo che dovrebbe essere della fraternità dopo quelli della libertà e dell’uguaglianza, di trovare la via umile e maestra di un pensiero che scaturisce dalla vita illuminata da verità e sapienza, alla ricerca della felicità in armonia con la natura. Siamo stanchi di una razionalità meramente calcolante, tecnocratica e funzionale che non risponde alle necessità della nostra coscienza, alla nostra chiamata all’unità nella diversità con gli altri, con l’ambiente, con noi stessi e con il Mistero che ci avvolge.

“Fratelli tutti” e cambio di paradigma nel pensiero politico

Ci chiediamo se il pensiero di papa Bergoglio può rispondere alle esigenze di una vera riforma del pensiero politico, per comprendere la realtà attuale nella sua complessità. Intanto notiamo che il cattolicesimo democratico e popolare sta approdando a un nuovo tipo di popolarismo sui sentieri di Francesco. Si tratta di una attualizzazione che si intreccia con il pensiero del pontefice. L’enciclica Fratelli tutti, con i capitoli quinto (La migliore politica) e sesto (Dialogo e amicizia sociale), ci porta infatti alla contrapposizione del nostro tempo tra “popolari” e “populisti”. Il richiamo sturziano alla centralità del popolo rimane poi sempre vivo non facendo però di questo un mito. Sta gradualmente emergendo una cultura politica adatta ai tempi della complessità perché non è una ideologia ma un pensiero aperto, uno sguardo sul mondo, un modo di realizzare un programma politico. Il programma si vive poi davvero comprendendo la realtà in continua trasformazione.

Il nuovo popolarismo è qualcosa di più grande di un partito, è uno strumento di lettura della società e di ricomposizione del tessuto sociale In questo contesto lo Stato non assume un primato etico e la Nazione non è vista come un ente spirituale assorbente la vita dei singoli. La realtà è più importante dell’idea, afferma papa Francesco. Serve allora un “ricominciamento” anche per la formazione di nuove generazioni. Sappiamo che questa importante cultura politica rischia una cesura storica non essendo arrivata ai giovani attraverso un soggetto politico (padre Francesco Occhetta). È urgente riabilitare la politica, passare dalla società civile alla comunità politica per costruire e governare la città. La vocazione cristiana poi è anche una vocazione politica, una forma esigente della carità per trasformare un mondo complesso. La nostra democrazia in crisi, infatti, va rigenerata con una nuova Camaldoli europea (card. Zuppi). Il pensiero complesso, il pensiero che attinge ad una ontologia trinitaria, capace di contenere le differenze, come in un poliedro, è alla base dei cittadini che vogliono impegnarsi in politica oggi.

Armonizzare le differenze è il compito della politica per diventare popolo. Per questo serve un pensare la complessità come nelle polarizzazioni dell’ermeneutica di Guardini, riprese da Francesco: identità/diversità; convergenza/divergenza; conformità/difformità; afferenza/differenza. Allora politica vuol dire “avviare processi e non occupare posti“. È una identità in tensione per prendersi cura delle fragilità in un sistema economico iniquo. La Fratelli tutti, anche sulla base della Laudato si’ e dell’Evangelii gaudium, ci spinge così a modificare i paradigmi della politica e dell’economia, del benessere e dei nostri stili di vita, soprattutto dopo la pandemia. Nella policrisi attuale essa è la speranza che cura il mondo.
In conclusione, il pensiero di papa Bergoglio, da sempre impegnato nei movimenti popolari, può contribuire a riformare oggi il pensiero politico, vista la caduta delle grandi narrazioni della modernità e delle ideologie, considerato il vuoto culturale dei partiti personali.

Generare pensiero pensante in questo passaggio d’epoca

Stefano Zamagni suggerisce di rileggere il capitolo 5 dell’enciclica Fratelli tutti per immaginare la “miglior politica“. Papa Francesco, infatti, ha intuito prima e meglio di altri che bisogna tornare a pensare. Noi tutti, anche il Terzo Settore, abbiamo posto più enfasi sull’azione che sul pensiero. La Chiesa cattolica si rivela oggi l’unico soggetto in grado di indicare una via di uscita, purché aumenti il tasso di produzione del pensiero. La politica si deve sempre interrogare sul cambiamento e i cattolici popolari, come il presidente Sergio Mattarella ha sempre fatto, cercando di orientarlo attraverso il dialogo e l’elaborazione del pensiero nel corso della storia. Occorre aumentare le occasioni capaci di generare pensiero pensante e non calcolante. Ad esempio, «cosa si nasconde dietro alla violenza contro gli “invisibili”? Oggi il povero non è visto solo con i sentimenti di indifferenza e ostilità. È percepito come altro da sé e ciò porta a compiere azioni contro i fragili. È la stagione dell’odio sociale. Con l’aporofobia eravamo al disprezzo degli indigenti, adesso siamo all’odio sociale, un fenomeno mai visto prima a queste latitudini. L’ odio sociale ha un inizio, 30 anni fa, quando in America nasce anche nel mondo universitario una corrente di pensiero che poi approderà in Europa e nel nostro Paese. Si tratta del singolarismo, una forma di estremizzazione dell’individualismo, che nasce invece molto tempo prima, all’epoca dell’illuminismo. Di questo passo dovremo fare i conti con la scomparsa della comunità, che è già in atto» (S. Zamagni, Avvenire, 24 gennaio 2024). È davvero urgente un nuovo paradigma del pensiero politico fondato sul noi e sulla comprensione della complessità. 

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