Il regno di Proteo

Proteo era una strana divinità del mondo antico, caratterizzata dal fatto di poter cambiare sembianze a piacimento in un battibaleno. Da questa divinità deriva l’aggettivo proteiforme, che indica appunto cose o anche esseri animati estremamente variabili in forma e dimensioni. Nel mondo delle piante esiste una intera famiglia, quella delle Proteaceae, i cui membri non sembrano affatto imparentati, se non per la bellezza vistosa e singolare dei loro fiori. Siamo in Sud Africa. Qui in quella felicissima isola botanica che è la Provincia del Capo, hanno la propria roccaforte le Protee. Una parte del mondo felicissima, questa, per l’enorme varietà di specie che qui crescono e che ne fanno un intero regno floristico: in una superficie pari a quella dell’Italia settentrionale qui crescono 8000 specie diverse (si pensi che in tutta l’Italia sono circa 6000). Anche il clima è particolare, essendo paragonabile a quello mediterraneo: per questo il regno floristico del Capo fa parte delle cinque regioni del mondo con una tipologia floristica particolare, mediterranea appunto, comprendente, oltre al Mare Nostrum, anche il Chaparral della California, il Matorral del Cile centrale e le coste dell’Australia Sud Orientale. Si tratta di una flora composta da famiglie uniche (ce ne sono addirittura otto endemiche), differenziatesi in tempi molto antichi. L’aspetto generale della vegetazione è quello di una gariga mediterranea, con una quantità sterminata di eriche (che hanno qui il centro di massimo irradiamento) e infatti la presenza di arbusti a foglie sottili e in genere aghiformi ha dato il nome a questa zona vegetazionale, chiamata localmente Fynbos (cioè a foglie fini, in afrikaan). Splendido è lo spettacolo che si presenta all’esplosione delle fioriture in settembre, spettacolo che richiama turisti da tutto il mondo per percorrere la famosa Garden Route o Via dei Giardini, che serpeggia lungo la costa orientale con vedute mozzafiato sui due oceani che qui si congiungono, in un tripudio di colori tale da far impallidire la più ricca delle tavole dipinte da Van Gogh. In tutto questo tripudio, le Protee sono tra i fiori più ammirati, sia per i loro colori, che per le fogge completamente diverse tra loro: si va infatti dai celebratissimi fiori del genere Protea, dai grandi petali carnosi gialli, rosa o rossi, alle strane forme dei petali aghiformi e contorti del genere Leucospermum, agli strani capolini del genere Leucadendron, a volte aperti e dall’aspetto di fiori secchi, altre volte chiusi e simili a piccole pigne. Ma qui, ancora una volta, la natura ci stupisce: la morfologia esterna così variabile rispecchia infatti una precisa strategia di riproduzione, differenziatasi in questa famiglia addirittura in quattro forme diverse. Infatti, i grandi fiori del genere Protea si sono evoluti in modo da essere impollinati dagli uccelli, nel caso di specie arboree o arbustive, o in alcuni casi, dove i fiori si aprono all’altezza del suolo, dai topi, attirati dall’odore non sempre gradevoli di queste corolle. Quelli del genere Leucospermum si sono invece alleati con diverse specie di insetti, per lo più coleotteri; infine i fiori del genere Leucadendron affidano il loro polline al vento. C’è da dire che tutti i fiori che richiedono l’aiuto di animali li devono attrarre con offerte di cibo, e che nel caso delle Protee questa offerta è particolarmente abbondante sotto forma di nettare. Localmente le Protee vengono chiamate Sugar bushes, ovvero arbusti del- lo zucchero e la loro impollinazione richiede l’alleanza di alcuni uccelli specializzati nel passare da un fiore all’altro in cerca del prezioso alimento: dal singolare Zuccheriere del Capo, dalla coda lunga tre volte il corpo, alla splendida Nettarinia color malachite, al Bulbul del Capo, tutto un affaccendato andirivieni di magnifici pennuti che rendono ancora più affascinante l’osservazione di questi magnifici fiori. In generale non si tratta di grandi volatori, e questo spiega le grandi differenziazioni della flora anche da una collina all’altra. Ma il motivo della grande speciazione che fa di questa zona una delle più ricche al mondo in fatto di biodiversità è soprattutto dovuta a due altri fattori: il fuoco e le formiche. Il fuoco è un grande e periodico nemico di queste zone, specialmente nei periodi più aridi, ed essendo la regione del Capo una delle più turbolente al mondo per ventosità, in quanto spartiacque naturale di due grandi oceani, gli incendi assumono proporzioni particolarmente spaventose. A questo punto le piante hanno pensato bene di allearsi alle formiche, che attratte da particolari sostanze nutritive che racchiudono la parte esterna dei semi, li trasportano sotto terra al sicuro dei possibili danni prodotti dal fuoco. Il fatto poi che le formiche non possano compiere grandi tragitti ha favorito la differenziazione locale di specie e il risultato eccolo là: Proteo fatto fiore.

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