Il dibattito necessario sui caccia F35

La Camera dei deputati ha votato mozioni contrastanti sul programma di acquisto dei caccia bombardieri F35. Necessario, oltre la consultazione on line, un dibattito pubblico sulle tesi del “Libro bianco della difesa”

Tra minacce di guerra e paure di attentati sempre ricorrenti, la Camera dei deputati ha votato a favore di una serie di mozioni relative al progetto di acquisto dei caccia bombardieri F35. Già in sede di primarie interne al partito democratico nel 2012, Pierluigi Bersani e Matteo Renzi concordavano sulla necessità di riaprire il discorso con Obama sul programma di armamenti coordinato dal gigante statunitense Lockheed Martin.

Nonostante l’impegno in termini di immagine, soprattutto per la ricaduta favorevole sui livelli occupazionali del settore, il progetto è stato criticato, da subito, non solo per la spesa miliardaria destinata a crescere nel tempo (i fondi potevano essere utilizzati per altre priorità), ma, internamente alle stesse forze armate, per il conseguente abbandono di altri progetti legati a consorzi industriali europei. La scelta strategica, maturata in decine di anni da governi bipartisan, ha intravisto nel legame con gli Stati Uniti, in assoluto primo produttore e acquirente di sistemi d’arma nel mondo, l’opportunità di entrare pienamente, seppur come partner di secondo livello, nella gestione dell’altissima tecnologia ad uso bellico. L’Italia, con il suo centro di produzione e manutenzione di Cameri, a Novara, e l’intera filiera del gruppo Finmeccanica, diventerebbe, perciò, un punto di riferimento per i Paesi acquirenti non solo europei, ma di tutto il bacino del Mediterraneo.

Mozioni contraddittorie
La Camera ha votato a favore del dimezzamento del piano di acquisto dei caccia bombardieri, proposto dai deputati del Pd dopo una lungo lavoro di inchiesta, ma, e con un consenso maggiore, ha anche votato a favore delle mozioni presentate da Forza Italia, Ncd e Scelta civica intese a sottolineare la necessità di rispettare gli impegni presi con gli alleati statunitensi rigettando le istanze di Sel e M5s che proponevano lo stop dell’intero progetto.

Realisticamente la partita decisiva si giocherà con l’adozione del “Libro bianco per la sicurezza internazionale e la difesa”, le cui linee guida sono accessibili e scaricabili dal sito del ministero della Difesa con l’invito del ministro Roberta Pinotti ai cittadini ad inviare, entro la fine del 2014, indicazioni, analisi e proposte. Il testo è scritto da un gruppo di esperti in maniera accessibile e rende esplicita la scelta già compiuta dai governi precedenti di interpretare un nuovo concetto di difesa proiettata sul piano internazionale ovunque gli interessi nazionali e dei nostri alleati siano minacciati.

È in base a tali analisi che l’investimento sul programma dei caccia F35 si rivela indispensabile mentre, come si afferma nelle linee guida ministeriali, «nel nostro Paese, purtroppo, manca una vera e diffusa comprensione di quale sia il costo da pagare affinché siano garantiti quei diritti cui tutti fanno costante riferimento e che trovano fondamento proprio nella nostra conquistata libertà». Davanti ad un tale scenario di una partecipazione attiva e autorevole per preservare la stabilità internazionale, cadono gran parte delle obiezioni sulla mancanza di risorse da destinare alle scuole e agli ospedali che continuano ad andare a pezzi. Per questo motivo il Consiglio supremo di difesa, presieduto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ribadito ultimamente di dover dire l’ultima parola in materia, suscitando polemiche sui rapporti di forza con il Parlamento di un sistema democratico.

Politica di difesa e armi nucleari
Oltre l’accesso e la consultazione via web, è evidente che vanno trovati i modi per un serio dibattito nel Paese per una «riflessione pubblica sulla strategia di sicurezza nazionale per definire gli obiettivi e gli strumenti della politica estera e di difesa», come chiede il centro di studi internazionali “Archivio disarmo”. Ad esempio fanno notare i ricercatori Barbato, Zeppa e Simoncelli, se i veri pericoli sono la proliferazione nucleare e il terrorismo, bisogna procedere ad una politica di rafforzamento del disarmo nucleare e degli strumenti d'intelligence, mentre «la persistenza delle armi nucleari tattiche Usa dislocate in Europa (Italia compresa) con il piano di ammodernamento delle bombe B61-123, la dotazione di cacciabombardieri F35 con capacità stealth (invisibili ai radar avversari) e la dislocazione di basi antimissile ai confini della Russia appaiono, invece, segnali orientati in senso opposto ad una politica di distensione, evidenziando una scelta sia italiana sia dell'Alleanza Atlantica, tesa non solo alla conferma dell'opzione nucleare, ma anche al suo rafforzamento». 

La questione non si può risolvere con accuse retoriche di pacifismo irresponsabile e lobby guerrafondaie anche perché, come sottolineano gli studi dell’Istituto affari internazionali, il programma multinazionale F35, che prevede la fornitura di 3 mila caccia bombardieri per 12 Paesi, risponde all’obsolescenza di un parco macchine che l’Italia ha impiegato recentemente «in dieci missioni internazionali, nelle quali sono stati impiegati dall'Italia oltre 100 velivoli da combattimento compiendo più di 13 mila sortite aeree e circa 36 mila ore di volo». Le «evoluzioni della dottrina sul potere aereo» non sono solo questioni tecniche.   

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