Chiara Lubich e i volontari di Dio

La repressione in Ungheria, la nascita della più laica delle vocazioni dei Focolari, i primi passi nei Paesi dell’est e in Brasile, l’ultima Mariapoli sulle Dolomiti. In occasione del Centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei Focolari, continuiamo la pubblicazione degli articoli sulla sua vita, apparsi sulla rivista Città Nuova nel 2019. Nona puntata.
Ungheria 1956

È l’autunno del 1956 e l’Europa assiste impotente a quanto sta succedendo in Ungheria: la rivoluzione, scoppiata il 23 ottobre a Budapest con studenti e operai che sfilano in solidarietà con i lavoratori polacchi di Poznan, è stata duramente repressa da 4 mila carri armati russi. Il 4 novembre, la città viene invasa da più di 200 mila soldati sovietici, si contano 3 mila morti: 250 mila ungheresi sono costretti a lasciare il proprio Paese per rifugiarsi nell’Europa occidentale. Si è a un passo dallo scoppio della Terza guerra mondiale.

In questo scenario si inserisce la voce della Chiesa cattolica. Spinto dal grande dolore provocato dagli eventi che si susseguono rapidamente, papa Pio XII promulga tre brevi encicliche che condannano i luttuosi avvenimenti in Ungheria e invitano i fedeli alla preghiera per la pace e la libertà. Qualche giorno dopo, il 10 novembre, il papa indirizza un lungo radio messaggio ai popoli e ai governanti, un accorato appello affinché si trovino nuove soluzioni per la pace e la libertà: «Dio! Dio! Dio! Risuoni questo ineffabile nome, fonte di ogni diritto, giustizia e libertà, nei parlamenti e nelle piazze, nelle case e nelle officine, sulle labbra degli intellettuali e dei lavoratori, sulla stampa e alla radio. […] Dio vi scuota dal torpore, vi separi da ogni complicità coi tiranni e coi fautori di guerre, v’illumini la coscienza e rafforzi la volontà nell’opera di ricostruzione».

Si può ben comprendere come questo potente richiamo risuonasse nell’anima di Chiara Lubich che il 15 gennaio del 1957 scrive un appassionato articolo, pubblicato su Città Nuova, dal titolo “I volontari di Dio”: «Non è possibile star a guardare, inerti, simili cose […]. Occorre gente che segua Gesù come vuole essere seguito: rinunciando a se stessi e prendendo la sua croce».

Molte persone rispondono a questo appello dando vita ai volontari di Dio, la più laica delle vocazioni all’interno del Movimento dei Focolari: persone impegnate a vivere radicalmente e liberamente il Vangelo, per irradiarlo nella società. Chiara stessa li chiama «i primi cristiani del XX secolo». Presentando anni dopo i volontari di Dio a Giovanni Paolo II , Chiara descriverà la loro vocazione come una «totale donazione a Dio senza consacrazioni particolari. […] Essi cercano di portare il fuoco, la luce e la forza, la ricchezza del Risorto, sforzandosi perciò di farlo splendere in se stessi con l’abbraccio delle croci di ogni giorno e impegnandosi a generare, con la più profonda unità tra loro, la Sua presenza nelle case, negli ospedali, nelle scuole, nei parlamenti, nelle officine, dappertutto».

La nascita dei volontari di Dio è anche frutto di quanto Chiara vive all’unisono con la Chiesa negli anni del dopoguerra. Ella segue con apprensione le vicende che avvengono nell’Europa dell’Est: nel 1945, l’invasione dell’Unione Sovietica nei Paesi del blocco orientale aveva avviato l’attuazione del cosiddetto “socialismo reale” con il bando della religione e la persecuzione dei credenti. Nel 1954, Chiara incontra Pavel Maria Hniliça, un vescovo consacrato clandestinamente in Cecoslovacchia. Padre Maria, così verrà chiamato, cogliendo lo spirito del carisma dell’unità, chiede a Chiara di diffonderlo oltrecortina. Lei lo invita a consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria per affidarle il compito di compiere il disegno di Dio sulla sua Opera.

Così, poco tempo dopo, gli avvenimenti permettono che un folto gruppo di focolarini si offra di partire per l’Est europeo, dando inizio, nel 1955, alla diffusione dei Focolari in quei Paesi e iniziando una delicata missione al servizio della Chiesa. Dalla Germania orientale, il Movimento si diffonderà in Polonia, Ungheria, Siberia, Cecoslovacchia e, più a Sud, in Romania e Bulgaria.
Alla domanda come mai il Movimento volesse espandersi proprio in quelle terre, dove i cristiani venivano perseguitati, Chiara risponde: «Perché amiamo Gesù Abbandonato». Non c’è un motivo politico dietro questa decisione, solo la fedeltà alla propria chiamata e l’amore al suo sposo crocifisso e abbandonato .

Partono i bastimenti per il Brasile, con a bordo i primi focolarini. Nella foto: Ginetta Calliari.
Partono i bastimenti per il Brasile, con a bordo i primi focolarini. Nella foto: Ginetta Calliari.

Sono anche gli anni della voglia di rinascita di un’Europa che fatica a riemergere dalle ceneri di due guerre mondiali. Un avvenimento che segna la voglia di riscatto è l’Esposizione universale, che si tiene a Bruxelles nella primavera del 1958.
Chiara vi si reca in visita e il 20 aprile 1958 scrive un editoriale per Città Nuova intitolato “Gesù all’Expo”: «Il Figlio dell’Uomo non disdegna di mescolarsi a tutte le faccende umane e, attraverso l’armonioso suono delle campane, farà arrivare il ricordo dell’eterno e del divino a tutti coloro che si sono lì riuniti, ad esaltare le capacità dei popoli, che Egli ha creato». Col pensiero rivolto alla Mariapoli che si sarebbe tenuta dopo qualche mese a Fiera di Primiero, afferma: «Questa Mariapoli sarà una Expo di Dio», volendo sottolineare il valore della presenza di Cristo in mezzo al suo popolo. È la prima Mariapoli con una significativa presenza di persone provenienti da altri Paesi e proprio lì matura l’idea di inviare qualcuno in America Latina. L’ultima domenica di ottobre, il giorno di Cristo Re, partiranno tre focolarini per il Brasile.

L’anno seguente, il 1° luglio 1959, inizia l’ultima Mariapoli sulle Dolomiti, chiamata “La Gloria di Dio”, con circa 10 mila partecipanti provenienti da 27 Paesi. Rappresentanti di essi consacrano i rispettivi popoli a Maria. Da allora non si ci sarà più un’unica Mariapoli in Trentino, sia per l’alto flusso di persone, sia per le difficili fasi che attraversa il Movimento in quegli anni. Essa, però, si moltiplicherà nel mondo, proprio come il chicco di grano che morendo produce frutto.

Un esercito di volontari
«C’è stata dunque una società capace di togliere il nome di Dio, la realtà di Dio, la provvidenza di Dio, l’amore di Dio dal cuore degli uomini. Ci deve essere una società capace di rimetterlo al suo posto. Dio c’è, c’è, c’è. […] Occorre gente che segua Gesù come vuole essere seguito: rinunciando a se stessi e prendendo la sua croce. Che crede quest’arma: la croce, più potente delle più potenti bombe atomiche perché la croce è un varco nelle anime, mediante la quale Dio entra nei cuori dei Suoi figli e li fa Suoi atleti e Suoi soldati. Alle forze del male occorre opporre forze divine.
Fare un blocco di uomini di tutte le età, razze, condizioni, legati dal vincolo più forte che esista: l’amore reciproco lasciatoci dal Dio umanato morente, come testamento, ideale supremo e insuperabile forza.

Amore reciproco che fonde i cristiani in un’unità divina, inscalfibile agli attacchi dell’umano e del male, che sola può opporsi all’unità provocata dall’interesse, da motivi di questa terra, dall’odio.

Amore reciproco che significa: fatti concreti, proiezione di tutto il nostro amore verso i fratelli per amore di Dio. Insomma occorrono discepoli di Gesù autentici nel mondo, non solo nei conventi. Discepoli che volontariamente Lo seguano, spinti da un illuminato amore verso di Lui, in quest’ora tenebrosa, e verso la Sua Chiesa. Gente che sia pronta a tutto, perché Dio, Gesù, Maria, il Vangelo, la Chiesa trionfino. Un esercito di volontari, perché l’amore è libero. Un esercito perché bisogna fare una guerra ed edificare una società nuova, rinnovata dalla Buona Novella sempre antica e sempre nuova, dove splendano con l’amore la giustizia e la verità».
(Articolo apparso su Città Nuova il 15 gennaio 1957, col titolo “I volontari di Dio”).

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