I miei primi tempi con Chiara

Intervista a Marco Tecilla su "Lettere dei primi tempi. Alle origini di una nuova spiritualità", una delle prossime pubblicazioni di Città Nuova
Chiara giovane

È stata sempre molto fitta la corrispondenza che Chiara ha tenuto negli anni. Pensieri cuciti attraverso le parole e la carta e indirizzati a volte a persone conosciute per breve tempo a cui però dava tutto quello che più le premeva nel cuore: Dio. Gli anni che vanno dal 1943 al 1949 sono ancora gli albori della nuova spiritualità dell’Ideale dell’unità, ed oggi vengono raccontati proprio attraverso le lettere appartenenti a questo periodo in un volume di prossima uscita per Città Nuova. Chiara in una di questi scritti dice: «Il tempo è un lampo e in mano nostra è solo l’attimo fuggente», nulla di più vero se pensiamo che sono questi gli anni in cui lei inizia la propria corsa invitando anche altri giovani a seguirla. Ed uno di loro quell’appello, l’ha accolto e ne ha fatto la propria vita: è Marco Tecilla, il primo focolarino. È lui che ha aiutato a selezionare queste missive e a lui rivolgiamo alcune domande.

 

Hai conosciuto Chiara ad un incontro a sala Massaia. Cosa ti è rimasto di quell’incontro?

 

«Mia sorella frequentava già Chiara, e quindi ne avevo sentito parlare. Ero prevenuto, in realtà. Quando ero a Sala Massaia però, sentendola parlare, ne rimasi folgorato. Mi sono cadute le squame dagli occhi. Ero un giovane operaio diciannovenne, gli altri erano molto più istruiti di me. Nessuno però continuò a frequentare il  movimento successivamente. E questo mi fa ripensare alla frase del Vangelo di Matteo: “Io ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai saggi e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”».

 

Quando il primo colloquio diretto con Chiara?

 

«Frequentavo già la casetta di Piazza Cappuccini e respiravo già quell’aria. La prima volta Chiara mi parlò della necessità di essere veri cristiani, e di non deporre il trucco dopo la domenica come si fa in teatro usciti di scena. Andai via da lì con l’anima in Paradiso, e quel Dio al di là della volta celeste lo sentivo presente. Il mio cristianesimo era stato buttato all’aria».

 

Cosa traspare secondo te da queste lettere.

 

«Ognuna di esse secondo me è da meditare. Esternamente non vi si trova ancora il carisma, ma dentro c’è un tale amore e una tale formazione che ti fanno vedere come già allora Chiara fosse una vera direttrice spirituale. Hanno uno stile irripetibile, il suo». 

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