I dubbi sulla governance europea

Il CETA, l'accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea, è a rischio approvazione per la contrarietà della Vallonia, regione del Belgio
Ceta

All’inizio di luglio la Commissione europea ha presentato al Consiglio dell'Unione Europea una proposta riguardante la firma e la conclusione dell'accordo di libero scambio tra l'Unione Europea (UE) e il Canada, noto come accordo economico e commerciale globale (in inglese Comprehensive Economic and Trade Agreement – CETA), i cui negoziati, condotti dalla Commmissione europea per cinque anni e conclusisi nell'agosto del 2014, dotrebbe entrare in vigore in forma provvisoria all'inizio del 2017, ma dovrà essere approvato anche dal parlamento canadese e dai parlamenti nazionali degli Stati membri dell’UE, dato che si trattata di un accordo commerciale con conseguenze extra-commerciali. La Commissione auspicava che l'accordo fosse firmato durante il prossimo vertice tra UE e Canada, previsto il 27 ottobre. Invece, nel Consiglio europeo della scorsa settimana, il Belgio non ha potuto dare l’assenso alla firma dell’accordo poichè il Parlamento della Vallonia, una delle comunità autonome che compongono il Belgio, ha votato contro il CETA.

 

Il Parlamento della Vallonia, regione francofona del Belgio del Sud, si è opposto alla ratifica del CETA perchè non condivide la norma che prevede la possibilità di ricorrere a delle cause extragiudiziali in caso di controversie tra le imprese ed i governi, imprese che quindi potrebbero chiedere i danni per delle leggi che comportino delle discriminazioni per loro, rispetto a quanto garantito dal CETA. Da questa norma contestata discenderebbe il timore che le potenti imprese multinazionali potrebbero avere una preminenza giuridica rispetto alla sovranità degli Stati. Il rischio della ratifica del CETA dipende anche dal fatto che l’ordinamento del Belgio ha un totale di sette assemblee parlamentari e che ciascuna di esse ha diritto ad esprimersi sulle questioni riguardanti il commercio internazionale.

 

Il “no” al CETA è arrivato dal Partito Socialista (PS), sia nel Consiglio Regionale della Vallonia che nel Consiglio della Federazione Vallonia-Bruxelles, partito che storicamente è il primo della Vallonia (con oltre il 30% delle preferenze) e da Paul Magnette, alla guida del Governo della Vallonia dal 2014, con una coalizione tra socialisti e democrisitani. Sebbene tutti i partiti socialisti europei siano a favore del CETA, la scelta vallone va in senso opposto soprattutto a causa della difficile situazione socio-economica che sta vivendo la regione. Infatti, se prima la Vallonia era una comunità prosperosa basata sull’economia che ruotava attorno all’estrazione del carbone, oggi è in crisi a causa del progresso teconologico e della concorrenza esterna all’UE, oltre che a causa dell’inarrestabile declino dell’industria siderurgica europea. Basti pensare che solo l’ultima grande azienda straniera (americana) a chiudere, la Carterpillar, ha causato una perdita di 2000 posti di lavoro diretti ed altrettanti nell’indotto.

 

Invece, un’altra regione del Belgio, le Fiandre, si è aperta ed ha beneficiato dei processi di globalizzazione, attirando invetimenti esteri ed imprese multinazionali. A questa crisi socio-economica si aggiunge la marginalizzazione del PS a livello federale, dove è all’opposizione, arrivando a toccare il 25% delle preferenze negli ultimi sondaggi. Contemporaneamente, l’ascesa del Partito del Lavoro (d’inspirazione maoista-leninista) dal 5 al 15% pone seri rischi per il PS. Dunque, Paul Magnette, nonostante sia un convinto europeista, ha dovuto quasi subire la scelta di opporsi al CETA, sia per mantenere i consensi dell’elettorato contrario alla globalizzazione sia perchè i democristiani che compongono la coalizione di governo hanno un elettorato rurale che teme la concorrenza aggressiva degli agricoltori canadesi. Inoltre, nel complesso assetto territoriale e linguistico del belgio, il PS francofono non riesce ad innescare dei processi di riforma necessari al Paese, dei quali invece si sta facendo carico il Partito Liberale attualmente al Governo.

 

Il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, aveva dato alla Vallonia tempo fino alla notte del 24 ottobre per chiarire la sua posizione sul CETA, paventando ripercussioni negative per la manodopera europea, i consumatori e la protezione dell'ambiente. Invece, Andre Antoine, Presidente del Parlamento della Vallonia, ha dichiarato che «non sarà possibile rispettare l'ultimatum», laddove Paul Magnette ha ricevuto da Bruxelles il testo di una nuova dichiarazione vincolante sulla protezione dei nuovi investimenti. Mentre la Vallonia chiede più tempo per esaminare i testi ed il Governo del Belgio sta tentando di negoziare con i leader della Comunità della Vallonia, il prossimo vertice UE-Canada, con la presenza di Justin Trudeau, Primo Ministro canadese, sarà molto probabilmente annullato. L’episodio, comunque andrà a finire, pone quindi ulteriori dubbi sulla governance europea, dove l’opposizione della Vallonia, con i suoi 3,6 milioni di abitanti, seppure legittima, rischia di condizionare l’intera UE, con i suoi 500 milioni di abitanti, ed anche il Canada, che ha proprio nell’UE il secondo partner commerciale. Quali riflessi avrà tutto ciò su questioni importanti come il negoziato per l’accordo commerciale con gli Stati Uniti ed il negoziato per l’uscita del Regno Unito dall’UE? O ancora, come verranno affrontate in modo autorevole questioni come la crisi dei rifugiati o le sanzioni verso la Russia?

 

 

Vedi anche: http://www.cittanuova.it/c/456215/Libero_scambio_tra_Canada_e_Ue_i_vantaggi_per_le_imprese_italiane.html

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