Guerra in Ucraina e prezzo del grano

Secondo il direttore dell'Associazione Italiani Mugnai d’Italia (358 aziende molitorie nel Paese) le importazioni dalla Russia e dall’Ucraina rappresentano il 4% del volume totale per il grano tenero mentre è ancora minore la percentuale di grano duro dalla Russia e assente dall'Ucraina.Ma gli effetti a catena su tutta la filiera della produzione mondiale del frumento è destinata a riversarsi sui prezzi per i consumatori
Grano

I rincari dei prezzi di pasta e pane sugli scaffali dei supermercati presi d’assalto già prima dell’esplosione della presunta “guerra-lampo” di Putin in Ucraina che di lampo causa sanzioni, morti e distruzioni, rappresentano un allarme inevitabile per l’economia a la pancia dei cittadini.

Nei giorni precedenti Vincenzo Divella, amministratore delegato di uno dei principali pastifici italiani lanciava messaggi preoccupanti per le difficoltà di approvvigionamento di grano dall’est europeo con una nave che avrebbe dovuto caricare grano proteico dal porto di Rostov. Agli scenari allarmanti si accoda Coldiretti che conferma i prezzi alle stelle e i carichi di mais (Russia e Ucraina rappresentano il 19% dell’ export di mais) non pervenuti in Italia a causa dei porti chiusi sul Mar Nero.

Pier Luigi Pianu, direttore di Italmopa, Associazione Italiani Mugnai d’Italia che rappresenta in Italia, in via esclusiva, l’industria molitoria, articolata nei due comparti della macinazione del frumento tenero e del frumento duro, delinea l’attuale quadro dell’agroalimentare: «Soffermandoci sulle scorte di frumento tenero non si registrano criticità, poiché le importazioni dalla Russia e dall’Ucraina rappresentano il 4% del volume totale di grano tenero annualmente trasformato dai mulini. Si tratta di una percentuale contenuta» – prosegue il direttore dell’associazione dando piccoli segnali di fiducia – «Sebbene non si stiano operando scambi con i due Paesi coinvolti nel conflitto non dovrebbero determinarsi particolari difficoltà per la disponibilità della materia prima, in quanto le scorte internazionali sono soddisfacenti per quanto riguarda i volumi».

Si prevede, infatti, una sostituzione del frumento russo o ucraino compensando la provenienza da altri stati, ma le difficoltà nascono dall’assenza duratura nei mercati internazionali dei due Paesi dell’est che insieme rappresentano il 30% delle esportazioni mondiali di frumento tenero, impattando notevolmente sul livello delle quotazioni, come già sta accadendo.

Se da un lato destano una sottile rassicurazione le parole del direttore di Italmopa che raggruppa 358 aziende molitorie italine, dall’altro emergono le criticità legate ai costi: «Nelle ultime settimane abbiamo raggiuto quotazioni record su tutti i mercati internazionali o nazionali delle quotazioni di frumento tenero che a cascata si ripercuotono sull’industria molitoria soprattutto per l’esplosione dei costi energetici e logistici».

Costi di energia e logistica sono i fattori che maggiormente stanno mandando in tilt il comparto e Pier Luigi Pianu dichiara: « È impensabile credere che questa esplosione dei costi delle materie prime cerealicole, energetiche o logistiche possano essere assorbite totalmente dall’industria molitoria».
È, quindi, inevitabile assistere all’impennata attuale dei prezzi dei prodotti derivati delle farine con i tempi che potrebbero dilungarsi come afferma il direttore: «Con l’assenza di Ucraina e Russia dai mercati la situazione potrebbe diventare più complessa con livelli di quotazione del grano ancora elevati a medio termine. Dobbiamo aspettarci un livello di quotazioni sostenuto per un periodo abbastanza lungo».

Ulteriori criticità nascono nell’altro comparto, quello del frumento duro come spiega il direttore: «Problemi di rifornimento potrebbero sollevarsi dal Kazakistan in quanto esportatore frumento seppur a livelli limitati ai mulini italiani. Anche se questo Paese non subirà l’impatto delle sanzioni internazionali applicate alla Russia, rischia di subire grosse difficoltà di accesso ai porti e alla logistica di cui usufruiva fino ad oggi. La pista kazaka potrebbe essere, quindi, non più praticabile nei prossimi mesi e a medio termine».

L’Italia importa grano duro dalla Russia in quantità non significative, mentre l’Ucraina non è Paese produttore. Dallo scenario descritto dal direttore dell’Associazione dei Mugnai d’Italia si evince l’effetto-cascata provocato dalla guerra per ogni singolo cittadino.

È chiaro che l’impatto dell’aumento del costo del grano avrà ripercussioni sul livello di quotazione delle farine e delle semole che va a toccare i costi dei prodotti destinati ai consumatore. La guerra ha il drammatico potere di spezzare senza pietà le filiere legate dalle industrie, dalle piccole attività produttive, dai consumator

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