Grandi e Piccoli

«I leader dei Paesi riuniti sono impegnati ad affrontare la dimensione sociale della crisi, mettendo i problemi delle persone al primo posto e promuovendo un'azione a livello globale per l'occupazione e la protezione sociale», è scritto nei primi paragrafi del documento finale del recente G8 de L'Aquila.
Mentre leggiamo all’inizio della terza enciclica papale, Caritas in veritate: «La carità nella verità, di cui Gesù Cristo s’è fatto testimone con la sua vita terrena e, soprattutto, con la sua morte e risurrezione, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera».

 

Una felice coincidenza, solo in parte voluta, ha fatto sì che il documento di Benedetto XVI venisse pubblicato in contemporanea col vertice dei Grandi di questo mondo. Altra felice coincidenza: tra le affermazioni di principio dei due documenti è sottolineata la centralità della “persona”. “Persona”, non “individuo”. Un dettaglio, dirà qualcuno. In realtà un fatto importante, che potrebbe cambiare qualcosa o molto nei rapporti internazionali, tra popoli, civiltà, religioni.

Parlare di “persona” e non di “individuo” indica infatti un cambiamento di prospettiva: pragmaticamente, prima ancora che teoricamente, ci si è infatti resi conto che il disprezzo della singola persona umana, qualunque sia, alla lunga danneggia le singole nazioni, i singoli popoli. Addirittura l’intera umanità. Le vicende degli ultimi decenni legate al presunto scontro di civiltà tra Occidente e mondo musulmano ce lo insegnano. Così come i danni provocati dal disprezzo secolare del vecchio e del nuovo colonialismo. Così come la disperazione di tante vittime dei crack finanziari dell’ultimo anno.

C’è di più. Piano piano, ma sicuramente, l’influenza del pensiero giudeo-cristiano sulla persona «fatta ad immagine di Dio» e sul rispetto della singola persona umana (leggi diritti umani) sta allargandosi a macchia d’olio grazie alle vie e alle autostrade telematiche della Rete. Le ultime vicende delle proteste e degli scontri a Teheran e a Ürümqi – episodi così diversi eppure così simili – mostrano che l’interdipendenza tra i popoli passa per il rispetto dei diritti di “ogni” persona, non di una generica umanità.

 

“Ogni persona” è infatti il punto d’incontro tra il particolare e l’universale. «Se uccido una persona – scriveva Buber – ammazzo l’intera umanità». Non egualmente si potrebbe pensare se si prendesse in conto l’individuo singolo, nudo e crudo: cioè un numero della Shoah, della carne da macello per le guerre dei dittatori d’ogni bordo, un consumatore tra i tanti, privato del proprio valore unico e irripetibile.

E allora, se si prenderanno alla lettera le raccomandazioni del G8 e di Benedetto XVI, qualcosa di nuovo potrà essere introdotto nelle relazioni internazionali. Perché, come ogni uomo avrà la sua dignità riconosciuta, così i “piccoli” Paesi, i continenti sfavoriti, l’Africa in particolare, non saranno più “Piccoli” ma partner dei “Grandi”. Ha detto Obama in Ghana: «Dobbiamo dare testimonianza del valore di ogni bambino del Darfur e della dignità di ogni donna del Congo. Nessuna fede o cultura può giustificare le offese contro di essi».

In questo senso va incoraggiata la lungimiranza dello stesso Obama che sembra aver adattato soprattutto in politica estera un principio di sano rispetto dell’altro: lavorare “con” l’altro, e non “sopra” di lui, o “prima” di lui, tanto meno “a prescindere” da lui. Da qui la priorità data all’imperativo del dialogo, e non solo a quello della sicurezza.

I prossimi decenni diranno se il cambiamento di prospettiva è stato recepito a livello internazionale. Il “pensare alto” di Benedetto XVI – ma anche di tanti leader politici –, forse costretti a farlo dalla gravissima crisi economica determinata dagli egoismi individualistici della finanza, fa ben sperare.

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