Glocal

Raitre, venerdì, ore 0.30. Nelle fasce orarie più marginali ed emarginate possiamo trovare trasmissioni interessanti, ce lo dobbiamo ricordare di tanto in tanto. Ad esempio, su Raitre, dal lunedì al venerdì, intorno a mezzanotte e mezza, troviamo: il lunedì Passepartout, nel caso l’avessimo perso la domenica alle 13.30 ( vedi Città nuova n.22/2001); il martedì, mercoledì, giovedì, la rubrica di tecnologia Mediamente, condotta da Carlo Massarini, trasmissione ormai collaudata, conosciuta per le notizie nel campo new-media, con leinterviste, i brevi video e le osservazioni aggiornate del conduttore, che sa informare con simpatia e competenza. Il venerdì, alla stessa ora, sta andando in onda una nuova trasmissione, definita “rubrica di società”, Glocal. Il programma necessita di una introduzione che spieghi le intenzioni degli autori e le finalità della produzione, Raieducational. Altrimenti, rischia di apparire una serie di primi piani di quattro giovani che dialogano. Le intenzioni sono di “far interagire il globale con il locale, trasferendo la forma specifica del web (la chat) e l’ambiente tipico di Internet (la casa), dentro la struttura televisiva “. Glocal, dunque, vuole mostrare come la globalizzazione influenza le culture locali. Quattro giovani, attraverso un sistema di videoconferenze, possono collegarsi dalle proprie case per un’ora al giorno, per cinque giorni la settimana. La sintesi dei loro dialoghi forma la trasmissione, appunto, del venerdì sera (notte). Il linguaggio domestico della chat, dun- que, è vista come la forma più adatta per far capire contenuto del programma, che mostra come la globalizzazione entra nel quotidiano dei quattro ragazzi. Si presentano: Tosca di Torino, Agata di Napoli, Daniele di Bologna , Luca di Catania e iniziano a dirsi, un po’ impacciati un po’ scherzando i desideri, le aspirazioni. Dopo poco riescono a parlare di identità, di sud-nord, della loro infanzia e di musica etnica, del sentimento nazionale di campanilismo. Le 12 puntate previste, in cui ai dialoghi si alternano brevi video amatoriali su storie locali, si snodano intorno a temi quali la moda, l’identità, la famiglia, consumismo. Ascoltando le battute dei quattro, che via via discutono più sciolti e riflessivi, si nota come davvero la rete sia soltanto un “mezzo”, la qualità e contenuto essendo sempre data dall’uomo che lo usa. Però è un mezzo che può prolungare, ampliare, approfondire al massimo la conoscenza e la cultura, patto che l’uomo lo utilizzi al meglio, come nel nostro caso, ad esempio. È interessante notare che i quattro ragazzi riescono a dialogare tra di loro non come se il mezzo non ci fosse, ma perché tipo di mezzo che utilizzano, il web e la tv che verrà usata per la diffusione, porta a una riflessione impegnata. Questo, all’interno di una cornice progettuale seria, pensata dagli autori. Ma, e se gli autori fossero quelli de Il grande fratello?

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