Gli uccelli della Nuova Zelanda

Una settimana senza pioggia è considerata periodo siccitoso e già vi sono ripercussioni sulla salute della vegetazione. Da quelle parti l’escursione è meglio farla sotto l’acqua, i fenomeni naturali da vedere sono più interessanti e soprattutto le zanzare e i pappataci meno attivi. Parlo dell’area all’estremo sud-ovest della Nuova Zelanda che, con una piovosità di 7.000 millimetri all’anno, è tra le più umide del globo. Ma non è questo il solo primato. Ricchissima di fiordi nella costa occidentale, solcata da ghiacciai che scendono dalle catene montuosa e punteggiata di pozze, cascate, ruscelli, laghi, si propone come uno degli angoli più caratteristici del pianeta. Protetta nel Fiordland National Park, vanta zone dichiarate dalle Nazioni Unite nel 1990 patrimonio dell’umanità. Ciò non tanto per il paesaggio o per la lunghissima e particolare storia geologica, ma soprattutto per l’unicità delle specie viventi. I vegetali sono quasi tutti endemici, cioè presenti nel mondo soltanto in quell’area. Al Fiordland convivono specie dalle caratteristiche tropicali con quelle alpine, altre legate all’ambiente salato con quelle di foresta pluviale. L’osservatore non ha che l’imbarazzo della scelta nel cogliere particolari. Il cosiddetto giglio del monte cook (Ranunculus lyalii), che a dispetto del suo nome non è un giglio, con i suoi 8 centimetri di diametro è il ranuncolo più grande del mondo. Svariati sono i cromatismi floreali delle piante sia di costa che di foresta pluviale o di alta montagna. Dal verde cupo delle innumerevoli felci ai fiori rossi del rata (Metrosideros excelsa), ai bianchi capolini della “mountain daysy” (Celmisia spectabilis), una margherita di monte lontana parente della nostra stella alpina, che cresce direttamente sulle rocce. L’isolamento di milioni di anni ha prodotto anche nelle specie animali caratteristiche peculiari. Sono queste le terre del kiwi, lo strano uccello notturno, attero, rassomigliante ad una palla piumata con becco e zampe.Tra le particolarità ha quella di deporre un uovo enorme, quattro volte più grande delle normali dimensioni di quelle di uccelli della sua taglia. Anche l’interno è sproporzionato con un tuorlo gigante, probabilmente per contenere le sostanze nutritive sufficienti al lungo periodo di cova di oltre due mesi. Le rotte migratorie evitano in genere la Nuova Zelanda, per cui anche gli uccelli in grado di volare sono estremamente legati al territorio e spesso endemici. Il kea (Nestor notabilis), è l’unico pappagallo al mondo che vive in montagna. Nella sua sedentarietà ha “escogitato” di diventare predatore. Ha assunto infatti un comportamento estremamente sfrontato da quando l’uomo ha introdotto gli ovini nella zona, usando talvolta le pecore come fonte alimentare. Individuato un gregge, piomba sul dorso dell’ignara preda e, utilizzando come arma il becco particolarmente lungo e robusto, si nutre delle parti molli. Un suo stretto parente il kaka (Nestor meridionalis), è invece un pappagallo dal carattere opposto. Assolutamente timido e schivo, vive all’interno della foresta pluviale nutrendosi di semi e di frutta. Tra le centinaia di specie che nel mondo si trovano soltanto nel sud della Nuova Zelanda, vi è il takahe, un bellissimo rallide dai vivi colori rosso, verde e blu e dalle dimensioni enormi, pressappoco come quelle di un’oca. Considerato estinto all’inizio del secolo scorso, con grande sorpresa fu ritrovata una coppia nel 1948 sui monti Murchison all’interno del Fiordland. Dopo il rinvenimento di qualche altro esemplare e una assoluta protezione, la popolazione si è ripresa ed è stimata in circa 130 individui. Quest’area per noi remota è stata definita come “il territorio dalla infinita sinfonia”: nulla di più appropriato per una terra dove la forza dirompente degli elementi quali vento, acqua, gelo, pioggia, maree, armonizzati dalla fantasia della natura, danno il senso di una antichissima fucina naturale, ma in costante elaborazione di bellezza creativa. Fiordland Il Fiordland fa parte dell’isola del sud. Come il resto della Nuova Zelanda si pensa che questa terra sia un frammento staccatosi più di 100 milioni di anni fa dal grande continente di Gondwana, a cui appartenevano gran parte delle attuali maggiori terre emerse del pianeta. Questo lunghissimo isolamento ha fortemente inciso sulla flora e la fauna permettendo uno sviluppo autonomo senza contatti esterni. Ne consegue che gran parte delle specie neozelandesi sono endemiche. Si trovano forme antichissime di alberi, e strani animali: dal rettile più antico del pianeta risalente all’epoca dei dinosauri, il tuatara, al pappagallo non volatile più grande del mondo, dai lombrichi più grandi ai pipistrelli più piccoli, questi ultimi gli unici mammiferi presenti non introdotti dall’uomo. Purtroppo gli altri, portati direttamente o sbarcati clandestinamente dalle imbarcazioni, come ratti e topi; così come anche alcune specie vegetali tra cui rovi e altre specie infestanti, hanno fortemente inciso sulla flora e fauna originaria al punto che oggi più di 150 specie, quasi il 10 per cento della flora indigena e molte specie di uccelli, nonostante gli sforzi di tutela e salvaguardia, rischiano l’estinzione.

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