Giorgio Strehler, la sua vita in un documentario

Nel centenario della nascita del grande regista, un film Rai ne ripercorre la vita e l’opera.
Strehler
Ph. Ciminaghi

C’è la parabola di un’intera vita vissuta per il teatro. Ci sono i suoi ricordi d’infanzia, l’impatto nel mondo della scena, gli allestimenti più celebri che l’hanno reso famoso in tutto il mondo, la psicologia dell’uomo, il sodalizio con Paolo Grassi col quale iniziò l’avventura teatrale e culturale milanese, e le grandi battaglie del Piccolo. E poi il forte legame con alcuni attori e attrici (Andrea Jonasson, Giulia Lazzarini, Giancarlo Dettori, Tino Carraro, Pamela Villoresi, solo per fare alcuni nomi), il fondamentale rapporto che ebbe con i suoi scenografi (Ezio Frigerio fra tutti), l’uomo privato e l’incredibile simbiosi tra arte e vita. Emerge tutto questo, e molto altro ancora attraverso anche numerose testimonianze, nel ricco documentario Strehler, com’è la notte? il film di Alessandro Turci girato in occasione dei cento anni dalla nascita di Giorgio Strehler, il cui titolo Strehler, com’è la notte? Chiara, riprende le battute che chiudono La Vita di Galileo di Bertolt Brecht, uno degli spettacoli più amati dal pubblico del teatro di via Rovello.

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Strehler con Ferruccio Soleri e i giovani del Piccolo Teatro di Milano (ph Ciminaghi)

Presentato a fine novembre del 2021 al 39mo Torino Film Festival e proposto da Rai Documentari l’1 gennaio su Rai 3, il documentario è ora visibile su Raiplay. È un viaggio e una guida nell’immenso universo strehleriano lungo una carriera straordinaria, attraverso una miriade di voci e testimonianze inedite provenienti dagli archivi della Rai, che ci aiutano a capire l’uomo e il suo lascito culturale, il tutto intrecciato con performance, interventi e riflessioni sull’arte e sul teatro. Dalla fondazione del Piccolo Teatro alla rivelazione di Bertolt Brecht, dal goldoniano Arlecchino di Ferruccio Soleri all’opera di Mozart Così Fan Tutte, dalla lite con il grande direttore d’orchestra Herbert Von Karajan alle ultime regie mozartiane, il film restituisce uno Strehler emblema del Teatro. Cento minuti sono pochi per raccontare questo straordinario artista. Ma al tempo stesso sono molti, perché talmente densi di riferimenti, poesia, nozioni e stagioni, istanze di dibattito e contraddizioni, da risultare quasi irricevibili.

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Strehler prova “Io Bertolt Brecht” con Tino Carraro e Milva (ph Ciminaghi)

Così lo commenta lo stesso regista: «Lo è, un film compiuto? Non lo sappiamo; forse non ha nemmeno importanza. Credo restituisca l’atmosfera di una certa Milano, di un quel mezzo miglio straordinario che divide via Rovello dal Teatro alla Scala. Una sorta di quinta teatrale a cielo aperto, dove il mondo di Strehler aveva il suo magico ridotto, un quartiere a lungo inviolabile, fucina di bellezza, ma anche epicentro verdiano de l’ora bruna che colpiva incessante sia l’intimo dell’artista fragilissimo, sia l’uomo pubblico negli anni dolorosi del commiato dalla Città. Eppure la notte di Strehler ci appare, oggi, indelebilmente chiara. La rende tale la sua capacità di aver creato una famiglia teatrale e di averla tenuta unita nel corso di mezzo secolo, come massima espressione del teatro colto e del teatro pubblico, dove i due termini si sono armonizzati e brechtianamente quasi confusi l’uno nell’altro. Ecco perché abbiamo deciso per un film corale, polifonico, non celebrativo ma epico, nel senso che fosse in grado di trasferire al pubblico la responsabilità di farsi la domanda se, alla fine, come si chiedeva spesso Josif Brodskij, ne sia valsa la pena guardarlo. A ciascuno la sua risposta».

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Strehler in “Arlecchino servitore di due padroni” (ph Ciminaghi)

Nelle celebrazioni che il Piccolo Teatro ha iniziato lo scorso 14 agosto, c’è anche una mostra nata in collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano e la Fondazione Corriere della Sera, dal titolo Strehler e i palcoscenici milanesi, costituita non solo di fotografie e manifesti, ma anche oggetti di scena, costumi, copioni, documenti autografi, appunti di regia, disegni tecnici ed elementi di scenografia. Nei foyer del Teatro Strehler, Grassi e Studio Melato, un vero e proprio tesoro custodito negli archivi, solitamente non accessibile, che è stato reso disponibile al pubblico con l’intento di ripercorrere, in un viaggio esperienziale e conoscitivo, la vicenda artistica e creativa del Maestro.

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