Gestire le foreste per aumentare la sicurezza e il loro valore

Per evitare disastri e rendere i nostri boschi più resistenti di fronte alle intemperie bisogna varare dei piani di gestione, che ne fanno anche aumentare il valore economico. Intervista a Saverio Maluccio del Crea
Foreste Progetto Mosaico Verde, messa a dimora degli alberi
Progetto Mosaico Verde, messa a dimora degli alberi

In 5 anni sono stati messi a dimora più di 322 mila alberi, che consentono un assorbimento di circa 226 mila tonnellate di anidride carbonica. Sono inoltre stati riqualificati più di 3 milioni di metri quadri di aree verdi, in oltre 100 Comuni e 20 parchi in 17 regioni italiane. Sono questi i numeri ottenuti da Mosaico Verde – la Campagna nazionale per la riqualificazione delle aree urbane ed extraurbane e la tutela delle foreste, promossa da AzzeroCO2 e Legambiente –, resi noti nei giorni scorsi a Roma alla presenza dei rappresentanti di alcune delle 40 aziende che sostengono il progetto.

«Non piantiamo semplicemente alberi – ha dichiarato Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2 -, semmai cerchiamo di moltiplicare il valore complessivo che possiedono: ambientale, per la loro evidente capacità di contribuire ad un mondo più sostenibile; economico, per la possibilità di sviluppo del territorio favorendo la crescita di un indotto green; sociale, perché dagli alberi passa anche l’uguaglianza e la cultura della protezione del bene comune».

«In questi 5 anni ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente che ha consegnato ad AzzeroCO2 il premio Life Terra Climate Awards 2022-2023 per la categoria “Most Involved Tree Planting Partner” abbiamo reso le nostre città più verdi e resilienti ai cambiamenti climatici, ripristinato boschi e parchi in stato di abbandono, ricreato oasi naturali di biodiversità, offerto rifugio e ospitalità alle api e agli insetti impollinatori. Un punto di partenza e non di arrivo, che ci sprona a fare ancora di più, per contrastare la crisi climatica e garantire alle future generazioni un avvenire più sostenibile».

Per quanto riguarda le foreste, oggi nel nostro Paese ricoprono circa 12 milioni di ettari di territorio, ma solo una minima parte della superficie forestale italiana può contare su un piano di gestione ad hoc. Ne abbiamo parlato con Saverio Maluccio, responsabile del nucleo Monitoraggio carbonio del Crea, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria.

Maluccio, la superficie forestale è diventata superiore a quella agricola ed è in continua espansione. Com’è possibile, considerando le tante minacce che ci sono, come ad esempio gli incendi estivi?
Ormai la superficie forestale è arrivata al 36% della superficie totale nazionale perché le aree interne, che prima erano utilizzate per l’agricoltura, e le aree montane si sono spopolate a causa dei problemi economici e sociali che ci sono in queste zone. Lo spopolamento ha portato all’abbandono delle terre agricole che con il tempo sono state naturalmente conquistate dalle foreste, quindi il cambiamento di uso del suolo è stato quello da agricolo o da pascolo a forestale. Volendo quantificare, possiamo dire che ogni 9 minuti abbiamo una foresta in più, grande quasi quanto un campo di calcio e con l’accrescimento della biomassa degli alberi delle foreste nazionali possiamo riempire ogni giorno 39 piscine olimpioniche. L’importante adesso non è tanto piantare i nuovi alberi, azione comunque positiva, ma è importante anche conservare tutto quello che abbiamo, quindi riuscire a rendere le foreste maggiormente resilienti, che significa più resistenti all’attacco di eventi estremi come incendi, tempeste di vento, inondazioni, dissesto idrogeologico, frane… Gli incendi negli ultimi 10 anni sono aumentati del 50% come superficie, ma ci sono degli anni particolari, come il 2017 o il 2021, in cui abbiamo superato 100 mila ettari di superficie forestale andata in fumo. In queste situazioni, la capacità di assorbimento dell’anidride carbonica del settore forestale totale viene dimezzata. I boschi attaccati da incendi o da altri eventi non sono più in grado di conservare la biodiversità, di mantenere il loro ruolo di contenimento del suolo, con pericoli per l’assetto idrogeologico, e così via.

C’è poi il problema della mancanza di piani di gestione delle foreste, che le rendono più fragili rispetto agli eventi meteorologici avversi, come abbiamo visto ad esempio con la tempesta Vaia. Come si può rimediare?
Per fortuna l’anno scorso è stata pubblicata la Strategia forestale nazionale, che punta molto sull’aumento della pianificazione, con la realizzazione di piani di gestione forestale. Attualmente solo il 15% del territorio forestale ha un piano di gestione forestale aziendale, il che significa che solo sul 15% di questa superficie si fa reale gestione, mentre tutto il resto viene lasciato alla sua evoluzione naturale. Questo da una parte va bene in aree protette con un alto valore naturale, ma come sappiamo può mettere queste superfici in condizioni di essere attaccati da eventi estremi. Se noi andiamo a gestire un’area boscata, ad esempio a fare dei diradamenti, riducendo la quantità di legno infiammabile, e andiamo a fare delle attività per creare, ad esempio, strade e piste nelle aree forestali per intervenire nel momento in cui avvengono gli eventi estremi, noi aumentiamo il valore economico dei boschi, passando da un bosco povero – che prima veniva utilizzato solamente per legna da ardere – ad un bosco di legna da opera. A quel punto ne aumentiamo il valore economico, ma anche l’interesse e le operazioni di difesa da fare su questi boschi.

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