Francesco, Mazzolari e la scelta della nonviolenza

Papa Francesco invita nel mese di aprile a pregare per promuovere la cultura della nonviolenza che «non vuol dire arrendersi ma aspirare a tutto». Il legame del magistero papale con l’insegnamento di don Mazzolari nell’intervista allo scrittore e saggista Anselmo Palini
Nonviolenza e guerra (AP Photo/Giannis Papanikos)

Nel mese di aprile appena iniziato papa Francesco invita la Chiesa a pregare per «una maggiore diffusione di una cultura della nonviolenza, che passa per un sempre minore ricorso alle armi, sia da parte degli Stati che dei cittadini».

Nel 2023 ricorrono i 60 anni dalla Pacem in Terris, l’enciclica di Giovanni XXIII che è considerata un punto di svolta del magistero pontificio che definisce la guerra una follia «fuori dalla ragione».

Nel 2017 Francesco ha già invitato a promuovere una politica della nonviolenza attiva mentre nel messaggio video affidato in questo mese alla “rete mondiale di preghiera del papa” ha precisato che «vivere, parlare e agire senza violenza non significa arrendersi, né perdere, né rinunciare a nulla. È aspirare a tutto».

Primo Mazzolari, foto Archivio Fondazione Mazzolari

L’insistenza sul tema fa capire che non si tratta di una questione marginale ma del cuore del messaggio evangelico che resta un segno di contraddizione nella mentalità comune. Si comprende, perciò, perché il papa si recò il 20 marzo 2017, nella stessa giornata, a Bozzolo e Barbiana, due luoghi marginali legati a due preti, Primo Mazzolari e Lorenzo Milani, due profeti, come sempre accade, inascoltati e osteggiati nel ribadire l’opposizione radicale alla cultura della guerra e alle sue seduzioni.

Mazzolari è stato citato lungamente come pietra di paragone nella giornata che, in questo momento drammatico della storia mondiale, l’università cattolica di Milano ha dedicato il 31 marzo, alla questione “Chiesa e cattolici tra guerra e pace”.

Di don Primo Mazzolari cerchiamo di approfondire alcuni aspetti, con uno sguardo alla realtà attuale, nel dialogo con Anselmo Palini, tra i maggiori conoscitori della vita e dell’opera del parroco di Bozzolo, scomparso nel lontano 1969.

Qui il profilo biografico di Mazzolari

Sappiamo che Mazzolari, nato nel 1890, da giovanissimo aderì alle tesi interventiste dei primi democratici cristiani convinti di poter eliminare la guerra abbattendo il militarismo prussiano e l’imperialismo asburgico nel primo conflitto mondiale. Di contro, il sindacalista delle leghe contadine, Guido Miglioli, in quegli stessi anni, si fece portatore di una linea contro la guerra in assoluto, molto criticata dagli interventisti cattolici. Si può ravvisare, a suo giudizio, un parallelo tra questo scontro di posizioni sulla guerra e il dibattito attuale?
Non esiste, a mio parere, questo parallelismo. Don Mazzolari, come chiarirà dopo la prima guerra mondiale, assunse le posizioni interventiste anche a seguito della formazione avuta negli anni di seminario dove in teologia il tema della guerra giusta era affermato come una realtà assodata. Oggi la riflessione della Chiesa ha ormai abbandonato e superato il concetto di guerra giusta e si parla solo di legittima difesa. Ma anche qui, soprattutto con papa Francesco, la sottolineatura non è tanto sul diritto alla legittima difesa, quanto sul diritto alla pace e sulla necessità di percorrere con coraggio e determinazione tutte le strade per affermare la pace. E la guerra, da papa Francesco è stata definita “un errore, un orrore, un sacrilegio, una follia”, termini mai usati prima in modo così perentorio da nessun pontefice.

Bando armi nucleari . foto La Presse

Quali altre novità si possono riscontrare nell’insegnamento di Francesco?
Abbiamo da parte del papa la condanna forte della produzione e del commercio di armi, dell’aumento delle spese militari, del possesso di ordigni atomici ecc.  Francesco è giunto addirittura a proporre ai giovani europei, riuniti a Praga nel luglio 2022 per un congresso, l’esempio di Franz Jagerstatter, ossia di un obiettore di coscienza che pagò con la vita il proprio rifiuto a vestire la divisa dell’esercito tedesco al tempo di Hitler.

Oggi dunque il magistero della Chiesa è molto chiaro sui temi della pace e della guerra. Ne è un esempio il fatto che i movimenti pacifisti guardano a papa Francesco come a un proprio preciso riferimento, come all’unica voce autorevole che di questi tempi continua in modo forte a condannare la guerra e invitare a ricercare la pace con più determinazione. In conclusione, il mondo cattolico, dall’associazionismo alla gerarchia, si trova oggi in piena sintonia nell’affermare la necessità di lavorare più intensamente per la pace e di condannare la guerra senza mezzi termini. È la politica che invece continua a vedere solo nelle armi la soluzione del conflitto in corso nel cuore dell’Europa.

La posizione maturata da Mazzolari lo pone in continuità con i primi cristiani che rifiutavano in assoluto l’uso delle armi, ma la scelta della Resistenza compiuta nella lotta di liberazione dal nazifascismo anche dai giovani di Bozzolo non era, appunto, armata contro un feroce regime? I giovani parrocchiani uccisi dai fascisti non avevano aderito alle brigate armate delle Fiamme Verdi (partigiani cattolici)?
Durante la seconda guerra mondiale, e anche prima, don Mazzolari è stato il riferimento della resistenza nonviolenta dei giovani del movimento guelfo e si impegnò a risvegliare le coscienze affinché ci sia sempre una resistenza morale al male e a ciò che non può essere accettato.

Dopo l’8 settembre 1943 Pompeo Arini e Sergio Accorsi, due suoi parrocchiani, diventano le guide di un gruppo partigiano delle Fiamme Verdi. Arrestati, verranno ferocemente torturati e poi fucilati. Così anche altri, vicini a don Primo, scelgono la resistenza armata all’interno delle formazioni partigiane. Si tratta di scelte autonome, responsabili, rispettate da don Primo, il quale per parte sua ha sempre educato i propri giovani e parrocchiani ad assumersi le proprie responsabilità facendo in coscienza le scelte che ritenevano più opportune.

È al termine della seconda guerra mondiale, nel rispondere alle sollecitazioni che gli vengono da più parti in merito alla liceità della resistenza armata, che don Primo tematizza, in un testo, “Tu non uccidere”, in modo chiaro e per lui definitivo la scelta della nonviolenza e il rifiuto delle armi.

Che storia ha avuto questo libro e in che anno fu pubblicato?
La posizione definitiva di Mazzolari sui temi della pace e della guerra si trova nel volume “Tu non uccidere” che viene pubblicato anonimo nel 1955. Il parroco di Bozzolo temeva infatti che il Sant’Uffizio potesse intervenire per censurarlo, cosa che avviene puntualmente due anni dopo. Uscirà con il nome del suo autore, appunto don Primo Mazzolari, solamente nel 1965. Le riflessioni che vi sono contenute sono il risultato delle drammatiche esperienze che Mazzolari si è trovato a vivere nel corso di tutta la sua esistenza. E a quel punto, la sua posizione è netta: la guerra è solamente distruzione e morte, non può mai essere giustificata. Bisogna trovare altri mezzi per opporsi al male e alla violenza.

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