Fra Gerusalemme e il Gran Canyon

Una festa per gli occhi, un paesaggio dell'anima: Matera, candidata a capitale europea della cultura 2019.
Fra Gerusalemme e il Gran Canyon

Il film di Mel Gibson sulle ultime ore della vita terrena di Gesù, The Passion, ha fatto conoscere l’originalità e la bellezza di Matera al pubblico di tutto il mondo. E quello del regista e attore australiano non è stato l’unico film girato nella città lucana dal secondo dopoguerra ad oggi. Se ne contano almeno una decina, fra cui il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini (1964), La lupa di Alberto Lattuada (1953) e L’uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore (1996).

Nei caffè e nei negozi della cittadina si conservano gelosamente, e si esibiscono con fierezza, foto, autografi e altre memorie legate ai set cinematografici che vi hanno lavorato. Ogni ragazzino può indicare al turista la casa dove ha alloggiato per qualche mese il tale regista, o il ristorante abitualmente frequentato da questa o quella star.

Ma Matera non è soltanto una “succursale” di Cinecittà, come ha detto qualcuno forse con un po’ di esagerazione. Il rapporto di questa straordinaria città con la cultura è antico, profondo, e abbraccia molti altri aspetti fondamentali dell’universo umano, artistico e intellettuale. Non a caso l’Unesco ha incluso da tempo la patria dei Sassi nel suo albo d’oro, fra i luoghi da conoscere per nutrire l’anima e da tutelare per assicurare un futuro degno all’umanità.

Non solo, ma Matera è anche in corsa per diventare la capitale culturale europea nel 2019 (in competizione con Siena, Assisi, Parma e altre perle d’Italia e d’Europa). Fervono le idee e sono già in fase di realizzazione alcuni programmi concreti volti a centrare il lusinghiero obiettivo, che potrà avere una notevole ricaduta economico-turistica, a tutto vantaggio dello sviluppo locale e regionale. Sarebbe una rivincita meritata per la città e la sua gente, dopo tanti sacrifici e umiliazioni antiche e recenti.

 

Per millenni, in effetti, come nella Grecia di Erodoto, la povertà, anzi proprio la miseria, è stata la sorella di latte del popolo materano: contadini e pastori costretti a vivere con la moglie e i numerosi figli insieme alle bestie, al fieno e a tutte le loro povere cose dentro le grotte scavate dalla natura e dal tempo (i Sassi, appunto) nei due versanti tufacei sui quali si innalza oggi il centro storico della città.

Si può ancora visitare, con tutto il suo “arredamento” originario e gli utensili per il lavoro e la vita domestica, una di queste incredibili “abitazioni”: la Casa-grotta di Vico solitario, lasciata dalla famiglia che ci viveva solo nel 1956! Del resto, ad appena quattro anni prima risale la legge di bonifica dei Sassi che – con un ritardo di secoli, se ne parlava dal Risorgimento – ha portato allo storico riscatto della parte più misera del popolo materano. E a volere fortemente quella legge, non a caso, fu un cristiano vero come Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio della giovane Repubblica italiana.

Da tanta indigenza e sofferenza, da quella che era chiamata in Italia e all’estero una “vergogna nazionale”, è sorto un prodigio di città, un luogo storico-monumentale stupendo, una realtà artistico-urbanistica unica, visitata da folle di turisti, descritta in centinaia di volumi e studiata nelle facoltà di architettura di mezzo mondo.

I Sassi principali – cioè i rioni storici, venuti su ognuno da molte grotte primitive – sono due. Il Sasso caveoso è più povero urbanisticamente, ma più ricco di grotte, ed è anche il più simile a Gerusalemme: infatti c’è la stradina a scalini dov’è ambientata la sequenza della Via Crucis di Gibson.

L’altro Sasso, il baresano, è il più esteso e il più bello, una vera festa per gli occhi di chi lo ammira dai versanti panoramici. Si è formato a partire dal Medioevo, e oggi è un insieme verticale e orizzontale, affastellato ma armonioso di case piccole e grandi, di chiese rupestri, oratori, cappelle, stradine, scale e terrazze. Un permanente presepio color tufo, dominato dal superbo duomo romanico-pugliese. Il tutto circondato da un paesaggio di murgie e di gravine che in certi scorci ricorda la Cappadocia, il Gran canyon e le Montagne rocciose.

 

Avrà un futuro questa magnificenza, questo raro patrimonio di cultura e di umanità? Oggi i beni culturali, specie i cosiddetti musei a cielo aperto (Matera lo è) hanno tanti nemici: l’incuria, la carenza di fondi, il degrado culturale, il vandalismo.

Ma i materani, gentili e tenaci, hanno sofferto e sanno lottare: più di 150 chiese rupestri, romaniche, barocche e quant’altro, alcune bellissime, testimoniano la loro fede nei valori che durano. Chi ha conservato e valorizzato tanta bellezza, nata spontaneamente dalla terra ma anche dal dolore dei poveri, saprà continuare a farlo. Lo dimostrano le famiglie che vanno numerose ad abitare nei Sassi, ceduti gratuitamente dall’autorità. A una condizione, però: chi sceglie di vivere in quelle antiche case le dovrà ristrutturare e curare a proprie spese.

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