Fondazione Colonnetti: profumo di libri

15mila volumi di letteratura per ragazzi, la più importante biblioteca storica italiana di questo genere. La passione dei fondatori, i coniugi Gustavo Colonnetti e Laura Badini Confalonieri

Torino, largo re Umberto, di fronte all’ospedale Mauriziano, non distante dalla casa dove Primo Levi ha sempre vissuto (a parte il periodo del lager) ed è morto. Al civico 102/bis, al primo piano, apri la porta con la targhetta “Fondazione Alberto Colonnetti” e ti trovi avvolto nella stessa sensazione descritta da Carlos Ruiz Zafon: «Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare».

Anche qui si respira quel profumo. In un’ampia sala, sistemati e catalogati negli scaffali della biblioteca, ci sono oltre 15mila volumi di letteratura per ragazzi, di un periodo che va da fine ‘700 al ‘900. Un gioiello raro.

Ma perché si chiama Fondazione Alberto Colonnetti? Il nome viene dai coniugi Gustavo Colonnetti e Laura Badini Confalonieri che crearono la Fondazione in ricordo del loro figlio Alberto, scomparso prematuramente. Gustavo Colonnetti è un personaggio noto: matematico, rettore del Politecnico di Torino poi presidente del CNR, inventore del Teorema Colonnetti sull’elasticità, attivo nell’Azione Cattolica e in politica con la DC, antifascista, membro dell’Assemblea Costituente.

Laura Badini Confalonieri e Gustavo Colonnetti
Laura Badini Confalonieri e Gustavo Colonnetti

Sua moglie Laura, della celebre famiglia Badini Confalonieri, si è prodigata tutta la vita per l’istruzione, con attività volte a stimolare l’amore dei giovani per la cultura attraverso la lettura, pur tra le difficoltà che si vivevano in quel periodo post-bellico.

Lei aveva una passione: la letteratura per ragazzi. E con il suo instancabile lavoro ha creato questa biblioteca storica internazionale che, nel suo genere, è la più importante in Italia. Tanti tanti libri, molti dei quali preziosi e bellissimi, che al solo guardarli attivano nostalgie e ricordi. Alcuni riportano alla saggezza del passato che ha molto da insegnare, ancora oggi.

Fra essi un posto d’onore va dato alle cosiddette fiabe “classiche”. Quelle come Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Hans e Gretel, Cenerentola e così via… Nella biblioteca della Fondazione se ne possono trovare varie edizioni, nelle diverse lingue.

Sono racconti antichissimi. Risalgono, in certi casi, agli albori del cammino intellettuale dell’umanità e solo più tardi sono stati raccolti in antologie. Quelle dei fratelli Grimm, ad esempio. Queste fiabe, nel loro nucleo fondamentale, si trovano nelle culture di vari popoli, perché rappresentano l’antico tentativo di aiutare il bambino a crescere attraverso racconti che lui può intendere. Perciò si differenziano dalla letteratura contemporanea per l’infanzia che in genere è di svago, artistica o didattica.

Bruno Bettelheim, psicoanalista viennese, ha analizzato centinaia di queste fiabe classiche per tentare di carpirne il segreto. Ed ha compreso perché queste narrazioni hanno a volte tratti cruenti e raccapriccianti per i nostri gusti, abituati alle versioni edulcorate (anche se bellissime!) di Disney.

«Spesso vogliamo far credere ai bambini che tutti gli uomini sono buoni – scrive Bettelheim –, ma i bambini sanno che loro stessi non sono sempre buoni. Questo contraddice cosa dicono i loro genitori, perciò il bambino si sente, alle volte, un mostro». Nelle fiabe classiche questi sentimenti potevano venire allo scoperto, ma in uno spazio fantastico non minaccioso, contribuendo così a sminuirne il potenziale nocivo.

Queste fiabe servivano anche ad accompagnare i bambini verso la vita adulta. «Tanta educazione sessuale moderna, più o meno diretta – scrive ancora Bettelheim –, anche quando è presentata nel linguaggio del bambino e in termini che lui può comprendere, lo lascia con l’unica alternativa di accettare quel messaggio, anche se egli non è preparato per esso, lasciandolo così molto confuso e disturbato».

Le fiabe classiche, affrontando questa educazione dalla prospettiva del bambino, erano molto efficaci. Spesso l’incontro con l’altro sesso era presentato sotto apparenze ripugnanti o animali. E così realmente può apparire al fanciullo. Ma allo stesso tempo questi racconti facevano capire che, quando si è trovato il modo giusto per affrontare queste nuove esperienze, la bellezza emerge dietro a sembianze in principio repulsive.

Queste fiabe, senza neppure menzionare o alludere all’esperienza sessuale, agivano a livello inconscio ed erano psicologicamente più incisive di tanta odierna educazione sessuale esplicita. Ecco solo un accenno ai tesori che si possono trovare nella biblioteca storica.

La Fondazione realizza anche tante attività per incoraggiare i bambini alla lettura, organizza mostre, seminari, spettacoli, laboratori. Insomma, un mondo da scoprire. Che ha il profumo di libri.

Per saperne di più: www.colonnetti.it; www.facebook/fondazione.alberto.colonnetti;

Si può seguire la Fondazione Colonnetti anche su Twitter, Instagram, You Tube, Soundcloud.

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