Famiglia e giustizia sociale, alcune proposte concrete

La famiglia non come portatrice di interessi di parte ma promotrice di una visione attenta al bene comune. Ecco perché bisogna intervenire sulla politica della casa e del lavoro nonché sulla definizione della riforma del fisco. Una commissione tecnica per correggere l’iniquità dell’Isee.

È ormai maturo il tempo per una proposta integrale di visione della società e della famiglia, dove la famiglia non è una lobby tra le altre, ma alla base di una visione promotrice di giustizia sociale per tutti.

Il riconoscimento dell’assegno unico rappresenta un passo nel senso dell’universalità dei percettori. Ma oltre a correre il rischio di subire dei rallentamenti nell’applicazione, esiste il pericolo che venga inteso come una misura settoriale senza una visione complessiva ed integrale delle scelte politiche che si intendono perseguire.

La razionalizzazione delle misure attuali, dalle detrazioni fiscali ai vari bonus, con l’aggiunta di 6 miliardi di euro, è una dotazione quantitativamente limitata in un momento storico in cui sono i gioco le risorse del Pnrr destinate a grandi investimenti.

Non bisogna porre l’assegno unico in conflitto con altre misure esistenti quali ad esempio il reddito di cittadinanza, ma occorre armonizzarlo con questo nell’ottica di una visione complessiva di giustizia sociale che si vuole perseguire, modulandolo in base al reale carico famigliare. Per questo occorre collegarlo con la riforma fiscale che costituisce uno dei cambiamenti strutturali richiesti da tutti ed anche dalle famiglie, al governo di larghe intese.

Purtroppo le diverse proposte emerse nelle audizioni parlamentari sul reddito delle famiglie, sembrano premiare maggiormente i redditi più alti e non quelli medio bassi con il risultato di incentivare di fatto la precarietà economica che è gran parte delle cause del gelo demografico. È impossibile non collegare una vera politica per la famiglia senza colpire tutte le forme di lavoro che rendono insicura la prospettiva di chiunque vorrà dare accoglienza ad un figlio.

Il ricorso abnorme al part-time involontario, che colpisce in maniera particolare le donne, la mancanza di stabilità e prospettiva di futuro aggravata dalla facilità di risoluzione unilaterale dei rapporti di lavoro. Così come è evidente che la carenza di un’abitazione è uno dei problemi per chi vuol creare una famiglia.

Non si tratta solo di facilitare dei mutui bancari per i giovani, come proposto dal governo, ma di attuare una politica di edilizia pubblica di qualità e accessibile anche a chi non può permettersi un mutuo. Abbiamo in Italia l’esempio storico virtuoso del piano Ina Casa. Un segnale ci arriva dal referendum tenutosi a Berlino per colpire la speculazione edilizia. Si tratta cioè di porre attenzione ai bisogni reali delle persone e delle famiglie.

Esiste, infine, l’oggettiva iniquità della costruzione dell’Isee che penalizza le famiglie numerose: qui servirebbe un tavolo tecnico con tempi predefiniti per la proposta di soluzioni concrete e fattibili. Quindi ecco, in sintesi, alcune proposte concrete da esaminare in vista della conferenza nazionale della Famiglia in previsione dal prossimo 3 e 4 dicembre:

Come già proposto dal Forum delle associazioni familiari è necessario prevedere un aumento certo e progressivo della dotazione assegno unico per evitare di avere troppe distorsioni nell’applicazione.

È importante come associazioni familiari partecipare alla definizione del quadro complessivo della riforma fiscale.

Si rivela indispensabile rivedere la normativa sul lavoro nel senso di contrastare la precarizzazione come nemica principale di ogni progetto futuro per persone e famiglie.

Bisogna poi attuare una politica della casa pubblica accessibile a tutti con dignità attuando forme partecipative in campo urbanistico.

Non si può rimandare, infine, l’istituzione di una commissione tecnica sull’Isee con la missione predefinita nei tempi per correggere le distorsioni attuali a sfavore delle famiglie con figli.

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