Elezioni regionali in Sardegna

In Sardegna le elezioni regionali del 25 febbraio sembrano preoccupare la popolazione, non solo per il numero ingente di candidati: oltre 1500 persone.
Comunali: seggi aperti alle 7 in 98 città della Sardegna. (Foto Ansa/Fabio Murru)
Comunali: seggi aperti in 98 città della Sardegna. (Foto Ansa/Fabio Murru)

Più che una tornata elettorale sembra un concorso pubblico, con oltre 1500 candidati inseriti in 25 liste, per 60 posti da consigliere regionale e 4 aspiranti Presidenti di Giunta. I numeri certificano l’eccessivo frazionamento della politica in Sardegna, complice una legge che ad ogni tornata palesa tutte le sue criticità, compreso il famigerato voto disgiunto.

Il 25 febbraio dalle 7 alle 22 i sardi sono chiamati al rinnovo del Consiglio Regionale, in una fase storica più che problematica per la Sardegna, alle prese con gli annosi problemi infrastrutturali che sembrano non trovare soluzione, le difficoltà dei trasporti e le infinite carenze del sistema sanitario pubblico, vero incubo dei sardi.

A questo si aggiungano i problemi di spopolamento per il taglio dei servizi nelle zone interne, con la chiusura di scuole, banche, uffici postali e ospedali in affanno. C’è poi il capitolo relativo alla fuga dei giovani, solo tra il 2022-2023 quasi 7000 ragazzi hanno scelto di lasciare l’Isola per andare a studiare fuori, ma il 70 per cento non farà rientro in Sardegna. Chi avrà l’onere di assumere la guida della Regione dovrà trovare risposte alle innumerevoli richieste di tanti che oggi si ritrovano a vivere condizioni di grande difficoltà.

In campo ci sono Paolo Truzzu, sindaco uscente, sostenuto da una coalizione di Centro destra, formata da Fdi, Lega, Forza Italia, Psd’Az, Riformatori, Udc, «Alleanza Sardegna-Pli», «Sardegna al centro 20 Venti», «Dc di Rotondi»; Alessandra Todde, già sottosegretaria al Ministero dell’Economia, che guida il «Campo Largo», formato da «M5s-A Innantis», Pd, «Avs», «Uniti con Alessandra Todde», «Progressisti-La base», «Demos», «Sinistra Futura», Psi, «Orizzonte Comune» e «Fortza Paris».

In campo anche la «Coalizione Sarda», guidata da Renato Soru, sostenuto da «Progetto Sardegna», «Azione-Più Europa-Upc», Rifondazione comunista, «Liberu» e «Vota Sardigna». Altra candidata in campo è Lucia Chessa, di «Sardegna R-esiste». Il frazionamento di candidati e il numero delle liste non agevola una percezione positiva da parte dell’elettorato, che negli ultimi anni ha mostrato grande disaffezione ai seggi. Un dato negativo perché la partecipazione al voto è elemento essenziale della democrazia.

L’umore delle persone al mercato, nelle piazze o nei bar non è decisamente benevolo con nessuno dei candidati: in molti, nelle interviste rilasciate alla stampa locale, affermano che non sanno se andranno a votare e chi sceglieranno. Un’incertezza frutto anche di settimane di tiremmolla all’interno degli schieramenti, come in quello che ha sostenuto l’uscente Presidente della Giunta, Christian Solinas, di centro destra. Il braccio di ferro tra Lega e Fratelli d’Italia si è protratto per diverse settimane, fino alla definitiva consacrazione di Paolo Truzzu, di Fratelli d’Italia.

Stesso copione nel Centro Sinistra, dove ci sono Renato Soru, già presidente della Giunta dal 2004 al 2009, e Alessandra Todde. Outsider Luciana Chessa, segretaria nazionale dei «Rossomori», formazione autonomista sarda. In questo quadro non è facile comprendere dove penderà la bilancia: il timore è che a vincere sarà ancora una volta il partito degli astensionisti. Nelle ultime elezioni un sardo su due è rimasto a casa: l’auspicio è che la tendenza possa essere invertita.

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