Eastwood e Sorrentino, auguri!

Clint Eastwood e Paolo Sorrentino sono nati lo stesso giorno, il 31 maggio, il primo compirà però 90 anni, il secondo 50. Due artisti, due anime diversamente geniali che hanno regalato capolavori
Photo by Richard Shotwell/Invision/AP

Cos’hanno in comune Clint Eastwood e Paolo Sorrentino? Che fanno lo stesso mestiere, certo, ma anche qualcos’altro: sono nati tutti e due lo stesso giorno, il 31 maggio, anche se a distanza di 40 anni uno dall’altro. E perciò il 31 maggio 2020 tutti e due festeggeranno un compleanno importante, tondo tondo: spegnerà 90 candeline il maestro americano nato nel 1930, l’uomo senza nome nella trilogia del dollaro di Sergio Leone, l’autore di capolavori come Mystic River, Bird e Sully, tra i tanti. Ne compirà 50 il regista napoletano, il creatore di film decisamente interessanti come L’uomo in più – suo esordio nel 2001 -, Le conseguenze dell’amore, Youth e Il divo, premiato a Cannes nel 2008 e interamente dedicato a una fetta della vita di Giulio Andreotti.

Paolo Sorrentino. Photo Piergiorgio Pirrone - LaPresse
Paolo Sorrentino. Photo Piergiorgio Pirrone – LaPresse

Ma Sorrentino è soprattutto il vincitore di un Oscar per il miglior film straniero con La grande bellezza, nel 2014, ed ecco un altro punto in comune tra il grande Clint e il nostro Paolo: le preziose, mitiche statuette dorate dell’Academy, punto d’arrivo massimo per chi fa questo mestiere. Se Sorrentino è riuscito ad afferrarne una, cosa che capita a pochissimi, con quel film che parlava di una ricerca quasi rassegnata della bellezza dentro un presente decadente e rumoroso, abitato da persone smarrite e confuse in una Roma antica che ricordava silenziosamente la grandezza di cui l’uomo è capace, l’americano dagli occhi di ghiaccio ne ha ottenute addirittura due, e parliamo solo di quelle al miglior film.

Clint Eastwood
Clint Eastwood

La prima con il capolavoro Gli spietati, nel 1993, un western anch’esso decadente, non celebrativo del genere ma malinconico, e la seconda per lo stordente, toccante, potentissimo e tenero Million dollar baby, nel 2004. In entrambi i film, come in molte altre pellicole sue e di altri registi, Clint Eastwood recitava anche, ed è questa una prima grande differenza tra lui e Paolo Sorrentino, perché non si può certo far passare il simpatico cameo del cineasta partenopeo dentro Il caimano di Nanni Moretti, o quello in Una questione di cuore di Francesca Archibugi, per vere prove d’attore. Eastwood, invece, attore lo è stato eccome, per decenni prima di approdare alla regia, e anche dopo non ha smesso di esserlo. È un po’ come se di lui ce ne fossero due: uno davanti e uno dietro alla macchina da presa, e in entrambi i casi il tempo ha giocato un ruolo fondamentale, prezioso come per il vino, visto che invecchiando sia l’attore che il regista sono diventati sempre più bravi e ogni volta che si mettono a danzare insieme, vedi il recente The mule, del 2018, oppure Gran Torino, del 2008, o il meno recente ma assai bello e romantico I ponti di Madison County, del 1995, prende forma quel cinema asciutto, tutta sostanza, tutto esseri umani, tutto vita, quel cinema classico di Clint Eastwood che da molti anni corriamo a vedere quando ci dicono che un nuovo capitolo è appena stato sfornato. E questa risolutezza, questa aspra classicità, questa capacità di sintesi, questa misurata robustezza, costituiscono altra distanza tra l’arte del regista nato a San Francisco e quella del napoletano del quartiere Arenella, più visionaria, immaginifica, barocca, fantasiosa.

Se la cinepresa di Sorrentino produce assonanze con quella di Fellini, a cominciare proprio da La grande bellezza, film a metà strada tra La dolce vita e Roma, entrambi del genio riminese, il cinema di Clint Eastwood potrebbe ricordare, volendo azzardare un paragone col grande cinema italiano del passato, quello di Vittorio De Sica, con storie a volte vere raccontate senza il minimo orpello, anzi con una capacità di sintesi, con una sottrazione efficace di elementi, che sono un’inesauribile lezione per cineasti potenziali o in erba e un piacere limpido per tanti spettatori. E tale grandezza e tale abbondanza non possono che far piacere a Paolo Sorrentino, perché i 40 anni di vita in più trascorsi da Clint Eastwood rispetto al collega, sono stati prolifici e pieni di gioielli, fino al suo ultimo film, il bellissimo Richard Jewell, del 2019. E dunque, per l’appena cinquantenne Paolo Sorrentino, già affermatissimo e capace di raccontare anche Silvio Berlusconi e il mondo intorno a lui con il dittico Loro (1 e 2), si prospetta ancora tanta strada davanti e gli auguri che gli facciamo non sono solo per il suo compleanno, ma anche per un futuro pieno di buonissimi film. Come quelli che il novantenne Clint Eastwood ci regala da tempo. E allora oltre a fargli gli auguri gli diciamo anche grazie di cuore, caro vecchio Clint, splendido novantenne.

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