E’ accaduto (e potrebbe accadere)

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Krakatoa L’incredibile cielo che fa da sfondo al celebre Urlo di Edvard Munch non è l’invenzione di un artista: lui stesso ebbe modo di contemplarlo così, effetto di una catastrofe senza precedenti. Il 27 agosto 1883 due terzi del Krakatoa, piccola isola vulcanica situata fra Giava e Sumatra, si disintegrarono in un boato percepito a 5000 chilometri di distanza; l’onda d’urto fece sette volte il giro del globo; 36 mila le vittime, quasi tutte dovute allo spaventoso tsunami seguito alla deflagrazione; inoltre una massa incalcolabile di polveri e ceneri vulcaniche rimase sospesa a lungo nel cielo di tutto il pianeta, dando origine a spettacolari tramonti, immortalati da svariati pittori. Nessuno però raggiunse l’esasperata drammaticità del dipinto di Munch. E appunto l’urlo di una creazione ferita a morte potrebbe esprimere quel volto distorto assomigliante ad un teschio. Ma Krakatoa è anche il titolo di un documentato saggio edito da Longanesi. L’autore, Simon Winchester, laureato in geologia a Oxford e reporter di fama mondiale, partendo dalla situazione odierna – ossia dal nuovo Krakatoa nato dall’esplosione, e come il precedente tutt’altro che rassicurante per il futuro – scrive la biografia di questo vulcano diventato simbolo di morte e orrore. È un viaggio affascinante tra storia e scienza, con protagonista una natura la cui imprevedibile violenza non ha mai cessato di modellare la nostra vecchia Terra. La terra trema Anch’esso frutto di una ricerca esemplare, La terra trema del giornalista e scrittore Giorgio Boatti rievoca invece una catastrofe di casa nostra: il terremoto (seguito da maremoto) che il 28 dicembre 1908 distrusse Messina, Reggio Calabria e altri centri minori del nostro Sud. 150 mila le vittime approssimative, di cui forse – senza i ritardi e le incompetenze dovuti al governo di allora – si sarebbero potute salvare varie migliaia sepolte sotto le macerie. Né vale osservare che l’Italia giolittiana si trovava impreparata di fronte ad una catastrofe di tale portata, e che una Protezione civile così come oggi è intesa era ancora di là da venire. I pochi esempi infatti di volontari che, opponendosi alle contraddittorie disposizioni governative, riuscirono ad operare efficacemente a favore dei superstiti, dimostrano che era possibile imprimere un corso diverso agli eventi. Da questa tragica vicenda emergono due Italie – asserisce Boatti -. Una sorda e un’altra fatta di eroi, l’Italia di uno stato burocratico e ottuso e un’altra positiva che cerca di fare. Un testo dal quale ricavare riflessioni utili per eventualità future. Pompei Rimaniamo in Italia, ma tornando indietro di duemila anni e cambian- do genere letterario. Pompei 79.d.C. venti ore alla catastrofe (Mondadori) di Robert Harris è l’ultima versione romanzata di una delle catastrofi che più hanno colpito l’immaginario collettivo. Ma rispetto al best seller ottocentesco di Bulwer-Lytton Gli ultimi giorni di Pompei – miscela di amori contrastati e di intrighi sullo sfondo della città lussuriosa giustamente punita dalla furia del vulcano -, questo ha il ritmo incalzante di un thriller. Lo spunto è una storia di corruzione in cui si trova coinvolto Marco Attilio, incaricato di rimediare ad un guasto dell’acquedotto che alimenta Pompei: bravissimo come ingegnere, è purtroppo incapace di riconoscere nel mancato afflusso delle acque le avvisaglie dell’imminente pericolo. Giornalista e scrittore esperto in ricostruzioni storiche, Harris si avvale delle più aggiornate acquisizioni scientifiche per darci una versione plausibile delle ultime ore della città campana. Ed anche qui è facile il richiamo alla precarietà della vita umana alla mercè dei capricci della natura, i cui presagi troppo spesso trascurati possono diventare tragica realtà quando meno ce lo si aspetta. Guida alla fine del mondo È il titolo inquietante, edito da Cortina, di una ricognizione dello stato attuale della Terra, che si basa su quanto è avvenuto in passato e potrebbe ripetersi in futuro. L’autore, Bill McGuire, è un vulcanologo di fama mondiale, professore di geofisica all’University College di Londra e collaboratore di fortunate trasmissioni della Bbc sui rischi di catastrofi naturali. Con pagine di pacata lucidità ed estrema chiarezza McGuire mette a fuoco alcune catastrofi che potrebbero colpire il genere umano. Se infatti nei prossimi decenni si paventano innalzamenti bruschi della temperatura e del livello dei mari causati dall’effetto serra e dalla crescita della popolazione, altre zone del pianeta, nell’arco di uno o due secoli, rischiano di diventare simili al Polo. Incombente poi la minaccia di una collisione della Terra con comete e asteroidi. Per non parlare del riprodursi di eventi già verificatisi nella preistoria, che portarono all’estinzione di specie animali. MacGuire non è certo una cassandra, ma uno scienziato che, dati alla mano, documenta come negli ultimi tre decenni le calamità naturali abbiano fatto almeno un miliardo di vittime. Terremoti, cicloni, uragani e tifoni devastano periodicamente diverse plaghe del pianeta: eppure l’uomo, passata l’emergenza, sembra disinteressarsene, incurante anche delle sorti dei suoi discendenti. In realtà, scrive lo studioso, noi conviviamo con la fine del mondo. Solo che non ce ne accorgiamo, o non vogliamo pensarci. Tsunami Anche se pubblicato in italiano nel 2000, prima dunque dell’apocalisse asiatica del 26 dicembre 2004, Tsunami di Walter Dudley, professore di oceanografia presso l’Università delle Hawaii, rimane uno dei testi più autorevoli per comprendere questo devastante fenomeno. Attraverso storie e testimonianze dei più terribili tsunami che hanno colpito la Terra in un passato più o meno recente, possiamo comprendere come si forma un’onda anomala, quali sono i suoi effetti sull’ambiente e trovare una risposta alle domande più inquietanti: come prevederne l’arrivo? ed è possibile stabilire la tabella di marcia delle onde tsunamiche? Nel riproporre nei suoi mini pocket questo testo, che ora suona come una sinistra profezia, Piemme rende omaggio alle vittime dell’ultimo tsunami e si augura che tale lettura si trasformi un monito a non sottovalutare le forze della natura. Non esiste una ricetta per scongiurare certe tragiche eventualità, ma è possibile prendere delle contromisure onde attenuarne almeno gli effetti più gravi.

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