Diritto di asilo e governance globale delle migrazioni

Alcuni spunti di analisi e riflessione per favorire la conoscenza e il pieno riconoscimento del diritto di asilo. Mentre viene dichiarato lo stato di emergenza sulla situazione delle migrazioni nel nostro Paese
rifugiati (foto ap)

Nel sito del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira (www.centrointernazionalelapira.org) è disponibile lo studio dal titolo “Spunti di analisi e riflessione per la conoscenza e il pieno riconoscimento del diritto di asilo”, che raccoglie dati di interesse estrapolabili da report elaborati da organismi qualificati nazionali e internazionali.

Gli argomenti trattati attengono all’analisi del quadro normativo, dell’andamento nel tempo dei flussi di richiedenti asilo, delle modalità di conduzione dei processi di accoglienza. Richiamiamo in particolare l’attenzione su due temi tra quelli trattati.

Il primo tema attiene alle prospettive di crescita di un nuovo modello di governance emergente nello scenario globale teso a far fronte in maniera adeguata alla complessità del fenomeno. Un nuovo approccio nel contesto globale prende avvio con l’adozione il 19 Settembre 2016 da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della “New York Declaration for Refugees and Migrants” inserita nel quadro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

La dichiarazione delinea un quadro di obiettivi con una distinta considerazione dei generali flussi migratori derivanti dall’aspirazione della persona a un miglioramento delle proprie condizioni di vita (c.d. “migrazione economica”) e dei flussi di migrazioni “forzate” legate alla richiesta di asilo e alla fuga da contesti di crisi e di compressione dei diritti umani fondamentali.

La New York Declaration avvia un processo di consultazione sui due versanti sopra richiamati delle generali politiche sulle migrazioni e della tutela dei rifugiati culminante nella approvazione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite in data 17 Dicembre 2018 del “Global Compact on Refugees” e in data 19 Dicembre 2018 del “Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration”. I documenti citati tendono a promuovere dei processi di cooperazione con un approccio “multistakeholder”, ossia in grado di coinvolgere una pluralità di attori sullo scenario globale. La pluralità di attori comprende autorità locali, organismi della società civile, organizzazioni religiose, espressioni del mondo accademico, membri delle comunità ospitanti e rappresentanze degli stessi rifugiati.

In tale approccio si riconosce un ruolo di riferimento degli Stati nel perseguimento degli obiettivi definiti ma in un contesto aperto e partecipativo, con compiti specifici promozionali e di raccordo assegnati ad organismi legittimati in ambito internazionale individuati nell’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per l’attuazione del “Global Compact on Refugees” e nell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) per l’attuazione del “Global Compact For Safe, Orderly And Regular Migration”.

Dobbiamo peraltro riconoscere come lo sviluppo di un reale processo di cooperazione su scala globale rappresenti un obiettivo da perseguire nel tempo mentre il ruolo degli Stati muniti di una antistorica “sovranità” sia ancora fortemente condizionante.

Nei documenti ufficiali anche dell’Unione Europea viene definito come “irregolare” il tentativo di superamento delle frontiere da parte del richiedente asilo che dovrebbe considerarsi invece protetto dalla convenzione di Ginevra del 1951 sulla tutela dei rifugiati, mentre “irregolari” sarebbero da definire e considerare le barriere frapposte al movimento delle persone in fuga dal loro paese.

Il secondo tema sul quale richiamare l’attenzione riguarda la rilevanza da riconoscere alla dimensione locale sotto lo specifico aspetto della promozione di percorsi di accoglienza della persona in fuga dal proprio paese fondati su una relazione solida e costruttiva tra il richiedente asilo e il contesto comunitario.

In questa prospettiva il richiedente asilo si pone non solo come “beneficiario” di un servizio di accoglienza ma anche come attore di un processo di trasformazione teso a favorire la crescita civile e culturale del territorio di destinazione e a promuovere nuove relazioni con le aree di provenienza in vista dell’affermazione di una pace mondiale costruita sulle solide fondamenta del rispetto dei diritti umani e dei principi di democrazia.

In una possibile nuova prospettiva l’intervento sugli effetti dei conflitti e delle privazioni dei diritti fondamentali della persona, emergenti dall’analisi dei flussi migratori, si salda con l’intervento sulle cause che spingono un numero crescente di persone ad abbandonare il proprio Paese o il proprio contesto originario di vita.

All’obiettivo della tutela del richiedente asilo si affianca così quello dell’inversione di un trend evidenziato dai report dell’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) caratterizzato dalla crescita costante del numero di richiedenti asilo, rifugiati o titolari di status assimilabili e persone sfollate all’interno del proprio Paese. Dall’immagine qui riportata (Numero di sfollati dal 2012 a metà del 2022. Fonte: “Mid-Year Trends 2022”, UNHCR) emerge infatti che nell’arco di un decennio è più che raddoppiato il numero delle persone complessivamente considerabili come sfollate nel mondo, pari a 103 milioni alla data del 30 Giugno 2022.

Per una migliore comprensione della dinamica del fenomeno dell’asilo a livello globale riportiamo i seguenti dati estratti dall’ultimo report UNHCR aggiornato al 30 Giugno 2022.

Più della metà degli sfollati nel mondo, con una cifra corrispondente a 60 milioni , risultano collocati in aree interne al loro Paese. Più di due terzi delle persone sfollate all’estero (76 per cento) proviene da sei paesi: Siria, Venezuela, Ucraina, Afghanistan, Sudan del Sud, Birmania.

Il 69 per cento delle persone rifugiatesi al di fuori del proprio Paese è ospitato nei paesi limitrofi alle aree di crisi. Il 74 per cento delle persone sfollate al di fuori del proprio paese è ospitato in Paesi a basso e medio reddito e il 22 per cento nei 46 Paesi considerati tra i meno sviluppati del mondo.

Nella conclusione della riflessione prendiamo spunto dalle reportistiche periodiche curate dall’UNHCR dedicate al tema dell’accesso all’istruzione dei minori rifugiati e riportanti anche esempi di casi di studio e buone pratiche.

Tra i casi di studio richiamati nell’ultimo report UNHCR, dal titolo “All inclusive- The campaign for refugee education”, ricordiamo quello riferibile all’esperienza dell’insegnante Assaniah, di 28 anni, fuggita dal conflitto nel Darfur in Sudan circa due anni fa con il marito e il figlio.

Assaniah insegna in una classe con più di 100 alunni dai sei anni in su nel Kouchaguine -Moura Refugee Camp collocato nel Chad nei pressi del confine con il Sudan. Nel campo sono ospitati circa 14.000 rifugiati scappati dal Darfur verso il Chad. Secondo quanto riportato nel report UNHCR, il Chad è divenuto uno dei Paesi più inclusivi del mondo sotto il profilo dell’ attenzione dedicata all’educazione in favore dei minori rifugiati.

Nelle parole dell’insegnante Assaniah vi è la convinzione che l’accesso dei bambini all’educazione e alla conoscenza aiuterà a spezzare il ciclo di violenza presente nel Darfur.

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