Dentro la sfida del nuovo mondo

Il calore e la fede del popolo brasiliano hanno fatto uscire Benedetto XVI dal suo riserbo, portandolo a stabilire un contatto caldo e affettivo col popolo. Le sue reiterate apparizioni al balcone del monastero di San Benedetto a San Paolo, che lo ospitava, per rispondere alle chiamate della gente che si accalcava a tutte le ore per salutarlo e chiedergli la benedizione; i suoi abbracci prolungati ai giovani durante l’incontro con loro nello stadio del Pacaembu e, più ancora, nella Fazenda da Esperança; il suo chiedere che fosse abbassato il vetro del papamobile per eliminare la distanza tra lui e il pubblico… sono gesti che si sono impressi nel cuore dei brasiliani e li hanno conquistati. Importante in questo senso è stata la canonizzazione del primo santo tutto brasiliano – reclamizzata in antecedenza dai mezzi di comunicazione secondo lo stile tipico del nazionalismo locale -, nato in Brasile da genitori brasiliani, il francescano Antonio de Sant’Anna Galvão (il popolare frei Galvão); come pure la scelta di Aparecida come sede della V Conferenza generale dell’Episcopato latinoamericano e dei Caraibi. Non che siano mancate critiche; ce ne sono state a proposito delle affermazioni del papa contro il divorzio, l’aborto, la contraccezione e della sua proposta coraggiosa ai giovani di vivere la castità e la verginità. Sono venute soprattutto da settori laici, che chiedono alla Chiesa cambiamenti che la renderebbero infedele alla sua dottrina, o da gruppi ecclesiali e teologi che reclamano un suo impegno più deciso nel sociale e nel politico a favore dei poveri, nella linea della teologia della liberazione. Il popolo cattolico, però, non comprende le dispute dottrinali, ma ha capito i gesti del papa e ha tifato per il suo sforzo di aprirsi, di avvicinarsi, di salutare e sorridere.Verso la fine del suo viaggio, dopo la recita del rosario nel santuario della Aparecida, il papa ha confessato: Ringrazio per l’accoglienza e l’ospitalità del popolo brasiliano. Fin dal mio arrivo sono stato ricevuto con molto affetto. E nel discorso di commiato ha ringraziato l’Altissimo che mi ha permesso – ha affermato – di vivere qui ore intense e indimenticabili. Un Dio col volto umano In un’agenda di soli cinque giorni (dal 9 al 13 maggio) si è inserito un momento inedito, ma che ha segnato, a detta di molti, il punto culminante della visita di Benedetto XVI in Brasile, dove la sua missione di testimoniare il Dio del volto umano di Gesù Cristo si è manifestata in maniera trasparente. È stata la visita alla Fazenda da Esperança a Guaratinguetá, presso Aparecida, la prima sede di un’istituzione per il ricupero di tossicodipendenti, che attualmente è presente in tutto il mondo con 41 centri maschili e femminili e attinge la sua spiritualità al carisma di san Francesco e di Chiara Lubich. Già la scelta di accettare l’invito del fondatore, il francescano Hans Stapel, è stata sorprendente: non sembrava proporzionato lo spazio di una mattinata dedicato a questo dettaglio in un’agenda con incontri ben più importanti con vescovi e politici. Ma quell’incontro ha assunto il valore di un simbolo: Benedetto XVI ha mostrato nei fatti quanto ha detto nei discorsi: che la Chiesa ha la vocazione di mostrare ai poveri che li ama veramente. I giovani e le giovani ricuperati o in fase di ricupero dalla droga e dall’alcol sono stati i protagonisti dell’incontro: hanno parlato, raccontando le loro esperienze forti di passaggio dalla morte alla vita, mentre i vescovi e i politici sono rimasti ad ascoltare. Il papa ha risposto, invitandoli a essere ambasciatori della speranza e condannando severamente i trafficanti: Dio chiederà loro conto del male che stanno causando. Poi, l’imprevisto: Benedetto XVI ha infranto il protocollo ed è sceso fra i giovani, stringendo le mani, abbracciando e lasciandosi toccare, mentre padre Hans raccomandava che non schiacciassero il fragile ottantenne. Ma non c’era pericolo: l’entusiasmo dei figli era pieno di delicato rispetto per il padre, che ha confermato quello che una ragazza diceva, a nome di tutti, già nella fase di preparazione dell’incontro: Se l’inviato di Dio si preoccupa di noi, giovani disprezzati da tutti, Dio sta con noi. L’avvenimento di Guaratinguetá si lega all’idea sulla quale il papa ha insistito maggiormente nei suoi due discorsi principali, ai vescovi brasiliani e a quelli latinoamericani nell’apertura della V Conferenza: Dio è la realtà fondante della vita in tutti gli aspetti: spirituali, economici, sociali, politici. Ma non un Dio solo pensato o ipotetico, ma il Dio col volto umano; il Diocon- noi, il Dio dell’amore fino alla croce. E i giovani che hanno parlato durante l’incontro, l’hanno confermato con la loro testimonianza: ciò che li ha liberati dalla schiavitù del vizio non sono state né la medicina né la psicologia, ma la parola di Dio vissuta quotidianamente, la vita in comunità basata sull’amore concreto al fratello e il lavoro. Cioè, il Vangelo di Gesù Cristo è fonte di promozione umana e di autentica liberazione cristiana. Questa era la preoccupazione principale di papa Ratzinger e il conseguente messaggio che ha voluto lasciare nel suo passaggio in Brasile: la fedeltà al primato di Dio e della sua volontà, conosciuta e vissuta in comunione con Gesù Cristo. La prima conseguenza è stata l’insistenza sulla salvaguardia del patrimonio della fede e la fedeltà alla dottrina rivelata nella Parola di Dio e trasmessa e conservata nella Chiesa. Dove manca questo, manca anche l’essenziale per la soluzione degli urgenti problemi sociali e politici. Quindi responsabilità fondamentale dei vescovi è formare il popolo a una conoscenza della fede, che lo porti all’incontro con la persona di Cristo. Uno strumento insostituibile, ha ripetuto varie volte Benedetto XVI, è il Catechismo della Chiesa cattolica e il suo Compendio. Né comunismo né capitalismo In questo contesto il papa ha esortato al rispetto per le norme liturgiche, alla vita sacramentale; ha invitato i sacerdoti a essere uomini di Dio, con solida struttura spirituale e maturità umana per vivere il celibato. Queste, e altre indicazioni concrete e addirittura minuziose sulla vita interna della Chiesa possono dare l’impressione di una visione spiritualista della realtà. Lo stesso Benendetto XVI se l’è domandato esplicitamente: Non sarebbe per caso una fuga verso l’intimismo, l’individualismo religioso, un abbandono della realtà urgente dei grandi problemi economici, sociali e politici dell’America Latina e del mondo e una fuga dalla realtà verso un mondo spirituale?. Egli ha risposto affermando che sono realtà non solo i beni materiali, i problemi sociali, economici e politici, ma che la realtà fondante e per questo decisiva (…) è Dio. Ha criticato il marxismo e il capitalismo, perché escludono Dio (…). Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il concetto di realtà e, di conseguenza, può solo finire in strade sbagliate e con ricette distruttive . Questa realtà ci è stata fatta conoscere in Cristo: se non conosciamo Dio in Cristo e con Cristo, tutta la realtà si converte in un enigma indecifrabile, conclude la dimostrazione di papa Ratzinger. Il quale, però, ha precisato poco dopo: Non voglio dire che i non credenti non possono vivere una moralità elevata e esemplare…. Si capisce meglio adesso il perché della priorità data dal papa alla vita interna della Chiesa, alla formazione spirituale, dottrinale, alla liturgia e ai sacramenti, soprattutto all’Eucaristia. Di fronte al deficit storico di sviluppo sociale, le cui tracce estreme sono l’immenso contingente di brasiliani (e latinoamericani, n.d.r.) che vivono in situazione di indigenza e in una disuguaglianza nella distribuzione del reddito, che attinge livelli molto elevati , Benedetto XVI ha insistito soprattutto sulla formazione dei politici, degli impresari, di coloro che hanno un potere di decisione e anche di tutti i cittadini. Sta perfettamente nella logica dei suoi princìpi enunciati sopra: persone formate secondo la dottrina sociale della Chiesa e che partono dal principio della difesa e promozione della dignità dell’uomo possono trovare soluzioni nuove e piene di spirito cristiano. Significativo il fatto che, pur dichiarando l’importanza delle strutture giuste come una condizione indispensabile per una società giusta, ne ha messo in luce la precarietà e la necessità di un continuo rinnovamento e attualizzazione attraverso i valori fondamentali, che possono essere sviluppati in pienezza quando è presente il Dio di Gesù Cristo. Il papa ha ricordato in proposito la falsa promessa del marxismo e del capitalismo di costruire una società giusta solo attraverso strutture giuste, che avrebbero funzionato da sole e che è fallita con un altissimo prezzo pagato a livello umano ed ecologico. In questa riflessione è implicito un richiamo ai gruppi che, nella Chiesa latinoamericana, hanno subìto certe influenze ideologiche. Anche se questa posizione attualmente è molto ridotta sia in numero di sostenitori che in forza di convinzioni. La Chiesa formatrice delle coscienze Un’ultima osservazione importante. Vale la pena citare integralmente il paragrafo del discorso ai vescovi latinoamericani: Il lavoro politico non è competenza immediata della Chiesa. Il rispetto di una sana laicità – compresa la pluralità delle posizioni politiche – è essenziale nella tradizione cristiana autentica. Se la Chiesa cominciasse a trasformarsi direttamente in soggetto politico, non farebbe di più per i poveri e per la giustizia, anzi farebbe meno, perché perderebbe la sua indipendenza e la sua autorità morale, identificandosi con un’unica via politica e con posizioni parziali opinabili. La Chiesa è avvocata della giustizia e dei poveri precisamente perché non si identifica con i politici né con gli interessi di partito. Solo essendo indipendente può insegnare i grandi criteri e i valori inderogabili, orientare le coscienze e offrire un’opzione di vita che va oltre l’ambito politico. Formare le coscienze, essere avvocata della giustizia e della verità, educare alle virtù individuali e politiche, è la vocazione fondamentale della Chiesa in questo settore. E i laici cattolici devono essere coscienti della loro responsabilità nella vita pubblica; devono essere presenti nella formazione dei consensi necessari e nell’opposizione contro le ingiustizie. I vescovi latinoamericani hanno riconosciuto nel discorso del papa un incoraggiamento e un riconoscimento del loro impegno pastorale e si sentono liberi nei lavori della V Conferenza

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