Dare il coraggio di agire

Oberata dall'enorme debito pubblico, l'Italia si deve muovere sul filo del rasoio: il Tesoro vede ridurre le entrate tributarie e non potendo stampare moneta perché ormai essa, cioè l'euro, è in comune con altri, cerca di ridurre gli esborsi, per evitare di mettere ulteriori quantità di titoli di Stato.
Titoli che si venderebbero solo a tassi più alti, perché meno affidabili di quelli degli altri grandi Paesi europei. Così gli ulteriori debiti innescherebbero una spirale che potrebbe farci perdere la protezione dell’euro, la moneta che ci ha salvato dal disastro finanziario.  

All’apice della crisi, il nostro governo se l’è cavata senza alcun esborso, solo garantendo i risparmi dei cittadini; ed ora rinuncia ad entrate forse del prossimo anno, quando si spera le cose andranno meglio, non tassando gli utili reinvestiti. Intanto continua a rimandare i pagamenti alle imprese, pare per ben 80 miliardi di euro, contribuendo però così ad aumentare le difficoltà del sistema produttivo.

In pratica aspetta che “passi a nuttata”, mentre cresce la differenza tra garantiti e non garantiti, tra fortunati e sfortunati, tra benestanti e soprattutto giovani che perdono lavoro e casa; forse confida che a molti di essi provvederà la famiglia di origine, la struttura sociale più efficiente del nostro Paese.

Una politica diversa, più solidale, in un Paese con una elezione all’anno è considerata improponibile, perché toccherebbe chi oggi per la crisi non soffre: essa sarebbe in effetti accettabile solo da politici per prima cosa capaci di dare un taglio drastico alle loro spese e di dimostrare di voler davvero combattere l’evasione fiscale, un reato che oggi dovrebbe essere considerato un vero tradimento della comunità.

Uno Stato solidale dovrebbe essere in grado – senza far debiti e senza ridurre il numero di coloro a cui dà lavoro – di assicurare un sussidio adeguato a quanti rimangono senza impiego. Per farlo dovrebbe avere il coraggio di decisioni impopolari, come ad esempio l’aumentare, con la vita media, l’età della pensione; per trovare risorse per la scuola, la ricerca e l’innovazione, potrebbe applicare una imposta a tutti sui consumi energetici non rinnovabili, come si sta proponendo proprio nel Paese più restio alle imposte, gli Usa.

Perché i politici prendano la strada della solidarietà occorre però il sostegno, la voce o addirittura il grido della società civile: occorre un nuovo impegno dei cittadini pronti a sacrificare anche diritti acquisiti, in favore del prossimo in difficoltà. Un prossimo che spesso si identifica nei figli e nipoti, che si ritrovano, per causa nostra, con sempre meno servizi sociali.           

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