Dall’Italia un ponte per il Libano

La risposta all'accorato appello lanciato da mons. Cesar Essayan, vicario apostolico di Beirut dei Latini, alla Fondazione Giovanni Paolo II e al Movimento dei Focolari in Italia, ha portato all'invio, in Libano, di 40 quintali di latte in polvere e 5 pancali di medicinali.
Foto Ufficio Stampa Loppiano.

Aeroporto di Pisa, destinazione Beirut. Nella giornata del 16 dicembre un volo dell’aeronautica militare porta in Libano 40 quintali di latte in polvere e 5 pancali di medicinali. Sono beni di prima necessità in un Paese che fatica a rialzarsi da una crisi economica, politica, istituzionale che va avanti da tre anni. La lira libanese è ai minimi storici, con devastanti conseguenze sociali.

Questo “volo della speranza” – le trattative per renderlo possibile vanno avanti da mesi – racconta la storia di un’iniziativa civile, dal basso, partita da un gesto di amicizia, e che ha coinvolto singoli, associazioni, istituzioni, ong, chiese, apparati militari in Italia e in Libano. A dare un colpo d’ala si è aggiunto l’accorato appello di mons. Cesar Essayan, vicario apostolico di Beirut dei Latini, rivolto alla Fondazione Giovanni Paolo II e al Movimento dei Focolari in Italia, denunciando una situazione senza precedenti, e “la più dura depressione dalla fine della guerra civile libanese durata 15 anni”: “la crisi dell’afflusso di rifugiati siriani, le diffuse rivolte di strada, la pandemia del Covid-19, un pericoloso esaurimento delle risorse, e infine l’esplosione del porto di Beirut che ha lasciato il Paese sotto shock”.

Foto Ufficio Stampa Loppiano.

La mediazione della Croce Rossa libanese,  dell’UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) e del Ministero della Difesa ha reso possibile quello che era diventato impossibile. I farmaci inviati sono destinati al trattamento di malattie croniche (cardiopatie, diabete, patologie neurologiche o psichiatriche); se prima erano irreperibili, adesso lo sono in minima quantità e a costi proibitivi per pazienti comuni. “Quest’azione permette di sostenere la continuità terapeutica dei pazienti cronici”, dichiara Luigi Triggiano, medico, tra i coordinatori dell’iniziativa. E aggiunge: “L’iniziativa vuole contrastare la logica dello scarto e del profitto tout court delle case farmaceutiche: i medicinali, un anno prima della scadenza, vengono ritirati dal mercato e destinati all’incenerimento. Questa operazione dal basso ha permesso di recuperare una grande quantità di medicinali che possono salvare la vita di molte persone”.

Foto Ufficio Stampa Loppiano.

La novità di questa storia è la doppia rete di solidarietà, e in Italia e in Libano: “La sensibilità che si è scatenata – continua Triggiano – la messa in gioco di competenze, e  la volontà da parte di tanti cittadini italiani in risposta al grido di dolore venuto dal Libano, è stata stimolata dalla rete che è nata a Beirut; abbiamo cercato di rimanere all’altezza del compito”. Sì, perché a Beirut sono coinvolte sia le associazioni che si occupano di sostegno  a pazienti cronici (Aventure de la Charité (ADLC), LIBan-AMItié/Libami, Epsilon, Barbara Nassar for Cancer Patient Support, IRAP, Vicariat Apostolique-Social Service), sia  gruppi di volontari che hanno iniziato a censire nei quartieri i bisogni dei pazienti fragili e più poveri, assumendo la responsabilità della ricognizione dei bisogni e della distribuzione dei farmaci raccolti. Osvaldo Garcia, Responsabile Ufficio Progetti e Sviluppo Sociale del Vicariato Apostolico di Beirut, racconta: “Abbiamo creato  un gruppo permanente WhatsApp, una rete con l’Italia, chiamata “Un ponte per il Libano” ed una in Libano, la rete “Fraternité” nella quale, abbattendo differenze confessionali e sociali, abbiamo iniziato  a mettere in comunione sia bisogni, sempre  crescenti, che risorse. Oggi i gruppi sono otto ed altri se ne vanno aggiungendo”.

Foto Ufficio Stampa Loppiano.

Il progetto, operativo lato Focolari attraverso l’APS “Nuove vie per un Mondo Unito“, ha coinvolto persone in tutto il Paese, e la rete cresce. Il Polo Lionello Bonfanti, presso la cittadella di Loppiano, ha ospitato la raccolta dei medicinali e del latte in polvere, prima che il carico fosse trasferito il 14 dicembre all’Aeroporto di Pisa. Durante la pandemia, due amiche, una italiana e una libanese, si erano scambiate confidenze e dolori. Alla domanda: “Se fosse possibile inviarti qualcosa, cosa desidereresti?”, l’amica libanese, dopo una lunga riflessione risponde:  “le persone non hanno più le medicine”. Allora partirono medicinali in piccole dosi, in valigia, secondo il limite consentito dalla legge per singoli viaggi. Adesso c’è un vero e proprio “Ponte per il Libano”. E con il contributo di tanti, per Natale, ci saranno sia latte che medicinali.

 

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