Costruire un futuro comune con i rifugiati

Quale presente si vuole incarnare per l’accoglienza dei migranti? Sono numerose le buone pratiche messe in atto per favorire l’integrazione dei rifugiati in Europa. Un docufilm che approccia un esempio pratico e riflette gli effetti sociali ed economici dell’inclusione partecipativa in Italia.

Lunedì 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, una ricorrenza istituita dall’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) già nel 2001 e che vuole far onore ai rifugiati di tutto il mondo ed evidenziare la difficile situazione di chi sono costretti a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti o persecuzioni, così come riconoscere la loro resilienza nel ricostruire le loro vite, i loro diritti, sogni e bisogni.

In occasione della 21esima Giornata per i rifugiati UNHCR Italia ha lanciato la campagna Together #WithRefugees per rivendicare il diritto di tutti i rifugiati di essere protetti, «chiunque siano e da qualsiasi parte provengano, e di ricostruire la loro vita in dignità». Infatti, la rappresentante dell’UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino, Chiara Cardoletti, ha dichiarato che «trovare asilo, infatti, è solo l’inizio: una volta fuori pericolo, i rifugiati hanno bisogno di opportunità per superare i traumi, mettere a frutto il proprio talento, formarsi, lavorare e contribuire al Paese che li ha accolti».

Quest’anno gli sforzi, le preoccupazioni e i pensieri sono rivolti specialmente all’Ucraina, fortemente devastata dalla guerra. I numeri ci indicano che oltre 7 milioni di persone sono diventate profughe, dovendo lasciare tutto per cercare di salvare la propria vita. Secondo il Ministero dell’Interno, a data 27 maggio 2022 oltre 123mila avevano trovato rifugio in Italia.

Dei rifugiati in fuga dalla guerra in Ucraina dopo aver attraversato il confine in traghetto al valico di frontiera Isaccea-Orlivka in Romania. (AP Photo/Andreea Alexandru)

Nell’ambito del corso di formazione “Europa ferita”, organizzato dal Centro Astalli, Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), ha sottolineato la positiva risposta che è stata data per l’accoglienza degli ucraini, ma ha messo luce sul fatto che è stato un atteggiamento eccezionale, non applicato in altre crisi migratorie. In questo senso si rivelano dei grandi margini di miglioramento nell’ambito dell’accoglienza.

I rifugiati camminano dopo essere fuggiti dalla guerra dalla vicina Ucraina al valico di frontiera a Medyka, nel sud-est della Polonia. (Foto AP/Sergei Grits)

È noto che il discorso sulla migrazione è stato a lungo strumentalizzato, percependo questo fenomeno come una minaccia o uno svantaggio per la comunità di arrivo. Tuttavia, gli esperti ce lo ripetono ogni volta di più in base alle evidenze, i rifugiati non solo non sono un problema ma sono parte della soluzione per affrontare i veri rischi che colpiscono la nostra società. Quando si parla di migranti, spesso si fa riferimento alle loro necessità, ma la realtà è che anche l’Europa in questo caso ha bisogno di loro –anche se la solidarietà e la carità umana devono sempre prevalere all’utilitarismo di situazioni per trarne personali vantaggi. Tra le grandi problematiche che il nostro continente si trova a dover affrontare c’è una forte crisi demografica. Con le nascite in calo e la speranza di vita in aumento, l’Italia avrebbe bisogno di 50.000 ingressi annui per mantenere lo stesso numero di lavoratori manuali. Esiste dunque un’evidente interdipendenza che necessita di una sinergia effettiva affinché i rifugiati possano ricostruire le proprie vite e mettere a disposizione le loro competenze.

Con questa prospettiva, sono numerose le buone pratiche messe in atto per preservare la dignità dei migranti forzati e favorire il loro inserimento sociale attraverso il community building. Così, diversi attori come la società civile, associazioni, istituzioni religiose, ecc., hanno sviluppato programmi d’accoglienza innovativi e partecipativi che vedono i rifugiati come una risorsa e gli supportano nel diventare protagonisti dei cambiamenti necessari per riavviare il loro percorso personale nel Paese che li riceve, al tempo stesso che prevengono il razzismo e la xenofobia.

Una di queste iniziative è l’associazione Mediterranea, avviata nel 2018 con il supporto della Congregazione della Missione dei padri vincenziani. Si tratta di un laboratorio di innovazione sociale situato a Roma che fomenta la creatività e dà un’opportunità concreta di lavoro ai rifugiati politici. Tra le attività svolte, giardinaggio, con la coltivazione di piante aromatiche e la produzione di marmellate artigianali, la coltivazione di un orto e un laboratorio di falegnameria basato nella produzione con legno riciclato di mobili di arredo domestico, giochi per bambini, ecc. Il progetto è diventato uno spazio di inclusione e interculturalità abitato dai soci che, dopo una procedura di selezione e di un periodo di stage, ne sono entrati a far parte. A due anni del suo lancio, nel 2020, abbiamo visitato la sede di Mediterranea e abbiamo intervistato i loro membri per conoscere il progetto dall’interno. Un film documentario, pubblicato in esclusiva su Città Nuova, è stato realizzato dalla sottoscritta come tesi magistrale nello studio degli effetti socioeconomici derivati dal modello di accoglienza di migranti e rifugiati proposto dalla Chiesa cattolica, in collaborazione di Ali Hasani e Helia Shirjafari nelle vesti di cameraman.

Tra gli intervistati, Alireza Momeni, presidente di Mediterranea; Francis Osiomwanri, rifugiato politico e tirocinante presso l’associazione; padre Giuseppe Carulli, che al momento delle registrazioni ricopriva la carica di Superiore della Curia Generalizia della Congregazione della Missione di San Vincenzo De’ Paoli e di coordinatore dell’associazione Mediterranea; Francesca Daffinà e Simo Badri, proprietari del Clivo Bistrot a Roma, un ristorante che utilizza unicamente prodotti locali e che è stato arredato con i mobili prodotti dai rifugiati di Mediterranea; il sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, padre Fabio Baggio; l’economista Leonardo Becchetti, consigliere economico del Ministero dell’Ambiente, co-fondatore di Next economia e coordinatore della task force per la sostenibilità; e suor Alessandra Smerilli, docente di Economia Politica, membro della Commissione “Donne per un nuovo Rinascimento” del Ministero per le Pari Opportunità e Segretaria del Dicastero sopra indicato.

Come espresso da padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, durante l’incontro “Le migrazioni e l’Europa alla luce della guerra in Ucraina”, «un futuro di pace si costruisce da un presente dialogante e inclusivo». Il 20 giugno sarà un’ulteriore occasione per posizionarci a fianco ai migranti e ai rifugiati. Anche quest’anno ci sono in agenda numerose iniziative seminate nei diversi territori italiani, alcune delle quali si porteranno avanti al di là della Giornata. Queste sono alcune delle proposte:

La mostra fotografica “Volti al futuro – Con i rifugiati per un nuovo noi” racconta le storie e le testimonianze di persone rifugiate attraverso degli scatti di Francesco Malavolta, fotogiornalista specializzato nel racconto dei flussi migratori. Dopo aver concluso la sua tappa nel Pantheon di Roma, la sua esposizione continua nell’Agorà del Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova, dove sarà presente fino al 29 giugno.

Papa Francesco abbraccia un bambino profugo dall’Ucraina durante un’udienza nel cortile San Damaso in Vaticano. (Foto AP/Alessandra Tarantino)

Lunedì 20 giugno l’UNHCR organizza la tavola rotonda “Rifugiati, dall’asilo all’integrazione: partnership e soluzioni innovative per una crisi senza precedenti”, che si terrà presso il Centro Congressi Palazzo Rospigliosi a Roma.

Mercoledì 22 giugno il Centro Astalli celebra “La festa dell’accoglienza”, una serata di convivialità, musica e testimonianze che avrà luogo alle ore 19 presso il cortile del centro di accoglienza San Saba di Roma (Piazza Bernini, 22).

Sabato 25 giugno ci sarà un momento di incontro con la comunità ucraina presso la Basilica Minore di Santa Sofia di Roma, composto da testimonianze, un concerto con arpa, cori e violino, una mostra fotografica, un’esposizione di costumi tradizionali e l’intervento di rappresentanti dell’Esarcato Apostolico per gli ucraini cattolici residenti in Italia e dell’associazione religiosa Santa Sofia.

Oltre agli eventi in presenza, è possibile alzare la voce a favore dei rifugiati attraverso i social. La campagna #laStoriasiamonoi raccoglierà le parole di pace pubblicate insieme ad una foto e all’hashtag #conirifugiati su Instagram, Facebook e Twitter entro il 20 giugno; tutti i messaggi andranno a comporre, insieme alle parole degli studenti della Scuola di italiano del Centro Astalli, una lettera che sarà consegnata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

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