Condividere e ancora condividiere

Intervista sulla libertà digitale – software libero e open souce – con Marcello Semboli, uno dei massimi esperti nel settore. La possibilità di utilizzare i software secondo le proprie esigenze, di modificarli e di condividerli con altri utenti è alla base dello sviluppo e della diffusione del Software libero e della Open Source. Una pratica che, nel nostro paese, è recentemente entrata anche nella aule universitarie grazie ad un master istituito presso il dipartimento di Scienze dell’Informazione dell’Università di Bologna. Ne parliamo con Marcello Semboli, matematico e informatico, appassionato di queste tematiche ed attivista nel campo delle libertà digitali. Cosa si intende esattamente per software libero e open source? Quando si realizza un software, cioè un programma per computer, si scrive un codice detto sorgente che viene usato per produrre i file detti eseguibili che costituiscono il programma. Per modificare, migliorare o studiare il programma è necessario avere il codice sorgente. Nei programmi commerciali, forniti all’utente in formato eseguibile, esso è custodito come segreto aziendale. Il software libero è, invece, una tipologia di programmi, rilasciati insieme al codice sorgente, con licenze che ne permettono l’uso, lo studio, la modifica e la condivisione. Per questo, parafrasando l’espressione copyright, tutti i diritti riservati, nel software libero si parla di copyleft, tutti i diritti concessi. Per quanto riguarda l’espressione free software essa è usata soprattutto da chi ha a cuore l’aspetto etico e filosofico del software; altri invece la ritengono fuorviante, poiché free significa sia libero che gratis, e parlano di open source. Agli inizi dell’informatica, negli anni Settanta, quasi tutto il software era libero ed era normale scambiarsi codici sorgente e collaborare per lo sviluppo dei sistemi. Con la crescita del software commerciale, questa pratica è diventata meno diffusa. Attualmente invece la collaborazione di hacker, appassionati e professionisti, ha dato origine a software rilasciati sotto licenze libere e portato all’attenzione del mondo tale pratica. Stallman, famoso hacker, ha fondato, ad esempio, la Free Software Foundation (http: //www.fsf.org/) che promuove il software libero e ne tutela gli aspetti legali. Quali conseguenze porta la diffusione del software libero? Angelo Raffaele Meo ha definito il software libero simbolo e frutto di una rivoluzione. È una definizione che fotografa il cambiamento in atto che si è sviluppato dalla base portando una tecnologia potente alla portata di tutti. Lo scenario che si sta disegnando per il futuro inderogabilmente parla di condivisione. Molte sono attualmente le contraddizioni e le difficoltà della conoscenza non condivisa. Nel campo delle tecnologie, a causa del digital- divide tra primo e terzo mondo, i governi di paesi come India, Cina, Brasile e Argentina stanno adottando il software libero e facendo leggi per condividere conoscenze e tecnologia. Anche nel primo mondo molti sono i cambiamenti. Internet permette la condivisione di software, ma anche di musica, testi e film. Hanno iniziato pochi coraggiosi autori a rilasciare le loro opere con licenze che ne permettono la diffusione e condivisione, come le licenze Creative Commons (creativecommons.org). Anche molti libri sono disponibili gratuitamente. (www.gnutemberg.org e www.liberliber.org). Tra poco Internet diventerà così importante, che sarà necessario rilasciare le proprie opere sotto licenze libere, per permetterne la libera diffusione. Il software libero è un precursore di questo. Con le necessarie modifiche al diritto d’autore, un mare di conoscenza e di arte si potrà diffondere. Tale modo di agire in ambito informatico può contribuire alla realizzazione di un mondo più coeso? Il software libero e la comunicazione che da esso deriva stanno mettendo in contatto persone di tutto il mondo e stanno facendo emergere un potenziale finora latente. È un passo importante verso una presa di coscienza che siamo tutti cittadini del mondo. Il mondo è unito, se noi lo vogliamo. L’informatica, tra le altre scienze, ha avuto, in particolare, il ruolo di aiutare le persone a comunicare meglio. Per questo si parla di Ict, Information and Communication Technology. Gli attivisti nel campo del software libero, sono per loro natura, per l’abbattimento delle barriere che ci dividono e sono sicuramente convinti che un mondo unito è possibile.

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